Salvatores: "La Russia mi affascina da sempre"

Gabriele Salvatores presenta il suo film “Educazione Siberiana” al Festival internazionale del Cinema di Mosca (Foto: www.moscowfilmfestival.ru)

Gabriele Salvatores presenta il suo film “Educazione Siberiana” al Festival internazionale del Cinema di Mosca (Foto: www.moscowfilmfestival.ru)

Il regista italiano presenta al 35mo Festival Internazionale del Cinema di Mosca, fuori concorso, la sua ultima opera "Educazione siberiana", dal bestseller di Nikolai Lilin, mentre è alla ricerca di attori russi per il prossimo film

Non nuovo al Festival internazionale del Cinema di Mosca, Gabriele Salvatores, che partecipò alla 31ma edizione della rassegna moscovita con “Come Dio comanda”, film in concorso che ricevette il premio della giuria russa, torna quest’anno in Russia con il suo nuovo lavoro “Educazione Siberiana”.

Presentato al festival fuori concorso, nella sezione “Traccia Russa”, il film viene proiettato a Mosca il 27 e il 29 giugno 2013 (ore 19.30 presso il Cinema “Oktyabr” in via Nuova Arbat, 24; per maggiori informazioni cliccare qui) e potrebbe destare nel pubblico reazioni contrastanti.

Il libro omonimo di Nikolai Lilin, da cui il film è tratto, è infatti considerato in Russia una mera falsificazione della realtà, quando invece in Italia, dove si conoscono poco le dinamiche sociali e politiche di un popolo così lontano come quello russo, è piaciuto molto.

Guarda le foto sul set
nella nostra fotogallery

È Salvatores a cercare di fornire al pubblico russo la giusta chiave di visione del film, che va guardato in una prospettiva metafisica e non sociologia o storica. Infatti, il desiderio del regista è stato quello di raccontare non la storia politica, ma la storia privata dei due personaggi, di due ragazzi, di come i loro due diversi caratteri, formatisi sulle regole imposte dalla comunità siberiana, reagiscono di fronte a un cambiamento sociale molto grosso.

Perché ha deciso di occuparsi di Russia. È stato amore o curiosità per questo Paese?

Nato nel 1950, ho vissuto a 18 anni la controcultura americana come momeno di nutrimento personale. Sono sempre stato di sinistra e ho sempre amato la cultura, la musica, la letteratura, il teatro, Stanislavsky, Cechov, tutti i grandi scrittori di questo Paese. Ho letto più letteratura russa che americana. Vidi la Mosca di Andropov. Oggi la città è lo specchio di un mondo molto diverso e ciò che mi attrae e che mi interessa raccontare è proprio questo forte cambiamento avvenuto in un tempo breve.

Però il film è stato girato in Lituania e non in Russia. Non è stato limitante?

Abbiamo girato in Lituania in parte per problemi burocratici.La produzione non riusciva a ottenere le necessarie autorizzazioni per lavorare in Russia. Inoltre, la gestione di un film in Lituania, dove è facile trovare un buon servizio di supporto tecnico in ambito cinematografico, costa molto meno. Dal punto di vista emotivo, lavorare fuori dalla Russia non ha creato barriere emozionali, perché la Lituania è sentita distante da noi italiani tanto quanto la Russia.

Il film è in inglese, mentre le canzoni sono in russo. Perché usare due lingue?

La scelta dell'inglese per il parlato è stata della produzione, mentre abbiamo deciso di lasciare le canzoni in russo visto che il film è comunque ambientato in Russia. Una canzone è cantata da Lilin stesso, l'altra è stata scritta dal musicista Mario Pagani e cantata da un ex-cantante punk di Mosca.

A parte il rapporto con Lilin e le letture giovanili, come si preparato per girare il film?

Ho guardato molti documentari, ho letto molte opere contemporanee, abbiamo poi visitato il Sud del Paese alla ricerca della location, passando per Bulgaria, Polonia, per finire in Lituania. Ma ho anche guardato alla tradizione.

Qualcosa l'ha stupita dei russi, della Russia?

Pur non conoscendo esattamente ciò che succede ora nel Paese, ho una buona base di cultura classica, quindi non ho avuto grandi sorprese. Vorrei però capire come una cultura che è stata sempre molto locale e chiusa fin dal tempo degli zar, per non parlare dell'epoca comunista, sia riuscita ad aprirsi e farsi strada nel processo di globalizzazione.

Quanto il mondo criminale russo raccontato nel film si differenzia da quello italiano?

Essendo di Napoli, conosco bene il mondo della mafia e della camorra. A quanto dice Lilin, fin dalla fine dell'800 sono molti i punti di contatto tra i mondi criminali dei due Paesi. Ad esempio, sia la mafia siciliana che i siberiani provavano odio verso qualsiasi tipo di potere costituito. Se i siberiani assaltavano i treni degli zar e, poi, quelli del regime sovietico, la mafia siciliana ce l'aveva indistintamente prima con il re, poi con la Repubblica. In seguito, entrambe le comunità criminali si sono globalizzate: se in passato, sia nella mafia italiana, che nella comunità siberiana, non vi era posto per la droga, oggi tutta la criminalità vive  soprattuto di traffico di stupefacenti. Il rapporto stesso con il denaro per tutti noi ed anche per i criminali oggi è cambiato: se una volta i soldi erano un mezzo per soddisfare dei desideri, ora sono diventati un fine.

Parlando di cinema sovietico e russo quali sono i suoi autori per eccellenza?

Sicuramente Ejzestejn, uno dei fondatori del cinema in assoluto. Ogni volta che rivedo l'Aleksandr Nevsky mi emoziono per la modernità dell'opera. Tra i contemporanei amo molto Aleksandr Sokurov, Nikita Mikhalkov. Mi piacerebbe però capire cosa sta succedendo tra i giovani registi. Purtroppo in Italia non arrivano molti film russi contemporanei.

A quando un suo nuovo viaggio in Russia?

Spero con il prossimo film che sarà ambientato in Italia, ma tra i protagonisti avrà alcuni attori russi, che incontrerò in questi giorni. Anche se in Russia non ho ancora girato un film, questo Paese, che mi attrae da sempre, non smetterà mai di affascinarmi.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta