La luce nel buio di Leningrado

I dolori, gli affanni. Ma anche le speranze e il coraggio dei cittadini. È la materia che forma "Leningrado", il libro scritto "in diretta" durante quei giorni dal giornalista Alexander Werth
La copertina del libro

Nel settantesimo anniversario della fine dell'assedio di Leningrado, durato dall'estate del 1941 al 27 gennaio 1944, la casa editrice Castelvecchi pubblica il preziosissimo reportage di guerra di Alexander Werth "Leningrado" (€ 18.50, pag. 188) in cui il giornalista e pubblicista narrò la sua esperienza nella città russa durante alcuni di quei difficili novecento giorni in cui gli abitanti della città resistevano con tutta la loro forza, e l'unica via d'approvvigionamento era una strada che correva sul lago Ladoga ghiacciato.

Nato nel 1901 in Russia, Alexander Werth abbandonò la terra natia insieme alla sua famiglia alla vigilia della Rivoluzione per fuggire in Gran Bretagna. In qualità di giornalista e pubblicista fu corrispondente da Parigi e da Mosca e commentatore per la BBC. Il reporter entrò a Leningrado nel 1943 - in qualità di corrispondente per il Sunday Times - al seguito delle truppe sovietiche dopo che erano già trascorsi lunghi giorni di bombardamenti, di fame e freddo. Werth era il primo corrispondente inglese ma anche “il primo inglese che, da quando era scoppiata la guerra, fosse comparso a Leningrado”.

Il volume da lui scritto  è il frutto di quella sua difficile permanenza in città e di tutto quello che il giornalista vide con i propri occhi e visse in prima persona.

Ed è lui stesso a spiegare quali siano stati i motivi che lo spinsero a dare vita a “Leningrado”: “innanzitutto io sono l'unico corrispondente di guerra inglese rimasto in città durante l'assedio, e questo libro riporta ciò che è visto e sentito.  (…) In secondo luogo, Leningrado (sebbene allora fosse chiamata San Pietroburgo) è la mia città natale". Inizialmente l'idea era quella di scrivere un solo capitolo sull'evento da inserire in un più ampio e articolato lavoro sulla Russia, ma invece il libro di Werth uscì per la prima volta come un'opera a sé stante il 27 gennaio del 1944, nello stesso giorno in cui Leningrado poté ritenersi finalmente libera.

“La storia dell'assedio di Leningrado”, spiega Werth nel libro, “occupa un posto del tutto speciale nel contesto della guerra in Russia. Non si può ridurre questa tragedia a un semplice episodio, tra gli altri, del conflitto in corso. Durante quei ventinove mesi di accerchiamento, totale e poi parziale, la città ebbe una quantità di problemi militari, umani e organizzativi del tutto particolari". Quello di Werth è un racconto drammatico e in prima linea in cui meglio di chiunque altro descrive la situazione della popolazione russa costretta a lottare e resistere contro il nemico tedesco. 

Nella sua cronaca, il reporter inglese racconta di soldati, di bambini e di gente comune come gli operai delle Officine Kirov che nelle pagine del libro assurgono a vero esempio di resistenza: “era un terribile sforzo nervoso continuare a lavorare in quegli stabilimenti di munizioni quasi sul fronte e sotto il tiro continuo delle artiglierie. (…) Per loro era diventato un punto d'onore resistere fino in fondo”. Definito dal Guardian “un documento eccezionale” e “una grandiosa storia umana” dal The Saturday Review, il libro di Werth racconta in maniera schietta e toccante gli eventi, ma anche le persone che vissero quei giorni: “si capiva che tutto quel dramma umano era solo una parte della vita di questa gente. Non erano tutte eroiche, le loro esistenze. Molte di esse erano fatte di lavoro semplice e monotono, regolato con le stesse regole di qualunque altra attività nell'Unione Sovietica”.

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