La linea sottile tra Anima e Spirito

Disegno di Natalia Mikhailenko

Disegno di Natalia Mikhailenko

Nelle radici delle parole, due strade diverse per arrivare alla "sfera interiore" della vita umana. Un viaggio linguistico tra opere d'arte e tradizioni

Secondo varie rappresentazioni religiose, oltre al corpo, fatto di carne, nell'uomo è presente anche un'essenza non materiale, immortale ed eterna. Nella lingua russa per indicarla vi sono due parole simili: anima e spirito; ciascuna di esse possiede proprie connotazioni e sfumature di significato.  

Ciò che si rende a Dio

 
La lingua russa in dodici mesi

L'anima è un principio legato ai sentimenti e alle emozioni, prettamente umano. Parlando di una vita familiare armoniosa e priva di conflitti si dice: "Vivono anima nell'anima". Se una persona è aperta e ha un atteggiamento positivo, si dice che è "d'animo grande", e se l'anima è straordinariamente grande, si dice che quella persona ha "l'animo spalancato" al mondo. Anton Cechov scrisse un racconto intitolato "Dushechka" ("Animuccia"), la cui protagonista di volta in volta si "dissolveva" completamente in ciascuno dei suoi tre mariti; da allora, la parola "dushechka" viene usata per indicare un certo tipo psicologico di donna, dipendente dagli uomini e priva di una personalità propria. Se a una persona piace qualcosa, si dice che questa cosa "è gradita alla sua anima"; per ottenere un buon risultato, nel proprio lavoro bisogna "metterci l'anima". Se, al contrario, non si ha alcuna voglia di fare qualcosa, si può dire che "l'animo non è disposto" in tal senso.

Le opere d'arte che suscitano profonde emozioni "toccano l'anima": ad esempio, una bella canzone melodica può essere definita "piena d'anima" ("zadushevnaja"). Dedicarsi a qualcosa che rigenera e distrae dalla routine quotidiana si dice "dare libero sfogo all'anima" ("otvesti dushu"). Un popolare programma televisivo russo, nel quale si organizzano incontri tra parenti che si erano persi di vista da molto tempo, si intitola "Con tutta l'anima". In senso metaforico il concetto di anima viene impiegato anche nella pubblicità: lo slogan di una marca di cioccolato russa recita: "La Russia ha un animo generoso". 

Non è noto in che modo esattamente l'anima sia unita al corpo, ma in condizioni normali si presuppone che essa si trovi da qualche parte nella sua metà superiore: infatti, quando una persona per qualche motivo prende un forte spavento, si dice che "gli è finita l'anima nei calcagni". Si può supporre anche che l'anima abbia a che fare con il cuore, dal momento che il cuore è considerato il centro delle emozioni e dei sentimenti; ma esistono anche prove di un suo legame con la testa: di una persona folle in russo si dice che è un "malato nell'anima". Nell'istante della morte, l'anima abbandona il corpo; pertanto, nella nostra lingua un sinonimo di "morire" è "rendere l'anima a Dio". Quando si è di cattivo umore, si dice che "dei gatti si stanno facendo le unghie sulla mia anima"; di una persona povera, si dice che "non ha un centesimo in tutta l'anima".

Al di sopra dei piaceri della carne

 
Gli scrittori russi
e l'origine dei loro cognomi

La sensazione di una grande velocità (ad esempio, quando si fa una discesa con gli sci) viene descritta con l'espressione "da mozzare il fiato" ("dukh" significa spirito ma anche fiato), che letteralmente allude alla difficoltà di respirare. Di qualcuno che corre molto veloce si può dire che sta "correndo con tutta l'anima". Se una persona non riesce a decidersi a compiere un gesto di grande responsabilità, si dice che "gli manca l'animo" di fare una certa cosa. Per vincere in una lotta, di qualsiasi genere, è necessario avere uno "spirito battagliero".  Usando una metafora, si può indicare la morte con l'espressione "esalare l'anima" o più semplicemente (mandar) "fuori l'anima" (queste espressioni oggi però suonano piuttosto antiquate).

Rispetto ad "anima", nella parola "spirito" è molto più accentuata la componente religiosa.  Ciò deriva soprattutto dal fatto che nel cristianesimo una delle ipostasi della Santissima Trinità (accanto a Dio Padre e Dio Figlio) è lo Spirito Santo. Tutto ciò che ha a che fare con lo "spirito" riveste un carattere severo e ascetico: lo spirito è la sfera dell'esistenza contrapposta al terreno e al prosaico. Nella gerarchia di valori di una persona "ricca di spirito" i valori immateriali occupano un posto più alto rispetto agli interessi materiali e ai piaceri della carne (un'espressione ironica per indicare una persona che osserva il digiuno è "si nutre di spirito santo"). I sacerdoti nella lingua russa sono chiamati "uomini dello spirito" ("dukhovnye litsa"), e il termine collettivo usato per indicare il clero è "dukhovenstvo" (che contiene la radice "dukh", "spirito").

Una sfumatura particolare l'ha acquisita la parola "dukhovnost", "spiritualità", anche se è diventato ancor più popolare il suo antonimo, "bezdukhovnost", ossia "mancanza di spiritualità", che solitamente viene usato in un'accezione dispregiativa per indicare la passione per i prodotti della "cultura di massa" (che sostituisce l'interesse per dei valori autentici).  Spesso si parla addirittura di un particolare tipo di "spiritualità" russa come di una caratteristica di questo popolo, che è in grado di sopportare gravi privazioni materiali in nome di interessi più alti, religiosi o nazionali. Eppure, l'eccessivo pathos che si percepisce in questa parola nel periodo sovietico nell'ambiente degli intellettuali aveva dato origine a una variante scherzosa e "bassa": "dukhovka" (che nella lingua colloquiale indica il forno della cucina).

Quando furono realizzati i primi programmi per la traduzione automatica, i linguisti scelsero per testarli una frase della Bibbia: "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole".  Il programma la tradusse dapprima in inglese, e poi di nuovo in russo: il risultato di quest'ultima operazione fu "La vodka è forte, e la carne è tenera". "Dukhi", ovvero "spiriti" sono chiamati anche quegli esseri invisibili e immateriali che partecipano alla vita della natura e dell'uomo; questi "spiriti" possono essere buoni o cattivi.  Negli anni Ottanta del secolo scorso i soldati russi chiamavano "spiriti" (abbreviazione gergale della parola "dushman") i combattenti contro i quali si trovarono a lottare in Afghanistan.

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