Le hit russe cantate dalle star mondiali

Di recente è accaduto che i Massive Attack riproponessero dal vivo i successi di una band siberiana. Ma quali altre voci straniere ripropongono motivi della Federazione?

Di recente i Massive Attack, il gruppo trip-hop di Bristol, ha eseguito in concerto un brano dei “Grazhdanskaja oborona” (letteralmente “Difesa civile”), gruppo punk siberiano di culto. Il fatto ha sconvolto i fan: a quanto pare non sono soltanto i russi a esaltarsi per i colleghi occidentali, ma accade anche il contrario; e non è per nulla un’eccezione che musicisti d’Occidente (e d’Oriente) cantino con piacere le canzoni russe, anzi di casi simili ce ne sono molti.

All’inizio si trattava di canzoni come “Kalinka-malinka”, “Katjusha” e “Podmoskovnye vechera” (“Serate nei dintorni di Mosca”). Le romanze godevano di particolare successo; l’esempio più famoso è “Dorogoj dlinnoj” (nella versione inglese “Those Were The Days”) cantata dalla protetta di Paul McCartney, la cantante Mary Hopkin. La paternità del brano è attribuita sia al compositore Boris Fomin e al poeta Konstantin Podreskov (attivi negli anni Venti del secolo scorso) sia all’importantissimo cantautore Aleksandr Vertinskij.

La star britannica Marc Almond ha inciso un intero album dedicato alle romanze russe e alle canzoni popolari e si è esibito più volte con Ljudmila Zykina e Alla Bojanova, colonne di questo genere; il disco si intitola “Heart On Snow” (“Serdce na snegu”) e vi hanno contribuito celebrità del rock russo come Boris Grebenshikov (Akvarium) e Ilja Lagutenko (Mumij Troll). Un altro disco di Almond, “Orpheus In Exile” (“Orfej v izgnanii”) è dedicato all’opera del cantante di romanze russe Vadim Kozin.

L’autore della romanza zigana “Dve gitary” (“Due chitarre”) non è stato ancora accertato. Si sa soltanto che alla base del testo si trovano i versi del poeta e critico dell’Ottocento Apollon Grigorev. La romanza ottenne una grande popolarità nell’interpretazione di Alesha Dimitrievich e Yul Brynner

A farla conoscere al pubblico occidentale ci pensò Charles Aznavour che ascoltò “Dve gitary” nell’interpretazione del grandissimo poeta e attore russo Vladimir Vysotskij durante il viaggio che quest’ultimo compì a Parigi negli anni Settanta. Si dice che dopo aver visto Vysotskij cantare la canzone nella sua tipica maniera espressiva, Aznavour bevve un bicchiere di vodka e commentò: “Non canta, vomita. E meglio di me”. Poco dopo uscì la versione di Aznavour.

Il celeberrimo Serge Gainsbourg cantò in russo la canzone del compositore Matvej Blanter e del poeta Mikhail Isakovskij “V lesu prifrontovom” (“Nel bosco vicino al fronte”). Sulle orme del padre anche sua figlia, la tredicenne Charlotte, eseguì lo stesso pezzo che comparve nell’album del 1986, “Charlotte For Ever”, con il titolo “Zero Pointe Vers l’Infini”. Isakovskij parlava dei soldati alla vigilia del combattimento, il testo più filosofico di Charlotte racconta come “lo zero tenda all’infinito”.

L’inizio del testo della canzone “Solnechnyj krug” (“Cerchio solare”) venne scritto nel 1928 da un bambino di quattro anni, Kostja Barannikov. Nel 1962 il poeta Lev Oshanin lo terminò e il compositore Arkadij Ostrovskij ne scrisse la musica; la canzone venne presentata per la prima volta quello stesso anno a Helsinki al VII Festival mondiale della gioventù e degli studenti. Fu interpretata dalla cantante Tamara Miansarova che vinse il concorso ottenendo la medaglia d’oro. L’artista incise poi il brano in 11 lingue.

Nel 1964 il giovane compositore svedese Benny Andersson registrò questo pezzo con il suo gruppo, “The Hootenanny Singers”, intitolandolo “Gabrielle”. All’incontro di Anderson con Bjorn Ulvaeus e all’esordio dello storico gruppo degli Abba mancavano ancora sei anni, ma il compositore si gustò i primi frutti della fama proprio grazie a “Solnechnyj krug”/“Gabrielle”. La canzone arrivò quarta nella hit parade svedese.

Le canzoni di uno dei più famosi leader del rock russo, Viktor Tsoy, il cantante dei Kinomorto tragicamente nel 1990, venivano interpretate da molti altri artisti. “Peremeny” ebbe fortuna in questo senso e fu la colonna sonora di “Assa”, un film di culto nel periodo della perestrojka.

Tsoy era per metà coreano. Non sorprende quindi che la sua patria storica mostrasse interesse nei suoi confronti. Uno dei più celebri gruppi della Corea del Sud, la “Yoon Do Hyun Band” (detta anche “Yoonband” o “YB”), incise una cover di “Gruppa krovi” (“Gruppo sanguigno”). La canzone era presente nel finale del famoso film sovietico “Igla” (“Ago”), grazie al quale per molti aspetti il gruppo Kino ottenne così tanta popolarità.

Nello stesso film c’era anche “Zvezda po imeni Solnce” (“Una stella chiamata Sole”) riproposta dal gruppo ispanoamericano Brazzaville. Il loro leader David Brown, cresciuto – come anche Tsoy – alla scuola di cantanti quali David Bowie e The Cure, non era un musicista di primissimo livello, eppure la sua maniera romantico-sentimentale andava a genio al gruppo di hypster che stava nascendo allora in Russia; nel 2006 ha inciso la sua versione della canzone di Tsoy.

 

Brown l’aveva sentita poco tempo prima a Sochi, la futura capitale delle Olimpiadi, un luogo di villeggiatura di provincia famoso per il suo potpourri musicale. È possibile che proprio lì gli sia capitato tra le mani il pezzo “Zelenoglazoe taksi” (“Il taxi dagli occhi verdi”) che ha poi reinterpretato in inglese per la felicità dei suoi fan smodatamente romantici.

 

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