Pinocchio contro Burattino. Una sfida fratricida

La compagnia teatrale fiorentina Zaches Teatro (Foto: Tatiana Andreeva)

La compagnia teatrale fiorentina Zaches Teatro (Foto: Tatiana Andreeva)

La regista italiana Laura Gramegna fa conoscere la creazione di Collodi al pubblico russo. Al Teatro delle Marionette di Ekaterinburg la premiere dello spettacolo. E sullo sfondo, la storia del "fratello russo" della marionetta italiana, nato dalla penna di Tolstoj

Tutto inizia da un esperimento letterario. Ovvero: da Tolstoj che riscrive Collodi. Dando vita a Burattino, il fratello minore di Pinocchio. La cui figura è conosciuta in tutto il mondo tranne che in Russia, dove molte generazioni di bambini, appunto, sono cresciute leggendo le avventure di Burattino. E la differenza è essenziale: mentre Collodi proietta sul suo protagonista lo sguardo di un adulto, Tolstoj si limita a riprodurre quello di un semplice bambino, carico di ammirazione per se stesso e del tutto acritico.

Una distanza enorme separa i due eroi, come, quella, ad esempio, che intercorre tra il Babbo Natale russo, chiamato Ded Moroz, e la Befana italiana. Burattino non si preoccupa affatto del suo sviluppo morale o della sua trasformazione in un bambino in carne e ossa: inizia che è un semplice pezzo di legno e tale rimane fino alla fine della storia. Il racconto di Tolstoj è impregnato di descrizioni di lotta di classe e si conclude con l'espropriazione del teatro da parte delle marionette di legno. In un Paese, che ormai non esiste più, ovvero l’Unione Sovietica, solo personaggi con una simile coscienza di classe avevano il diritto di esistere. Diverse generazioni di cittadini sovietici crebbero senza conoscere la storia originale di Pinocchio.

Questo velo di esoticità che, per il pubblico russo, avvolge il personaggio di Pinocchio ha dato origine a una “frottola”, che, da dieci anni ormai, circola esclusivamente sulle pagine Internet in lingua russa: si tratta della notizia di un’esumazione condotta nel cimitero di San Miniato al Monte da un gruppo di archeologi americani di Boston. Scavando nella tomba di un certo Pinocchio Sanchez, vicino alla cripta dove riposa lo scrittore Carlo Collodi, gli archeologi avrebbero rinvenuto i resti di un prototipo di Pinocchio, un nano con una gamba e il naso di legno: le protesi sostituivano gli arti perduti nel corso di operazioni militari. Nelle altre lingue non esistono notizie simili che confermino questa “bugia con il naso lungo”.

La regista Luana Gramegna, fondatrice della compagnia teatrale fiorentina Zaches Teatro, si è presa la briga di far conoscere agli spettatori di Ekaterinburg l’eroe originale della fiaba italiana. Luana, coreografa e ballerina, è già nota al pubblico di Ekaterinburg: la troupe teatrale si era già recata due volte al confine tra Europa e Asia per presentare i propri spettacoli, dove la danza moderna si fonde con il teatro delle ombre, le maschere e le marionette. Luana, originaria di Firenze, è appassionata di Pinocchio fin dall'infanzia, persino la sua immagine di copertina su Facebook ritrae una figura umana intagliata nel legno. Secondo lei, il compito principale dell’allestimento di Ekaterinburg è ricreare lo spirito dell’originale e ripulire l’immagine di Pinocchio dalle rivisitazioni successive. Alla regista italiana non piace, ad esempio, l'interpretazione che la Disney ha offerto della favola.

Luana ha accorciato delicatamente il testo di Collodi e ciò non ha fatto che beneficiare la messa in scena. Come è noto, Collodi pubblicò le avventure di “Pinocchio” a puntate, com’era in voga un secolo e mezzo fa quando spopolava il genere del romanzo d’appendice. L’idea iniziale dello scrittore era concludere la favola con la scena dell’impiccagione, ma le richieste incessanti dei lettori, che volevano che la storia continuasse, lo costrinsero ad andare avanti e a inventarsi via via nuove avventure per il burattino che voleva diventare un ragazzo in carne e ossa.

