A San Nicola, simbolo di Bari e di Russia

Pellegrini russi nella Basilica di San Nicola di Bari (Foto: Emanuele Cremaschi)

Pellegrini russi nella Basilica di San Nicola di Bari (Foto: Emanuele Cremaschi)

Nella Basilica pugliese, visitata ogni anno da decine di migliaia di cittadini della Federazione. La sua storia lega nel sacro la vita della comunità cattolica e di quella ortodossa

Un legame mai spezzato. Che dalle coste dell’Adriatico arriva sino al cuore ortodosso di Mosca. Un filo antico, a legare luoghi del sacro: parte dalla Basilica di San Nicola a Bargrad, come anticamente veniva chiamata in Russia la città di Bari. Una chiesa in cui si continua a parlare russo. Basta osservare i pellegrini ortodossi che la visitano in migliaia ogni anno: dopo essersi accostati all’urna del santo taumaturgo nella cripta, si dirigono verso il Portico dei pellegrini di San Nicola, fatto erigere nella città per volontà del Patriarcato, dove per loro, già all’inizio del Ventesimo secolo, la Società Imperiale di Palestina, per decreto di Nicola II, fece costruire l’Ospizio dei pellegrini e la Chiesa.


Pellegrini russi all'esterno della Basilica di San Nicola di Bari (Foto: Emanuele Cremaschi)

La Prima Guerra Mondiale, il crollo dell’Impero russo e il potere sovietico durato quasi un secolo, li avevano privati di quest’opera di bene. Tra il restauro del Portico e il recupero dell’Ospizio per i pellegrini. All’epoca dello zar Nicola II era stato istituito uno speciale programma per inviare, a spese dell’erario, le navi che trasportavano fino a 20mila pellegrini l’anno, a Bari e in Terra Santa.

Nel 1911 la Società Imperiale di Palestina rilevò dalla marchesa di Casamassima dei terreni nei sobborghi di Bari. La prima pietra della Chiesa di San Nicola fu posta il 25 maggio 1913 e, nello stesso anno, la costruzione si fermò, mentre a causa delle guerre e delle rivoluzioni i pellegrinaggi s’interruppero. Fino al 1998 la Chiesa di San Nicola rimase sotto la giurisdizione della Chiesa russa all’estero, e nel corso di tutti questi anni i suoi sacerdoti hanno ricevuto uno stipendio dal Comune di Bari.

Le funzioni liturgiche erano celebrate nella chiesa inferiore, ma dopo la costruzione nella chiesa superiore della basilica di una provvisoria iconostasi, nel 1955, le funzioni vennero trasferite lì; mentre gli altri spazi del complesso furono utilizzati dal Comune come uffici. I pellegrini arrivavano in numero esiguo ed erano soprattutto romeni e russi emigrati. Dopo la caduta della Cortina di Ferro un fiume di pellegrini dalla Russia (60-70mila presenze l’anno) tornò a visitare la Basilica.


Pellegrini russi nella Basilica di San Nicola di Bari (Foto: Emanuele Cremaschi)

L’iter che ha portato alla cessione del complesso monumentale alla Chiesa russa è stato travagliato. Come spiega il rettore del Portico, padre Andrei Bojtsov: "Nessuno riusciva a convincere le parti interessate". La svolta? "Solo grazie all’approvazione di una legge, il Comune di Bari ha potuto cedere il complesso architettonico alla Federazione Russa. Lavorando al Dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne della Chiesa ortodossa russa, ebbi la fortuna di accompagnare nel 1997 una delegazione guidata dal sindaco di Bari a Mosca su invito del Patriarca Aleksij II e dell’allora metropolita Kirill per le trattative riguardanti il passaggio della Chiesa di San Nicola di Bari alla giurisdizione della Chiesa ortodossa russa del Patriarcato di Mosca".


Il rettore del Portico, padre Andrei Bojtsov (Foto: archivio personale)

Ancora il rettore: "Il sindaco ritenne giusto che a occuparsi dei bisogni spirituali dell’ingente flusso di pellegrini russi a Bari fosse un sacerdote della Chiesa ortodossa. Il continuo incremento del numero di pellegrini russi a Bari coincise con l’inizio del riavvicinamento tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa russa
all’estero, che nel 2008 si unificarono".

Il progetto della chiesa è dell’illustre architetto russo Aleksei Shchusev. È stato pensato nello stile dell’architettura sacra di Pskov e di Novgorod del Quindicesimo
secolo, con l’iconostasi a più piani. E l’iconostasi era stata dipinta, intagliata, imballata e spedita su un convoglio con destinazione Bari, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale bloccò le frontiere e tutto svanì nella Russia rivoluzionaria. Negli anni Cinquanta un’iconostasi provvisoria fu consacrata dalla Chiesa russa
all’estero, ma la Basilica non è mai stata decorata. "Il nostro obiettivo è raggiungere nel complesso architettonico un’unità di stile e di completare la decorazione della chiesa", racconta Andrei.

Si offre un alloggio ai pellegrini: l’atmosfera parrocchiale, monastica in un modesto albergo. Con la mensa, la messa, la lettura delle vite dei santi e le preghiere nel refettorio. "Stiamo costruendo un albergo dotato di cento posti letto. Lo zar Nicola II aveva progettato un complesso per accogliere i poveri e per noi è importante contenere i prezzi per rendere accessibile il soggiorno anche ai pellegrini che dispongono di pochi mezzi, ricavando un profitto minimo per la chiesa.
Oggi ci sono molte agenzie di viaggi, ma io ho in programma di aprire a Mosca un’agenzia dell’Ospizio, specializzata in pellegrinaggi. Alcuni benefattori si sono detti disposti a finanziare la creazione di un centro dei pellegrini attivo non solo a Bari, ma in tutta Italia. Quando si avvierà il progetto, probabilmente faremo arrivare dei volontari dei monasteri", racconta il padre.

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Nei dintorni di Bari ci sono chiese antiche scavate nella roccia tra cui anche una dedicata a San Nicola. Strutture della tradizione monastica orientale del Settimo
e Nono secolo. Appartenute, prima dell’invasione normanna nell’Undicesimo secolo, all’Impero Romano d’Oriente e a Bisanzio. Anche in Calabria, Puglia e Basilicata esistevano monasteri di rito ortodosso. Quando i normanni avviarono il processo di occidentalizzazione forzata, gli ortodossi furono cacciati o si convertirono al cattolicesimo e i monaci emigrarono a Bisanzio e in Grecia. Quelli rimasti utilizzarono le chiese per usi domestici.

Alla fine del Ventesimo secolo è cominciato un processo di recupero di queste chiese e sono riprese le attività liturgiche. Stiamo costruendo un albergo dotato di cento posti letto. "Per noi è importante contenere i prezzi per rendere accessibile il soggiorno anche ai pellegrini che dispongono di pochi mezzi" il rettore del Portico, padre Andrei Bojtsov Fede Alla scoperta di San Nicola, Basilica simbolo di Bari visitata ogni anno da decine di migliaia di cittadini della Federazione. Attraverso le vicende della chiesa principale della città pugliese è possibile ripercorrere secoli di storia, religione e cultura. Punti di contatto che spesso sono ancora poco noti al grande pubblico.


Il reportage è stato pubblicato sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 22 novembre 2012

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