Oxana Corso, un'adozione da medaglia

La famiglia Corso al completo. La campionessa di atletica Oxana è la prima a destra (Foto: Luca Ferrari)

La famiglia Corso al completo. La campionessa di atletica Oxana è la prima a destra (Foto: Luca Ferrari)

La mamma e il papà della campionessa azzurra raccontano la storia che ha unito le loro vite da San Pietroburgo a Roma

Fermata Porta Furba-Quadraro della metro A di Roma. Oxana Corso, medaglia d’argento alle ParaOlimpiadi di Londra 2012 nei 100 e nei 200 metri categoria T35, ha vissuto 14 dei suoi 17 anni con mamma Angela, papà Piero e Olga, la sorella quattordicenne arrivata con lei dalla Russia, in un appartamento al quinto piano di un condominio dell’omonima borgata romana che punteggia la via Tuscolana.

Foto: Ap
Londra 2012
Due medaglie per l'Italia,
un cuore russo

Prima di allora la casa di Oxana e Olga era l’orfanatrofio numero 5 di San Pietroburgo. Fu lì che nel settembre ’98 Angela e Piero conobbero le loro figlie. Una storia di adozione come tante di quegli anni nei quali non c’era ancora un albo degli enti autorizzati. Tutto era lasciato alla singola iniziativa e all’incontro fortunato con chi poteva fare da mediatore nell’incontro tra i genitori “sulla carta” e i loro potenziali figli.

In questa storia quel mediatore risponde al nome di Tatiana. "È stata una fortuna averla incontrata", raccontano Angela e Piero. Lei seduta sul divano del salotto di casa nel quale troneggiano le foto di Oxana e Olga (anche lei atleta tesserata nella Cariri Rieti) e lui in piedi, orgoglioso di mostrare trofei, coppe e, naturalmente, quelle due medaglie d’argento conquistate a Londra dalla figlia più grande.

"Quando un’altra coppia che aveva adottato in Russia ci fece conoscere Tatiana stavamo organizzandoci per adottare in Perù – ricordano -. Lei ci assistette nelle pratiche, ci fece da interprete e poi ci parlò della possibile adozione di Olga, una bambina di 7 mesi che stava in orfanotrofio a San Pietroburgo. Andammo a conoscerla. Nello stesso periodo c’era lì una coppia che avrebbe dovuto adottare Oxana, sorella naturale di Olga. Oxana aveva due anni e 7 mesi, aveva trascorso due anni in ospedale per un problema al piede destro. L’accoppiamento andò male. Ce lo raccontarono e noi demmo subito la nostra disponibilità ad adottare entrambe le sorelle".

La scintilla, già scattata con la piccola Olga, si ripeté anche per Oxana. "Quando la vidi nel corridoio dell’orfanotrofio, Oxana si girò e mi disse: Papi e da quel momento nessuno avrebbe potuto più togliermi mia figlia", continua Piero che in quel lontano 1998 lavorava come cuoco e oggi fa il tassista. Annuisce Angela, che all’arrivo delle bimbe smise di fare la parrucchiera per dedicarsi a loro, tornando col pensiero a quei giorni.

Oxana Corso con le medaglie
di Londra 2012
(Foto: Luca Ferrari)

"Quando arrivammo a San Pietroburgo rimanemmo impressionati da tutti quei bambini soli, dalla povertà che c’era appena fuori dal centro e nell’orfanatrofio mancava di tutto - continua papà Pietro -. Ogni volta che andavamo a trovare le nostre figlie portavamo sempre dei doni anche a tutti gli altri: una volta comprammo 25 chili di banane e un’altra volta quattro termosifoni portatili e altro ancora. Tra mediazioni, documenti, regali, viaggi per l’adozione abbiamo speso cento milioni delle vecchie lire… ma ne è valsa la pena".

"Quando tornammo a San Pietroburgo per portare a casa le nostre bambine avevo imparato alcune parole russe per parlare con Oxana – aggiunge tornando a quei giorni -. Ma da quel momento lei non ha più voluto pronunciare una parola in russo". In Italia il problema di Oxana si rivelò più grave di quanto fosse stato detto alla famiglia. "Alla prima visita in Italia il professor Pierro ci spiegò che era quello di Oxana era un problema serio, si trattava di una cerebrolesione. Oxana fu operata tre volte in sette mesi, portò il tutore per anni. Ma non si è mai abbattuta", continuano Angela e Piero.

Oggi Oxana e Olga, sono due adolescenti romane che crescono con la giusta serenità. “Vinco perché mi diverto e gareggio con il sorriso”, ha detto proprio Oxana, tesserata per la Us Acli Terzo Millennio, dopo la seconda medaglia d’argento a Londra 2012. Una frase incorniciata nel salotto di casa Corso. Una serenità che sarà completa quando, fra qualche anno, tutta la famiglia farà un viaggio fino a San Pietroburgo: "Perché ci piacerebbe che le nostre ragazze conoscano il posto da dove arrivano".

L'intervista è stata pubblicata sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 18 ottobre 2012

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