La seconda vita del romanzo russo

I finalisti del premio Big Book 2014 (Foto: Itar Tass)

I finalisti del premio Big Book 2014 (Foto: Itar Tass)

La storia della Russia. Il periodo sovietico e il complesso cammino dell’uomo. Le nuove tendenze letterarie russe evidenziano un ritorno al romanzo tradizionale. Così come dimostra la shortlist del premio letterario nazionale “The Big Book”

È stata rivelata la shortlist del premio letterario nazionale “The Big Book” che quest'anno sarà assegnato per la nona volta. Si tratta del premio letterario russo in prosa tradizionale più importante e, grazie a un montepremi di 174mila dollari, anche del più redditizio. I vincitori saranno annunciati nel mese di novembre. La giuria sceglie tradizionalmente da otto a 15 libri per la lista. La shortlist di quest'anno ha nove titoli, selezionati all’interno di una lunga lista di 29. 

In dettaglio, si tratta di Svetlana Aleksiyevich “Time Second-Hand”, Kseniya Buksha “Svoboda Factory”, Aleksandr Grigorenko “Ilget”, Aleksey Makushinsky “Boat for Argentina”, Zakhar Prilepin “Cloister”, Viktor Remizov “Free will”, Vladimir Sorokin “Telluria”, Yevgeny Chizhov “Translated from Word-for-Word Translation” e Vladimir Sharov “Return to Egypt”.

Gli esperti ritengono che “Cloister” di Zakhar Prilepin sia il favorito per la vittoria. La storia dell'antico monastero di Solovki, che negli anni Venti è stato trasformato in una prigione, è raccontata dal punto di vista di un giovane uomo, che è stato incarcerato lì per un omicidio accidentale. “In questo romanzo, Prilepin ha raggiunto nuove vette nel suo modo di scrivere e nella sua comprensione della vita”, sottolinea il critico letterario Mikhail Butov. “Eppure, ciò che è più importante è che il libro solleva il tema sempre d'attualità dell’eroismo spirituale che un essere umano è capace di raggiungere in un contesto di rappresaglie politiche e di lotta per la sopravvivenza. Si tratta di un tema compreso e apprezzato dai lettori, non solo in Russia”.

Anche il romanzo di Kseniya Buksha “The Svoboda Factory” è ambientato negli anni Venti e racconta il periodo iniziale dello sviluppo dello stato sovietico ripreso attraverso gli occhi delle persone che lavorano in un impianto di difesa. Il libro si basa su interviste dell'autore ai lavoratori di un impianto di San Pietroburgo e contiene anche i loro discorsi diretti. Eppure è un lavoro di finzione che appartiene al genere ormai quasi dimenticato del “romanzo industriale”. Un metodo simile è usato da Svetlana Aleksiyevich, che ha ricevuto numerosi premi, tra cui i riconoscimenti Herder e Remarque, ed è stata candidata per il Premio Nobel della letteratura nel 2013. Il suo romanzo “Time Second-Hand” utilizza diverse voci per raccontare la storia della vita sovietica, che non è finita con la dissoluzione dell'Urss. Si tratta di un testo documentario, fatto di resoconti di prima mano, confessioni, interviste, discussioni durante le cene.

“La letteratura può essere anche questo. I libri di Aleksiyevich possono insegnarti la storia del nostro paese meglio di qualsiasi libro di storia”, sottolinea Butov. “Si può essere d'accordo o meno con Aleksiyevich, si può discutere con lei o bocciare il suo lavoro, ma si tratta di una scrittrice che non lascia nessuno indifferente”. La complessità della storia russa è ciò con cui i personaggi in due dei romanzi più complicati presenti nella lista di quest'anno si trovano ad aver a che fare. Nel romanzo epistolare di Vladimir Sharov “Return to Egypt”, un agronomo sovietico dal nome Nikolay Gogol, omonimo e discendente del grande scrittore russo, sta cercando di scrivere il sequel del classico romanzo comico le “Anime Morte” . Eppure il libro non parla di Gogol, ma di un viaggio delle generazioni sovietiche le cui vite sono messe in relazione con il Libro dell'Esodo nella Bibbia, dal quale deriva il titolo del romanzo. Secondo Butov, Sharov “è uno dei più complessi autori russi, ma anche uno dei più interessanti. Se gli altri hanno il coraggio di sperimentare solo una volta ogni tanto, nel suo caso tutta la sua opera è un esperimento”.

Un libro non meno impegnativo per il lettore è quello di Aleksey Makushinsky intitolato “Boat for Argentina”, scritto nella tradizione del modernismo europeo. Makushinsky è il figlio dello scrittore sovietico Anatoly Rybakov, che è stato vittima di rappresaglie durante l’epoca di Stalin. Nel romanzo, la storia russa si intreccia con la storia europea, mentre in termini di complessità del linguaggio Makushinsky può competere con Proust e sarà altrettanto difficile da tradurre. Una versione alternativa della storia Russia è il tema preferito delle opere di Vladimir Sorokin.

Il suo “Telluria” è un racconto distopico sulla Russia ripiombata in un'era di principati in lotta. Sorokin è un maestro di stile: questa volta ha costruito un testo in cui ciascuna delle 50 parti da cui è composto è scritta in un linguaggio che riflette le diverse mentalità dei cittadini di una immaginaria Russia del futuro. Nonostante tutta la varietà offerta dalla shortlist di quest'anno, Mikhail Butov sottolinea che quest'anno, forse per la prima volta, è possibile rispondere alla domanda preferita dai giornalisti: “Sarebbe giusto dire che si può individuare un trend specifico nella letteratura di quest'anno”? “Sì, è giusto! La shortlist del Big Book 2014 dimostra che la prosa russa sta vivendo il ritorno del romanzo tradizionale, lungo, complesso, che tratta dei temi fondamentali della vita, in altre parole, il tipo di romanzo per cui la letteratura russa è sempre stata famosa”.

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