L'arte russa a Milano è online

Un portale, suddiviso nelle sezioni Spettacolo, Danza, Letteratura e Arte figurativa, raccoglie le storie e le opere degli emigrati nel Novecento dalla terra degli zar in Lombardia, attraverso schede e gallery, pratiche da consultare anche per non addetti ai lavori

Costume dall’originale
di Natalia Goncharova per il balletto
“L’uccello di fuoco”, coreografia
di Michail Fokin, musiche
di Igor Stravinskij. Teatro
alla Scala, stagione 1954-55
(Foto: Ufficio Stampa)

Dopo tre anni di lavoro è online il sito “Arte e cultura russa a Milano e Lombardia nel ‘900” (www.arterussamilano.it), realizzato da un gruppo di ricerca coordinato dall’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con le Fondazioni Mondadori, Teatro alla Scala e Vittoriale degli Italiani.

Uno strumento imponente e agile insieme, colto e nello stesso tempo divulgativo, in grado di unire nella consultazione studiosi e appassionati, che, attraverso le innumerevoli schede e gallery Web, potranno percorrere i principali percorsi o i piccoli sentieri tracciati nel XX secolo dell’emigrazione artistica e culturale russa nel capoluogo lombardo e in regione. 

Pregevole la sistematizzazione delle fonti, ovvero una mole di documenti custoditi negli archivi lombardi, che per la prima volta si rendono fruibili al pubblico della Rete.

Con il coordinamento di Elda Garetto, il sito ha visto la collaborazione di studiosi italiani delle arti e delle discipline nelle quali gli émigrés o gli ospiti russi hanno lasciato le più affascinanti testimonianze.

Tra le sezioni, particolarmente ricca è quella dedicata allo "Spettacolo", curata da Patrizia Deotto, che intorno al Teatro alla Scala di Milano ha organizzato i ritratti e le opere di musicisti, cantanti, registi russi, tutti con un ruolo importante nell’apertura dell’Italia alle modernità del Novecento. Basti citare lo scenografo Nicola Benois (Pietroburgo 1901-Milano 1988), il primo a portare sul palcoscenico scaligero una visione unitaria dell’allestimento, come dimostrano le pittoriche sequenze dei suoi schizzi.

Una visita dettagliata, anche per la bellezza iconografica, merita la voce "Danza", curata da Marinella Guatterini, focalizzata sulla splendente avanguardia dei Ballets Russes di Sergei Djagilev ospiti del Teatro alla Scala, dove pure il coreografo George Balanchine con il suo neoclassicismo concertante segnò un’epoca, fino alla chiusura di un ciclo con l’avvento del divo Rudolf Nureyev e l’entrata in repertorio dei suoi balletti.

Il comparto dedicato alle "Arti figurative", a cura di Raffaella Vassena, documenta l’affermarsi a Milano, a partire dagli anni Venti, di un certo stile “pseudo russo”, ovvero slavo nei soggetti e nel cromatismo, di fatto europeo per istanze formali.

Delizioso l’itinerario dell’illustrazione favolistica, intersecato con la "Letteratura" curata da Sara Mazzucchelli, che svela la mano felice di autori russi o italiani con pseudonimo esotico. Mentre la pubblicazione dei grandi romanzi della letteratura russa è presente con le riproduzioni delle prime edizioni italiane, pregevoli sin dalle copertine illustrate e dai frontespizi decorati.

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