Il centenario del cinema d'animazione russo (Prima parte: dal 1912 al 1940)

"La pista di pattinaggio", Yuri Zheliabuzhsky e Nikolai Bartram, 1927

"La pista di pattinaggio", Yuri Zheliabuzhsky e Nikolai Bartram, 1927

Quest’anno il cinema d’animazione russo compie cento anni. Russia Oggi ha voluto dedicare un tributo a questa forma d’arte, presentando alcuni brevi filmati tratti dalle pionieristiche opere (realizzate tra il 1920 e il 1940) dei maestri del genere

I primi trent’anni del cinema d’animazione russo hanno coinciso con un periodo ricco di innovazioni, di cui si conosce poco al di fuori dei confini nazionali. Osservando i filmati contenuti nella prima parte di questo tributo scoprirete quale magia caratterizzò quell’epoca. Che si tratti di opere d’avanguardia o di propaganda sovietica, questi film erano immancabilmente adatti tanto a un pubblico di adulti che di bambini.

Negli anni Novanta gli esperti di storia del cinema scoprirono che il primo animatore russo fu Aleksandr Shiryaev (1867-1941): maestro di danza presso il teatro Mariinskij, che ebbe tra i suoi allievi il grande Balanchine. La scoperta fu dovuta al casuale ritrovamento dei suoi film da parte del regista russo Viktor Bocharov. “Non occorre essere un appassionato di danza classica per apprezzare la tecnica sperimentata da Shiryaev agli albori della cinematografia russa”, ha scritto Anna Kisselgoff sul New York Times. Nel 1906 Shiryaev creò il primo filmato al mondo basato su pupazzi animati. Stando ai calcoli degli storici, in una scena particolare del film le dodici figure danzanti che vi appaiono assumono oltre settemila posizioni diverse.

Il biologo Vladislav (Ladislas) Starevich sperimentò diversi modi per realizzare film basati sulla sua collezione di insetti imbalsamati. Il suo cortometraggio “La vendetta del cameramen” (1) è una commedia, di buoni sentimenti ma anticonvenzionale, che narra le vicende di una famiglia di scarafaggi. “La bella Leukanida”, una sorta di favola ambientata nel mondo dei coleotteri, è stato visto e apprezzato anche fuori dalla Russia. Starevich raggiunse la fama per l’impiego degli insetti (apparentemente vivi, ma presumibilmente morti), che nei suoi film appaiono dediti a cucinare, sognare e bere… il tutto grazie all’impiego di fili.

Durante i turbolenti anni della Rivoluzione russa e nel periodo immediatamente successivo, il cinema di animazione non compì molti progressi. Già verso la fine degli anni Venti, però, l’Unione Sovietica vantava alcuni grandi studi di produzione, all’interno dei quali erano nate delle scuole di animazione. Alcuni dei film più straordinari di quegli anni sono “Giocattoli sovietici” (2), di Dziga Vertov, e “Rivoluzione Interplanetaria” (3), di Zenon Komissarenko, Yuri Merkulov e Nikolai Khodataev. Entrambi furono girati nel 1924, divennero popolari sulla scia dell’entusiasmo e della propaganda delle prime riforme sovietiche. (Una recensione online definisce “Rivoluzione Interplanetaria” una via di mezzo tra l’ideologia bolscevica e i racconti fantascientifici di H.G. Wells. In una delle migliori scene del film, i vampiri capitalisti succhiano il sangue dei lavoratori).

Non tutti i film d’animazione avevano una connotazione politica così marcata. Nel 1927 Yuri Zheliabuzhsky e Nikolai Bartram realizzarono una semplice commedia intitolata “La pista di pattinaggio” (4), che propone una spassionata carrellata di… passi falsi.

Considerato uno dei registi più significativi della storia del cinema d’animazione russo, Ivan Ivanov-Vano realizzò nel 1933, con l’aiuto di Leonid Amalrick, il film “Bianco e nero” (5): un efficace tentativo di esaminare senza filtri le vicende dei neri d’America, in particolare nel Sud. Il cortometraggio mostra ripetutamente immagini di discriminazione, linciaggi, prigionia ed esecuzioni capitali.

Nel 1932 il Congresso degli scrittori sovietici impose agli autori di attenersi ai temi del realismo socialista. L’animazione d’avanguardia perse così piede, e gli esperimenti estetici furono interrotti. A partire da allora, e per circa vent’anni, il Soyuzmultfilm (che prese questo nome a partire dal 1936) si impose come principale studio di produzione dell’Unione Sovietica, realizzando un numero crescente di cortometraggi e film educativi per bambini.

Benché l’animazione russa non avrebbe più ritrovato del tutto quello spirito che ne aveva animato gli esordi, non abbandonò completamente la sperimentazione, e riuscì anzi a sviluppare una traiettoria ben definita e una caratteristica bellezza, molto lontana da quella delle scuole di animazione americana ed europea.

Aleksandr Ptushko, architetto per formazione e ingegnere meccanico per professione (a lui si deve tra l’altro l’invenzione di un’addizionatrice rimasta in uso in Unione Sovietica sino agli anni Settanta), entrò a far parte della squadra di animazione della Mosfilm verso la fine degli anni Venti. Qui riuscì a far confluire i propri interessi di ordine meccanico ed artistico. La fama internazionale gli giunse con “Il nuovo Gulliver” (6), del 1935. Il film, che è anche il primo lungometraggio di animazione sovietico, abbina pupazzi animati ad attori in carne e ossa, e conferisce all’opera di Jonathan Swift una decisa connotazione comunista. Nelle mani di Ptushko la retorica delle vicende di Gulliver può risultare difficile da digerire, anche se i Lillipuziani se la ridacchiano e svengono di fronte alle sue buffonate.

La magnifica animazione del film si basa sull’utilizzo di centinaia di pupazzi, i cui primi piani rivelano volti profondamente espressivi. Ptushko offre scene assai particolareggiate, come quella in cui le giovani cameriere della taverna svengono alla vista di Gulliver e devono essere fatte rinvenire con l’acqua. “Il nuovo Gulliver” segnò un nuovo picco della cinematografia sovietica e Ptushko divenne il primo regista dei nuovi studios di produzione di film per ragazzi. Un incarico che lasciò poco dopo, per dedicarsi al cinema d’azione basato sulla recitazione.

Dopo che Ptushko lasciò il Paese in seguito alla Rivoluzione di Ottobre, l’animazione russa rimase per anni a un punto morto. Fu solo verso la fine degli anni Venti che le autorità sovietiche si convinsero dell’opportunità di finanziare gli studios sperimentali, che solitamente facevano capo a grandi case di produzione e il più delle volte erano impiegati per la realizzazione di corti di animazione a scopo propagandistico.

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