Ping pong con l'acqua

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

12 ottobre 2012

Come un torneo di ping pong. Apri, chiudi. Apri, chiudi. Lena apre l’acqua, si sciacqua le mani. Poi si gira e se ne va nell’altra stanza, lasciando il getto aperto. Io arrivo e chiudo il rubinetto, che inizia a gocciolare fino al suo ritorno, mentre il telefono continua a squillare e lei si allontana per prenotare la prossima seduta di manicure. Apri, chiudi. Lei apre il rubinetto e io chiudo, irritata nel vedere l’acqua che scorre inutilmente.

Un teatrino che si è ripetuto quattro o cinque volte nell’arco di una sola mezzora, finché, scocciata, le ho chiesto il perché di tanto disinteresse nel cercare un po’ di risparmio. Non tanto economico, visto che ancora oggi in molte case di Mosca le bollette sono forfettarie, e quindi l’interesse monetario potrebbe essere irrisorio. Ma almeno ambientale, visto che l’acqua – ho ripetuto come una noiosa cantilena imparata a memoria – è un bene prezioso, che non deve essere sprecato. Ebbene sì, in quel momento mi sono sentita mia madre, sopracciglio alzato e dito indice puntato, minaccioso.

Proprio io, che adoro sguazzare sotto il getto caldo della doccia e non ho mai prestato un’attenzione ossessiva nei confronti dell’acqua, mi sono ritrovata a fare la morale sull’importanza di avere un po’ di rispetto nei confronti di questo oro bianco.

In Russia, così come in molti altri Paesi, c'è ancora poca sensibilità nei confronti del risparmio dell'acqua (Foto: PhotoXpress)

“Tanto torna tutto in circolo”, mi sono sentita rispondere. E sono rimasta scioccata. Con il tempo mi sono resa conto che questa è una convinzione molto diffusa in Russia: di acqua che n’è in abbondanza, dicono, e poi ritorna, fuori da un tubo, dentro da un altro, dopo essere passata attraverso una fase di depurazione.

Con questa spiegazione ho fatto chiarezza sul perché tante volte nei bagni pubblici di caffè e università la gente entra, si lava le mani e se ne va senza chiudere il rubinetto.

Purtroppo in Russia una vera cultura ecologica deve ancora formarsi pienamente. Lo dimostra la quasi totale assenza del riciclare, la scarsa consapevolezza dell’importanza del risparmio energetico e dell’acqua, così come l’incuria nei confronti del verde pubblico, che in centro risulta spesso impeccabile solo perché viene costantemente ripulito da interi squadroni di addetti alle pulizie. Ma basta guardare un po’ oltre, per accorgersi che anche qui, come in Italia, tanta, troppa gente continua a gettare per terra quello che invece potrebbe buttare in un cestino. Meglio se differenziato.

L’apice dell’amarezza l’ho toccato in una calda giornata estiva, quando ho visto due uomini gettare lungo un prato, nella periferia di Mosca, una dozzina di bottiglie di vetro vuote. Se ne sono liberati così, svuotando i sacchetti di plastica ancora macchiati di vino come se stessero scrollando le briciole da una tovaglia.

Amarezza per un Paese straordinario che conserva ancora oggi una natura affascinante e selvaggia, purtroppo piegata da un’inciviltà che non rende onore a quella fetta di popolo russo che si è sempre contraddistinta per la sua sapienza e la sua nobiltà.

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