La troupe teatrale si era già recata altre volte in Russia (Foto: Tatiana Andreeva)

Secondo la regista, questo desiderio di diventare a tutti i costi un bambino è un po’ l’essenza di “Pinocchio”. Non è la prima volta che Luana analizza il problema della trasformazione in essere umano: il protagonista di un altro suo spettacolo “Faustus! Faustus!” scolpisce naturalmente un omuncolo mediante semplici attrezzi da falegname. La regista accorcia le lungaggini iniziali dell’originale ricorrendo esclusivamente a tecniche teatrali. La nascita del burattino da un pezzo di legno, la passeggiata infruttuosa verso la scuola, l’incontro con i due imbroglioni - tutte queste avventure vengono risolte plasticamente, mediante la danza, il teatro delle ombre, senza ricorrere quasi mai alle parole. La storia inizia a particolarizzarsi quando Pinocchio incontra la Fata e ottiene la possibilità di diventare un bambino in carne e ossa.

La regista italiana si è preoccupata di mantenere i principi morali di Collodi, che esistevano ancor prima dell’invenzione del concetto di giustizia minorile e di tutte le preoccupazioni sui diritti dei bambini. A quel tempo, i bimbi monelli venivano semplicemente intimiditi, senza preoccuparsi troppo dei possibili traumi mentali: frequenti i bassi fondi? finirai alla forca; non bevi la medicina amara? ti imbatterai in un gruppo di conigli neri che trasportano una bara; ti piace oziare? ti trasformerai in un asino. Ai bambini, la morale veniva insegnata duramente ma in maniera comprensibile: ogni deviazione dall’ideale veniva immediatamente castigata, “ognuno ha quel che si merita”.

Dopo aver pulito e “levigato” la versione di Collodi, la regista mette in scena uno spettacolo che è percorso da diversi motivi cristiani. Ad esempio, il pianto di Pinocchio impiccato, “Padre! Perché mi hai abbandonato!”, è una citazione diretta dall’Orazione nell’orto degli ulivi, mentre le avventure del burattino nella pancia della balena, più che ricordare la storia di Giona, sono un richiamo al fuoco infernale. Pinocchio riesce fortunatamente a evitarlo, e, toltosi la maschera, diventa una persona in carne e ossa. Queste idee eterne prendono forma sul palcoscenico grazie al potere infinito della fantasia con un tocco e un gusto da vero antiquario. L’artista Francesco Givone mostra in modo convincente come nel teatro delle marionette sia possibile ricreare ogni cosa: dalle profondità del mare alla casa della Fata. Le maschere, dietro le quali si celano gli attori, si ispirano meticolosamente a giocattoli antichi, risalenti a un secolo e mezzo fa e che ora si possono ammirare nei musei. Le sei marionette utilizzate nello spettacolo sono modellate secondo i modelli del teatro popolare. La giacchetta di Pinocchio è “cucita” con stoffe del XIX secolo, tutte dipinte a mano.

“La morale della favola di Pinocchio è chiara: se ti comporti bene, prima o poi, da un semplice pezzo di legno, ti trasformerai in un ragazzino perbene”, spiega Luana Gramegna. “I bambini vengono a teatro non solo per divertirsi ma anche per crescere, spiritualmente e moralmente. Il nostro obiettivo è che i bambini imparino alcune semplici verità: che non bisogna fidarsi degli sconosciuti, che le bugie non servono a nulla, etc... I bambini di oggi, ovviamente, lo sanno già, ma credo che ripeterlo non faccia mai male, soprattutto attraverso la forma del teatro, che è più palpabile e diretta”.

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