Tra le renne della Chukotka

Uno scatto della giornata degli allevatori di renne in Chukotka (Foto: Vladimir Ryabkov)

Uno scatto della giornata degli allevatori di renne in Chukotka (Foto: Vladimir Ryabkov)

Un reportage nella regione che si affaccia sullo Stretto di Bering per raccontare la vita degli allevatori della tundra

Tra un susseguirsi di colline che si alternano alla serie infinita di valli che le separano, trascorre imperturbabile, tra lunghi inverni e brevi estati, la vita dell'allevatore di renne chukcha Andrei.

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, insieme alla famiglia e a un paio di aiutanti, Andrei guida la sua mandria di 2.000 renne, spostandosi nella tundra alla ricerca di un buon pascolo, seguendo per istinto le orme lasciate dai suoi avi.  

Il territorio

Chukotka (Circondario Autonomo della Chukotka): si affaccia sullo Stretto di Bering. Uelen, un villaggio della regione, è il centro abitato più a Nord-Est di tutta la Federazione Russa e dista dalla costa Usa poco meno di 90 chilometri, da Mosca quasi 10.000
Capoluogo: Anadyr
Superficie: 712.000 km2, circa due volte l’Italia
Clima: temperatura media a luglio +4°C/+14°C, a gennaio -18°C/-42°C
Popolazione: 50.000 abitanti (russi, chukchi, ucraini, eschimesi, eveny ed altre minoranze etniche locali). I russi (approssimativamente il 52 per cento) giunsero in Chukotka intorno alla metà del XVII sec. in cerca di nuove terre e della possibilità di imporre ai locali nuove tasse per reintegrare l’erario statale. In seguito arrivarono molti commercianti, molti studiosi. In epoca sovietica lo stato incoraggiava i giovani specialisti a trasferirsi al Nord, garantendo guadagni molto più alti della media. Si estraeva oro, argento, stagno, cassiterite. L’estrazione di materie prime rimane tra i principali motori dell’economia locale. Tra le etnie locali,i chukchi  sono al 13 per cento. Nei villaggi lungo le coste i locali conducono una vita stanziale e si occupano essenzialmente di pesca e caccia al tricheco, alla foca siberiana, alla balena. Gli allevatori di renne che abitano la tundra continuano a condurre, come in passato, una vita nomade

Sono loro ad avergli trasmesso la ferma convinzione che non vi sia nulla al mondo di più importante che sfamare i propri animali, unica vera fonte di ricchezza e garanzia di vita per sé e i propri cari.   

In questa prospettiva, nemmeno in inverno a 50°C sotto lo zero, nemmeno nella solitudine e nel silenzio di una tundra ricoperta da un manto di ghiaccio pressato e levigato da un vento tagliente e pressoché costante, le abitudini di Andrei possono mutare.

Ed ecco infatti che nel bel mezzo di questo deserto bianco, in un lieve avvallamento al riparo dal vento, si delineano i contorni di una piccola oasi di vita: è proprio l'accampamento di Andrei.

Dal camino che spunta in cima ad ognuno delle sue quattro yaranga - così si chiamano le tende chukcha fatte di pelli tese su una carcassa di legno - esce un fumo denso che pare immobile, sospeso nell'aria gelida e rarefatta tipica delle latitudini polari.

Piccole figure imbaccucate in abiti di pelo si affaccendano intorno alle tende. Sono gli uomini del gruppo al lavoro. Uno di loro taglia la legna, spaccando tronchi a suon di scure. L'altro affila gli sci in legno della slitta e la prepara per l’indomani: Andrei vuole andare a pescare e a fare scorta dei tronchi gettati sulle rive del fiume dalla corrente durante l’estate.

Le donne di famiglia, insieme a bimbi e anziani, si sono riunite in una delle yaranga, anch’esse a lavorare. Una nonnina chukcha, seduta silenziosa in un angolo, è tutta presa a riparare un paio di torbozà, gli stivaletti invernali fatti del pelo molto resistente che cresce tra gli zoccoli delle renne. Sono molto caldi, la suola sul ghiaccio non scivola, sono silenziosi e quando si va a caccia ci si può avvicinare alla preda senza essere sentiti.

Accanto a lei una giacca ed alcuni pantaloni anch’essi da rammendare, tutti rigorosamente fatti a mano in pelo e pelli, secondo tradizione. Scaldano, ma non fanno sudare, nemmeno durante i lunghi e faticosi tragitti a piedi nella tundra.

In inverno infatti capita di doversi spostare da un luogo all’altro, smontando e rimontando l’accampamento, anche ogni giorno, se lo strato di ghiaccio che ricopre il pascolo risulta troppo spesso e le renne non riescono a romperlo con gli zoccoli per brucare i sottostanti licheni.

Vicino alla nonna e al focolare siede un bimbo, forse di un paio d’anni e succhia tranquillo un confetto. È l’unico dei tre figli di Andrei a spostarsi estate e inverno insieme ai genitori e alle mandrie. I due figli più grandi, di 7 e 9 anni, studiano al villaggio dove vivono in collegio e raggiugono i genitori nella tundra solo durante le vacanze estive. Questa qui è la regola.

Accanto al fuoco c’è poi la moglie di Andrei, Marina che si occupa della cena. Il marito e i suoi aiutanti presto rientreranno e saranno affamati. Sulla stufa, che sta nel mezzo della yaranga, in un vecchio pentolone tutto annerito, vengono lessati enormi pezzi di carne di una renna appena macellata.

In una teiera ugualmente annerita dagli anni, forse dai secoli, passati sul fuoco, crepita l’acqua, ansiosa di bollire. Servirà per diluire l’infuso concentrato di te già pronto. Marina è parca nel gettare sul fuoco nuova legna, nella tundra bene assai prezioso, anche perché nella yaranga fa caldo.

La temperature è sopra lo zero e Andrei e compagni, rientrati nella tenda per la cena dopo il lavoro, possono tranquillamente riscaldarsi e rilassarsi, sedendosi sulle pelli stese a terra intorno al focolare, liberi delle pesanti pellicce.

Eccetto una piccola apertura, ritagliata nella pelle vicino al foro della canna fumaria la yaranga non ha finestre. Il fuoco della stufa, insieme alla fievole fiamma di un mozzicone di candela sono l’unica sorgente di luce e la cena trascorre in una penombra tremolante. Tutti mangiano senza proferir parola, ripulendo con gusto della carne i pezzi di osso che tengono in mano. La costata e le coda sono le parti della renna più prelibate, e infatti vengono mangiate per prime.

Informazioni per raggiungere la Chukotka 

Voli: Mosca-Anadyr (transaero.ru, yakutia.aero); Mosca-Pevek (yakutia.aero)


Documenti: Per visitare il territorio, oltre al normale visto russo è necessario ottenere un permesso rilasciato dall'Fsb (Servizio Federale per la Sicurezza della Federazione Russa). Per altre info cliccare qui

In inverno la carne viene lessata, in estate seccata, salata oppure affumicata perché il caldo non la guasti. Ma i chukchi amano anche il pesce. Malma, golets, kharius, muksun, chir, queste le specie di cui i fiumi della regione sono ricchi.

Finalmente Andrei rompe il silenzio protrattosi in modo quasi innaturale, iniziando, senza una ragione particolare, a raccontare una storia che i presenti ascoltano forse per la centesima volta, ma che cattura comunque l’attenzione generale.

“Quando c’è qualcosa da rubare, che sia lasciato in vista o ben nascosto – dice Andrei senza fretta, mischiando un russo incerto a termini della lingua locale – si può essere certi, compare un ghiottone”. E spiega di come una volta vide tre lupi catturare e uccidere una renna selvatica. Un enorme ghiottone, forte e muscoloso come Schwarzenegger, dopo aver osservato la scena, ricurvando le schiena come un judoka, si lanciò sui poveri lupi che scapparono spaventati e non poterono far altro che sedersi a guardare da lontano come quel ghiottone  mangiasse la loro preda.  

I ghiottoni non sono però l’unica insidia per le renne selvatiche e d’allevamento e, Andrei, che alleva renne da una vita, ne sa qualcosa: il buono stato di una mandria di renne non dipende solo dall’abilità e dall’esperienza dell’allevatore. È la tundra alle volte a dettare le regole del gioco.

In estate sono i tafani la sciagura principale per le povere renne. I funghi sono quella dei pastori: le renne infatti ne sono ghiotte ed attratte dal profumo si staccano dal gruppo e si perdono. Ci sono poi le renne selvatiche che, passando vicino alle mandrie, si portano via quelle domestiche, prospettando loro, in un linguaggio agli umani sconosciuto, un futuro in libertà.

In inverno, ad attaccare le mandrie sono i lupi affamati e dei cani randagi inselvatichiti, questi ultimi un male estremamente pernicioso perché non temono nulla, nemmeno l’uomo. Tra racconti e silenzi la stufa si spegne e nella tenda vien subito freddo. Per Andrei, Marina e figlioletto è giunta l’ora di ritirarsi a dormire tutti insieme nella cosiddetta tenda interna, una tenda nella tenda fatta anch’essa di pelli.

Sarà riscaldandosi a vicenda con il calore dei corpi che non patiranno il freddo ancor più freddo della notte. Bevuto l’ultimo sorso di the, gli altri membri della famiglia si dirigono verso le rispettive yaranga, rompendo con i propri passi quel silenzio totale che fa male alle orecchie.

Non distante dall’accampamento, tra le colline innevate che brillano al chiaro della luna si distingue un’enorme macchia scura: sono le 2.000 renne, anch’esse al riposo. E i camini delle quattro yaranga hanno smesso di fumare, ma per poco. Poche ore di sonno per Andrey e famiglia che presto proseguiranno il loro viaggio di una vita nella tundra sconfinata, che con la bella stagione fiorirà ricoprendosi ovunque di macchie di colore.

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