Sergei Rachmaninov, nelle sue dita l'anima russa

Sergei Rachmaninov fu il primo compositore russo a fare fortuna con la musica (Foto: Ria Novosti)

Sergei Rachmaninov fu il primo compositore russo a fare fortuna con la musica (Foto: Ria Novosti)

Centoquaranta anni fa nasceva il pianista che ha incarnato l’idea della musica russa e che scomparve il 28 marzo 1943

Il nome di Sergei Rachmaninov è da sempre un brand; sulla sua musica si arrovellano gli allievi delle accademie musicali che sudano sui suoi spartiti, gli avidi pianisti concertisti che si fregano le mani mentre i loro conti bancari si rimpinguano dopo ogni ennesima esecuzione degli hit del grande compositore e anche gli ascoltatori entusiasti che ammutoliscono esterrefatti ai primi accordi del "Secondo concerto per pianoforte".

Un omaggio a Rachmaninov
nella nostra sezione Multimedia.
Buon ascolto e buona visione!

Il destino riservò a Rachmaninov il successo e l’esilio. Mentre Lenin affondava la nave della Russia zarista, il piccolo Serezha aveva appena cominciato a premere il pedale del piano, adorno di candelabri. La sua natura poetica maturava lentamente nelle profondità della campagna russa finchè nel 1917 non abbandonò per sempre la Russia, fuggendo in Occidente sotto il fragore dei campanili fatti esplodere dai bolscevichi.

Nei fotogrammi dei cinegiornali dell’epoca lo vediamo sul ponte della nave, diretto in America, con l’aria accigliata e guardinga. A un tratto il suo volto muta espressione e il suo sorriso rivela l’essenziale di Sergei Vasilevich, vale a dire che quest’uomo, con la testa rasata e in ambasce, irradia in realtà gioia di vivere. Dinanzi a lui si apre la prospettiva di una nuova vita nel Nuovo Mondo che lo renderà famoso e infelice.

Rachmaninov privò la musica russa della sua verginità, violandola con le sue lunghe dita, che ripercorrevano i solchi già tracciati dall’accademismo provinciale e la lanciò, all’inizio del XX secolo, senza remore, verso l’ascolto e il consumo di massa. Divenne un messia del genere musicale leggero, contaminandolo con tutta la potenza del pianoforte,  trasformando in eterno l’immagine dei cultori di musica classica così come i Beatles avevano rivoluzionato l’immagine degli appassionati di musica leggera.

Fu il primo compositore russo ad accumulare una fortuna, grazie ai proventi delle proprie incisioni.

Fino alla fine della sua vita di esule negli Stati Uniti (scomparve il 28 marzo 1943) restò un incorreggibile romantico. Dopo aver auscultato il motore dell’ennesima auto da corsa, Rachmaninov sfrecciava sulle autostrade californiane, togliendo le mani dal volante solo per asciugarsi le lacrime che gli rigavano il volto, al ricordo delle amate betulle russe.

Non poté mai perdonare al destino di averlo strappato alla sua patria, alle spensierate giornate estive nella sua tenuta nei sobborghi di Mosca, ai samovar, ai cani da caccia e alle simpatiche istitutrici dell’Istituto per nobili fanciulle con le quali eseguiva le scale cromatiche.

Siete pronti, dunque, a scoprire qual è la musica più autenticamente e indiscutibilmente russa? Ecco allora cinque fantastiche opere:

Preludio in sol minore

Un pezzo assoluto che vi trasformerà in fanatici della musica classica. Il suo autore si rifiutava di suonarlo come bis ai concerti e si indispettiva enormemente quando sentiva le note del Preludio fuoriuscire dalle porte dei locali californiani. “Tutti penseranno che abbia composto solo questo”, si adirava, invano.

Secondo concerto per pianoforte

Geniale e al contempo esasperante e insopportabile. Non esiste al mondo nessun pianista concertista che nel suo repertorio non abbia inserito questa “Monna Lisa” della musica classica. Eseguito fino allo sfinimento. Non si può non conoscerlo.

Terzo concerto per pianoforte

I tormenti dello sventurato pianista, che tortura il pianoforte con una musica spaccamascelle, sono mostrati in modo sublime nel film Shine di Scott Hicks.

Trio elegiaco

Preparate il fazzoletto, o meglio un asciugamano, se vi accingete ad ascoltare questa messa funebre strappa-anima per pianoforte, violino e violoncello, dedicata alla memoria di Petr Ilich Tchaikovsky, maestro e amico di Rachmaninov. Il trio disegna un immortale ritratto del grande compositore, triste fino alle lacrime e bello alla follia.

Vocalizzo

Sul piano formale è un esercizio vocale, su quello del contenuto un canto del cigno sulla bellezza (femminile) irripetibile. Il canto più amato non solo dai soprani, ma anche dai violinisti. Preparatevi: se ascolterete una felice esecuzione del Vocalizzo, vi si formerà un groppo in gola.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta