Il teatro, il regime e l'ambizione alla libertà

Yuri Lyubimov, regista teatrale e fondatore del teatro Taganka di Mosca (Foto: Olesya Kurpyaeva / RIA Novosti)

Yuri Lyubimov, regista teatrale e fondatore del teatro Taganka di Mosca (Foto: Olesya Kurpyaeva / RIA Novosti)

Il 5 ottobre a Mosca, a pochi giorni dal suo 97esimo compleanno, è morto Yuri Lyubimov, regista teatrale di successo, creatore del leggendario teatro sulla Taganka, ideatore di spettacoli acclamati anche alla Scala

Per la Russia, Lyubimov è un regista incredibilmente importante. Egli non era riformatore al pari di Stanislavsky o Mejerchold, tuttavia, assumendo la responsabilità del Teatro del Dramma e della Commedia sulla Taganka cinquanta anni fa, nel 1964, insieme ai suoi attori ha creato l'avanguardia russa teatrale degli anni Venti, vale a dire di quel tipo di arte proibita che non andava in scena da decenni in epoca staliniana.

 
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Il teatro di opposizione all'era di Breznev

La nuova vita del teatro sulla Taganka iniziò con la piéce di Brecht, “L'anima buona di Sezuan”. Successivamente, di anno in anno Lyubimov portò in scena domande acutamente politiche, rivoluzionarie per il loro contenuto e insolite, sperimentali nella forma della rappresentazione. Le file di fronte al teatro erano interminabili. I biglietti venivano esauriti con mesi in anticipo. Sullo sfondo dei lavori ideologicamente allineati degli altri teatri moscoviti, gli spettacoli di Lyubimov alla Taganka significavano un'isola di libertà dietro la cortina di ferro. Al teatro recitavano stelle del cinema, ma il personaggio più famoso è stato Vladimir Vysotsky, attore e cantante la cui popolarità nell'Unione Sovietica degli anni Settanta e Ottanta può essere comparata solo a quella dei Beatles. Tutto questo fece del teatro di Lyubimov il centro teatrale più importante di Mosca per decenni.

L'esilio e il ritorno

Nel 1984 Lyubimov venne cacciato dal paese. Per lunghi anni si era contrapposto alla censura sovietica, ma questa volta lo stato si era rivelato più forte dell'artista. All'inizio degli anni Ottanta si verificò una serie di scandali: alcuni spettacoli del maestro vennero proibiti ed egli, trovandosi allora a Londra rilasciò un'intervista al Times in cui espresse una critica molto aspra alla direzione sovietica e che gli valse la perdita della cittadinanza. Egli continuò a lavorare e a portare in scena gli spettacoli all'estero: Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Svezia, Svizzera. Rappresentò opere al La Scala, al Covent Garden e al Grand Opera. Il suo spettacolo “Delitto e castigo” ricevette alcuni prestigiosi riconoscimenti teatrali.

Una nuova Russia teatrale

Nel 1988, Lyubimov potè fare ritorno in Unione Sovietica riprendendo così la sua attività al Teatro sulla Taganka. A partire dagli anni Novanta non c'era più quel clima teso che aveva caratterizzato il periodo precedente. La Taganka non stava passando i suoi tempi migliori, alcuni dei più famosi attori, come lo stesso Vysotsky, erano morti e nel 1993 il gruppo si spaccò e parte degli attori costituirono un nuovo teatro: “La comunità degli attori della Taganka”. Ma Lyubimov continuò a rappresentare i suoi pezzi, cosa più importante, senza mai abbassare il tiro.

A teatro era cambiato tutto: il repertorio, l'estetica, gli spettacoli erano diventati più maturi, di immutato rimaneva solo lui, il regista Yuri Lyubimov. Sembrava che questo sarebbe durato per sempre, ma nel 2010 scoppiò un conglitto fra il regista e la sua troupe, e Lyubimov abbandonò il teatro. Molti pensarono che fosse andato in pensione ma lui invece continuava a rappresentare al Bolshoj e al Vachtangov. Cosa sorprendente è che finché un uomo è vivo, difficile è avvertirne fino in fondo la sua grandezza. È bastato che quest'uomo morisse perché i giornali esplodessero letteralmente di notizie su di lui. È raro che dei grandi scrivano tanto quanto stanno facendo ora i principali giornali per Lyubimov, tutti hanno espresso condoglianze, dal presidente ai direttori e attori dei teatri di punta.

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