Tra i figli di Gengis Khan

Cómo perderse y encontrarse en la República Tvá, habitada por numerosos chamanes (Foto: Andrei Shapran)

Cómo perderse y encontrarse en la República Tvá, habitada por numerosos chamanes (Foto: Andrei Shapran)

Perdersi e ritrovarsi nella Repubblica di Tuva, tra gli sciamani e gli allevatori di Kyzyl, il centro geografico dell’Asia

Rimanere senza portafoglio e senza macchina fotografica a Kyzyl non è così difficile: in questo la capitale della repubblica di Tuva assomiglia a qualsiasi città europea, piena di immigrati, turisti e curiosi. Tuttavia in un commissariato di polizia della Germania è difficile incontrare degli sciamani che ingannano l’attesa in coda leggendo la sorte sulle pietre rituali.

Ad agosto fa caldo e c’è afa persino di notte. Presto sarà il gran giorno del Naadam, la festività degli allevatori di bestiame a cui Tuva si prepara durante tutto l’anno. Dal “Dungur”, un’associazione religiosa di sciamani di Tuva, situata di fronte al commissariato, esce un giovane sciamano con una mantellina fatta di nastrini, un copricapo di penne e i jeans strappati. Spruzza latte di qua e di là. A Kyzyl di sciamani non ne sono quasi più rimasti, se ne sono andati tutti nelle campagne.

(Foto: Andrei Shapran)

“La gente adesso si inchina davanti a qualunque cosa. Ai soldi, a dio, ai monaci, agli sciamani -, afferma il giovane, facendo un tiro con la sigaretta. - Tutti si inchinano davanti a qualcosa. Soltanto della terra non si ricorda nessuno. Ecco a chi bisogna inchinarsi, chi bisogna amare. Soltanto la terra, madre natura. Guardi, è così bella qui…”.

Nella regione della piccola Tuva, di cui nemmeno tutti i russi sono al corrente, cocenti deserti si accompagnano a rilievi montuosi senza fine; d’estate può nevicare e i laghi pullulano di pesci. Si allevano i cammelli, come in Arabia, e le renne, come nell’estremo Nord. Le distanze sulla mappa e nella realtà sono due unità di misura diverse. Quelle che a prima vista non sembrano così grandi sulla carta si trasformano in avventure incredibili, nel corso delle quali occorre passare da un camion a una barca e a un cavallo, superare una foresta, saltare al galoppo per le steppe sconfinate e arrampicarsi sulle alture rocciose. È probabile che sia per questo che nei fiumi di Tuva non sia ancora arrivato del pesce pregiato e i laghi di fango così unici al mondo non siano popolati.

Alla celebrazione del Naadam di Tuva arrivano da tutti gli angoli del pianeta, benché questa repubblica consideri “lontano” qualsiasi centro abitato al di fuori dei suoi confini: Kyzyl è il centro geografico dell’Asia.

Una fila chilometrica di corpulenti lottatori abbronzati, con le pance scoperte e strette da una spessa corda, si è formata in attesa del “devigi”, il ballo in onore del simbolo della destrezza e della forza, cioè l’aquila sacra. La tradizione di competere a torso nudo viene dal divieto per le donne di partecipare alla lotta. Cappello di feltro con punte dorate, pantaloni azzurro cielo con perline bianche, due maniche rosse unite dietro la schiena da un pezzetto di stoffa e stivali morbidi: ecco il vestito tradizionale dei guerrieri della lotta tuviana nazionale, il Khuresh, che per fare un piacere ai turisti hanno iniziato a chiamare il “Wrestling Khuresh”. Gli stranieri vengono a Tuva per la sua singolare cultura: “È il secondo anno che vengo – racconta il francese Charles – mi piace la cultura del posto: i canti gutturali, i buddisti, gli sciamani, per certi versi assomiglia al Tibet, per altri alla Russia e in sostanza è qualcosa di assolutamente unico…”.

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Nella repubblica dicono che un autentico tuvano debba saper combattere, correre al galoppo e uccidere un montone. I cavalli, per una popolazione da sempre nomade, non sono soltanto un mezzo di trasporto durante la pastura del bestiame e gli spostamenti, una riserva di carne, pelle e crine. Sul cavallo gli abitanti di Tuva si riposano, dormono, si muovono e bevono; un nomade può trovarsi in sella dall’alba al tramonto, senza mai scendere a terra. Usare la sella, tra l’altro, non è affatto il modo più comodo per andare a cavallo e molti ne fanno a meno. Il cavallo accompagna il nomade dal primo all’ultimo giorno; in alcuni villaggi della repubblica ancora oggi seppelliscono i defunti con il loro cavallo perché possa cavalcarlo nell’oltretomba.


