Oriente e Occidente sul palco a passi di danza

Lo spettacolo "Sepia" messo in scena dalla compagnia Provincial Dance Theatre, con Tatiana Baganova (Foto: Ufficio Stampa)

Lo spettacolo "Sepia" messo in scena dalla compagnia Provincial Dance Theatre, con Tatiana Baganova (Foto: Ufficio Stampa)

Il Festival, in programma fra Trento e Rovereto dal 29 agosto 2013, da oltre trent'anni premia la coreografia d'autore russa: riflettori puntati su Tatiana Baganova e Sasha Papalyaev

Sono ancora poche le compagnie di danza contemporanea nella Federazione Russa, ma l’interesse che suscitano sulle scene occidentali è crescente. L’Italia è stata tra le prime Nazioni a interessarsene, e il festival Oriente Occidente, incentrato da oltre trent’anni sugli incontri artistico-culturali tra Est e Ovest, ha svolto e continua a svolgere un ruolo essenziale nella scoperta e nell’affermazione della coreografia d’autore russa. L’edizione di quest’anno, in programma dal 29 agosto al 13 settembre 2013 tra Rovereto e Trento (www.orienteoccidente.it), torna a presentare sui palcoscenici italiani, dopo alcuni anni di assenza, i due coreografi più rappresentativi della scena russa odierna: Tatiana Baganova e Sasha Papalyaev.

“Nel 2009 fummo ricevuti a Oriente Occidente con grande calore dal pubblico italiano: un’esperienza stupenda”, ricorda Tatiana Baganova, originaria degli Urali, che dopo gli studi in danza classica e folk e una laurea in Coreografia a Mosca si è specializzata negli Stati Uniti, per poi tornare a Ekaterinburg a dirigere il Provincial Dance Theatre.

Lo spettacolo "The Crone"
messo in scena dalla compagnia
Kinetic Theatre, con Sasha Papalyaev
(Foto: Ufficio Stampa)

“I due titoli che presentiamo quest’anno in un’unica serata (lunedì 2 settembre 2013, Auditorium Fausto Melotti di Rovereto), sono stati entrambi creati negli Stati Uniti per l’American Dance Festival e in seguito ripresi dalla mia compagnia. Tra l’uno e l’altro sono trascorsi  dieci anni, quindi lo spettatore può vedere la nostra trasformazione artistica. Wings at Tea è lieve, colorato, ispirato alle figure dei dipinti di Chagall e a giocattoli a forma di maialini che avevo comprato prima di lasciare gli Stati Uniti. Sepia è invece legato ai miei gusti musicali e letterari, è una composizione più profonda e filosofica.”

“Anche per il mio Kinetic Theatre non è la prima volta in Italia”, racconta Sasha Papalyaev, l’eclettico artista che vent’anni fa fondò a Mosca una compagnia di ricerca volta ad esplorare la danza attraverso interazioni con il teatro, il circo, il cabaret, per una nuova estetica post-sovietica. “Fummo invitati nel 2000 e nel 2005 al festival di Bolzano e quest’altra apparizione italiana ci dà la possibilità di incontrare un nuovo pubblico. Sarà anche una nuova esperienza perché il nostro spettacolo, interattivo, verrà rappresentato per la prima volta in un auditorium, davanti a un pubblico molto raccolto. The Crone (domenica 8 settembre 2013, Auditorium Fausto Melotti, Rovereto), focalizzato sul rapporto individuo-sistema in Unione Sovietica, rappresenta per me la più compiuta realizzazione della relazione tra le arti attraverso il medium della danza, ovvero l’oggetto della mia ricerca negli ultimi anni.”

Lo spettacolo "Wings at Tea" messo in scena dalla compagnia Provincial Dance Theatre, con Tatiana Baganova (Foto: Ufficio Stampa)

Se la cifra della Baganova appare molto vicina, per il dinamismo astratto, a quanto accade sulle scene occidentali, Papalyaev è visibilmente più legato alla tradizione dell’avanguardia russa. Interpellati sulla direzione che la nuova danza russa sta intraprendendo, oggi che si trova all’incrocio tra modelli stranieri da mutuare e la propria storia sovietica da rielaborare, i due artisti rivelano le rispettive preferenze. “Penso che l’arte contemporanea sia quasi sempre reinterpretazione, citazione, remake”, riflette Papalyaev.

“Quanto a me decisi molto tempo fa che avrei cercato la coreografia contemporanea entro un contesto culturale russo”, come dimostra la sua direzione del festival di danza Tseh di Mosca. “Essere in un determinato contesto e adattarlo alla scena non origina necessariamente un atto artistico - replica Baganova -. La creatività dipende dalla propria condizione interiore, ma è vero che l’influenza dell’ambiente in cui si vive e la mentalità delle precedenti generazioni è sempre presente.”

Certo è che per entrambe le compagnie la trasferta in Trentino sarà l’occasione per conoscere la nuova generazione della danza italiana, che si esibirà open air nel centro storico di Rovereto. Nella speranza di trovare qualche talento come il duo torinese Zerogrammi – citato da Papalyaev – che lo scorso anno, grazie alla coproduzione con la compagnia Dialogue Dance di Kostroma nel corso di una residenza russa, vinse la Maschera d’oro. 

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