La seconda vita degli oggetti sovietici

In un libro originale e a tratti nostalgico, Gian Piero Piretto sceglie 25 simboli dell'Urss, di uso quotidiano e non solo, che hanno fatto la storia anche del design

La copertina del libro

Cosa sono i distributori automatici di acqua gassata, il samovar, la vodka, le galosce e le lampade? Semplici cose o veri e propri simboli di un'epoca? Dietro la loro apparente semplicità può nascondersi un periodo storico del passato recente?

Con "La vita privata degli oggetti sovietici. 25 storie da un altro mondo" (Sironi editore) Gian Piero Piretto, docente di cultura russa all'Università degli Studi di Milano e autore di vari saggi e libri sulla cultura russa, regala nuova vita a venticinque oggetti, facendoli diventare il simbolo di un popolo e di un tempo.

L'autore si concentra in particolare su quelle "semplici e quotidiane cose la cui rilevanza è consistita non tanto nello stile o nella forma che le ha caratterizzate, quanto nella dinamicità del rapporto diretto con i fruitori". Non semplici oggetti quindi, ma cose che hanno rappresentato qualcosa per l'uomo sovietico diventandone "complici o compagni di strada, talvolta nemici giurati".

Le venticinque cose selezionate non sono state scelte però solo per il loro rapporto con il cittadino dell'Unione Sovietica, ma anche per quello che rappresentato per lo sguardo straniero dell'autore, che "nel corso di alcuni di decenni ha frequentato, vissuto, subito e amato il Paese in questione, fino ad arrogarsi il diritto di intervenire nel merito di quali oggetti possano essere ritenuti responsabili e indicatori della costruzione del discorso culturale, della storia della quotidianità, della gestione delle emozioni". 

Piretto sceglie, quindi, venticinque oggetti che ai suoi occhi assurgono a simbolo dell'Unione Sovietica e, ancora meglio, dell'uomo sovietico. Oggetti di vario tipo: dal samovar al profumo, dalla polpetta al dolce pasquale, dalla carta igienica alla vodka, fino a cose molto più ingombranti come il corpo di Lenin. Come, quando, da chi e dove venivano usati, che ruolo hanno oggi: sono questi gli aspetti di questi oggetti che Piretto ci tiene a chiarire.

Gli oggetti diventano protagonisti di queste pagine semplicemente perché in epoca sovietica facevano parte della vita di ogni giorno e non si tratta quindi di classici cimeli che si ritrovano in mostre e musei.

“La vita privata degli oggetti sovietici” è un excursus storico originale, divertente e riccamente illustrato; un libro di design e di storia che rappresenta senza dubbio un modo nuovo di studiare e conoscere la società e la cultura dell'Urss.

In un'osmosi di esperienza personale, ricerca e citazioni letterarie, Piretto ricostruisce un percorso storico nuovo e fruibile, una riflessione su come le cose non siano solo mero strumento o semplice oggetto, ma rappresentino anche l'anima e l'identità di un popolo.

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