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Di tuvani autentici ne sono rimasti ben pochi, non più di 200.000. I postini locali, tra gli uomini più rispettati della repubblica, ci scherzano: “Ci metteranno presto nella Lista rossa (la Lista rossa Iucn è stata istituita nel 1948 e rappresenta il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre, ndr), ci porteranno in giro nei vari paesi: guardate, gli ultimi tuvani! Specie rara, vietata la caccia…”. Rispettano le tradizioni e conservano come in passato le credenze popolari. “L’orso, in quanto parente dell’uomo, è capace di vergognarsi. Se le donne ne incontrano uno devono spogliarsi, così scappa via, morendo di vergogna e imbarazzo…”, è una delle perle nella collezione di credenze tuviane di Mongush Kenin-Lopsan, sciamano superiore della repubblica di Tuva e detentore del titolo di “Tesoro vivente dello sciamanesimo” conferitogli dalla Fondazione americana di ricerche sciamaniche.

Mongush è la personificazione vivente di una decina di generazioni di sciamani siberiani che hanno imparato a sopravvivere e a proteggere il loro mestiere nell’atea Unione Sovietica. Lo sciamanismo e l’epoca staliniana sono un’accoppiata assolutamente sorprendente. Gli sciamani si definivano studiosi etnografi e compivano imitazioni dei rituali tradizionali; ovviamente si trattava di “imitazioni” soltanto per il governo sovietico.

“Quando andai per la prima volta in America, mi proposero subito di rimanerci. A San Francisco, mi pare. Là sono in tanti a interessarsi di sciamanismo. Ci fu un congresso, soltanto di cinesi ce ne saranno stati cinquecento. Promisero di darmi la cittadinanza americana. Pensavo a come fosse possibile, ma un amico mi spiegò che in quel modo tutte le mie conoscenze e saperi sarebbero appartenute agli Usa. E io ho educatamente detto di no…”, racconta l’Uomo del secolo della repubblica di Tuva, da cui si può andare in visita senza dover fare i salti mortali.

A Ovest di Kyzyl, in mezzo alla steppa al confine con la Repubblica dell’Altai, si trova una statua soprannominata “Gengis Khan”; un tempo di guerrieri così ce n’erano più di 200, tra le vastità della steppa e le vallate montuose. “Gengis Khan” si trova non lontano dalla montagna Bizhigtig-Khai da più di 1.200 anni. La scultura non ha niente a che fare con Gengis Khan il conquistatore, proprio come la “strada di Gengis Khan” nella valle di Chaa-Kholskij. Ma nella coscienza popolare tutto ciò che è vago, grandioso e penetra nelle profondità dei secoli è legato al nome di Gengis Khan, il leggendario antenato dei tuviani.

Come raggiungere Tuva
Da Mosca con l’aereo fino a Krasnojarsk o Abakan. Da lì ci sono autobus di linea ogni giorno che partono dalle piazze principali. Nel periodo estivo da Abakan partono collegamenti turistici speciali, le “Gazel”; il viaggio in autobus da entrambe le città dura in media dodici ore.

Cosa mangiare
Ovunque a Kyzyl si può mangiare bene. I tuviani consumano molta carne, quindi per i vegetariani è un po’ dura. L’araka, la vodka al latte, è una delle bevande nazionali che vale la pena di assaggiare. È una bevanda alcolica non forte, sui 20 gradi al massimo. Il chan sono interiora di pecora cotte in pentola con la cipolla. La bevanda preferita dei tuviani è il tè verde che si fa bollire nei pentoloni con l’aggiunta di sale e latte.

Dove fermarsi
A Kyzyl è meglio fermarsi soltanto negli hotel in centro città. I prezzi non sono alti, in media 15 € a notte per persona.

Eventi e festività

Fine gennaio – inizio febbraio. Shagaa, il nuovo anno secondo il calendario lunare. Alla vigilia della solennità gli abitanti del luogo mettono a posto con cura le proprie abitazioni. Non iniziano i festeggiamenti di notte, ma di mattina, ai primi raggi del sole. Organizzano balli, giochi e gare sportive. Praticamente ogni festività popolare è accompagnata dalla lotta khuresh.

Luglio. A Chadan si tiene il festival internazionale di musica dal vivo e di religione “Ustuu-Churee”.

Agosto. Naadam, festa tradizionale degli allevatori di bestiame. È accompagnata da corse a cavallo, gare di tiro con l’arco e lotte khuresh.

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