Quella casa sul lungofiume

“Dom na naberezhnoj”, la “Casa sul lungofiume” di Mosca (Foto: Lori / Legion Media)

“Dom na naberezhnoj”, la “Casa sul lungofiume” di Mosca (Foto: Lori / Legion Media)

Dai figli di Stalin al minatore Stakhanov. Dai funzionari del governo alla madre di Krusciov. Furono molti i personaggi celebri che vissero in questo edificio così grande da “oscurare il sole al mattino”, divenuto poi simbolo delle repressioni staliniane

Per anni è stata il simbolo dell’era staliniana. Nel 1930 gli appartamenti di questo enorme edificio, che si affaccia sul Cremlino, venivano concessi solo ai funzionari di alto rango. Attualmente le sue pareti sono tappezzate di targhe commemorative. Ma non tutti coloro che ricevettero tale onore morirono poi di morte naturale. Molti furono arrestati durante la repressione di Stalin. E poi fucilati. Dopo aver trascorso gli ultimi anni di vita in quella che ancora oggi è conosciuta come “Dom na naberezhnoj”, la “Casa sul lungofiume”.

La “Casa sul lungofiume” è stata costruita nel 1931 per ospitare i membri del governo. E copre una superficie di ben tre ettari. Secondo lo scrittore Yuri Trifonov, che scrisse un romanzo intitolato per l’appunto "La casa sul lungofiume", "era così grande che al mattino oscurava il sole e persino in una giornata assolata gettava un'ombra enorme”.

L’ingresso № 11 era chiuso: nessuno vi abitava o sapeva che cosa si facesse lì. C’era chi ipotizzava che lì si trovasse la residenza segreta della NKVD (la polizia segreta di allora), impegnata a intercettare le conversazioni di tutti gli statisti che vivevano nell’edificio.

Nella piazza del Kgb

I miti dell’era di Stalin

Tra gli inquilini celebri della “Casa sul lungofiume” si annoverano innanzitutto i figli di Iosif Stalin: nell’appartamento № 37 visse Svetlana Allilueva e nell’ingresso adiacente il fratello Vasiliy Stalin. Vi era poi anche Alexei Stakhanov, il minatore-primatista che riuscì ad aumentare la produttività della squadra di lavoro fino a quattordici volte, battendo ripetutamente il record del numero di tonnellate di carbone estratte in un turno di lavoro. Non appena il movimento stacanovista incominciò a diffondersi, in tutti i settori dell’economia si iniziarono a stabilire nuovi record. L’attività produttiva divenne uno sport.

Stakhanov allora venne prelevato dalla miniera di Lugansk e condotto a Mosca, dove gli venne regalato un appartamento nella celebre casa. Il minatore divenne un simbolo dell’epoca. Egli si sedeva spesso, da ubriaco, accanto a una fontana e con una fisarmonica intratteneva i residenti che passavano di lì, intonando canzoni da minatore.

I residenti dell’edificio erano abituati a imbattersi in celebrità sotto gli effetti dell’alcol. Basti ricordare il capo della NKVD Nikolaj Ezhov che, ubriaco fradicio, ballava per i corridoi indossando solo un paio di calzini.

All’ingresso della casa era solita sedersi anche la madre di Nikita Krusciov. La donna amava passare il tempo sgranocchiando semi di girasole. Suo figlio, allora uno dei collaboratori di Stalin, l’aveva portata a Mosca dal villaggio natale e lei continuava a comportarsi come aveva sempre fatto a casa sua.

 
Sognando lo spazio

La grande purga

Quando nella seconda metà degli Anni ’30 ebbero inizio le repressioni staliniane, tra gli inquilini della “Casa sul lungofiume” vennero arrestate intere famiglie. Dagli appartamenti privilegiati vennero prelevate quasi 800 persone: circa un terzo degli inquilini totali della casa. I furgoncini neri chiamati "voronki” (corvi neri) della NKVD arrivavano di notte, verso il mattino, e le persone venivano arrestate in silenzio, senza fare rumore. Alcuni appartamenti, che godevano di una cattiva fama, vennero visitati e “ripuliti” più volte.

Secondo la direttrice del museo della Casa, Olga Trifonova, alcuni appartamenti alla fine degli anni ’30 cambiarono fino a cinque proprietari. Prima veniva arrestata una famiglia, poi al suo posto arrivava un’altra, che veniva a sua volta arrestata. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, gli appartamenti venivano sigillati. Verso il 1938, su 500 appartamenti 280 furono sigillati e i loro inquilini arrestati. Per la fine degli anni ’30, la casa si era guadagnata una pessima fama, quando invece, solo un paio di anni prima, era stata la casa più prestigiosa del Paese: di sera, dalle sue finestre trasparenti si vedevano brillare le luci e si poteva udire il suono della musica; l’edificio era visitato da vetture di lusso dalle quali scendevano eleganti signore avvolte in soffici pellicce. Tutto ciò era scomparso, quasi come non fosse mai esistito.

La vita dopo la morte

Dopo la morte di Stalin, la "Casa sul lungofiume" ci mise parecchio tempo a riconquistare il suo status. Al suo interno continuarono a vivere esponenti della nomenklatura, alti funzionari dei ministeri, importanti generali e studiosi, ma tutto scorreva tranquillo, nessuno veniva prelevato da casa e arrestato, né si gettava dalle finestre.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica gli appartamenti della “Casa sul lungofiume” tornarono a essere richiesti. Al loro interno iniziarono a insediarsi i nuovi ricchi che avevano fatto fortuna e si erano impadroniti rapidamente di grandi ricchezze. La storia funesta della casa rischiava però di ripetersi: nei burrascosi anni ’90, infatti, i circoli del mondo degli affari furono coinvolti in una guerra criminale. Molti dei nuovi proprietari vennero assassinati e al loro posto arrivarono gli eredi. Si trattava però di persone molto meno influenti dei dirigenti di Stalin. E le loro storie non hanno fatto troppo rumore, nel corso degli anni.

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