Lo scacciapensieri della Yakutia

Si chiama khomus questo strumento dalle radici millenarie che trasmette l'anima di chi lo impugna. Reportage tra i suonatori di Yakutsk

(Foto: Stefania Zini)

In Yakutia si chiama khomus, è lo strumendo musicale più diffuso. Lo suonano tutti, donne, uomini, anziani, giovani e anche bambini. Secondo uno slogan in voga ogni yakuto moderno deve avere un khomus come compagno. Chi non ne possiede uno significa che ha dimenticato le proprie radici. Una delle tante versioni riguardanti la sua provenienza dice infatti che gli yakuti ne hanno sempre fatto uso.

Questo piccolo strumento però, che generalmente misura pochi centimentri, non è affatto una prerogativa della Yakutia. Citato da Galileo Galilei nei suoi saggi, apprezzato da Pietro il Grande e suonato virtuosamente da Abramo Lincoln è forse lo strumento musicale più diffuso al mondo.


Lo suonano in più di 200 Paesi, fabbricato in bamboo, legno, osso o ferro. Altrimenti chiamato "vargan", internazionalmente definito "trump" in Italia è noto come “marranzano” o "scacciapensieri".

È proprio in Italia, in Sicilia, che nasce l'idea di produrre un film sul khomus, definito dall'ideatore del progetto, il filmmaker e suonatore di scacciapensieri Diego Pascal Panarello, "uno strumento che si cela negli angoli di ogni cultura e racchiude in sé uguaglianze e differenze tra popoli lontani".

Panarello ha girato il mondo alla ricerca dell'anima di questo strumento. Andrà anche in Yakutia, da lui definita La Mecca dello scacciapensieri per trasformare il suo diario filmato, "There's Nothing to Think", in un film sui miti e le leggende di questo magico oggetto.

A Yakutsk, capitale della Yakutia, esiste un museo interamente dedicato al khomus. Tra i primi 100 al mondo per l'unicità delle collezioni, il museo conta 1.342 khomus provvenienti da 45 Paesi, espone il khomus più piccolo al mondo di un centimetro, quello più grande di 98 e l'intera collezione di 595 strumenti donata dallo studioso americano di khomus Federick Crain. Ottomila gli esemplari del fondo del museo. Voluto dal virtuoso del khomus Ivan Alekseev, il museo nacque nel 1990; precisamente il 30 novembre, oggi festa nazionale del khomus in Yakutia ed in altri Paesi.

Conversando con Ivan Alekseev e col direttore del museo Nikolay Shishigin i pensieri del filmmaker italiano Panarello sono apparsi quanto mai giusti e la Sicilia e la Yakutia quanto mai vicine.

Quando e dove nacque il khomus?
Alekseev: Forse in Asia Centrale, 2.500 anni fa, contemporaneamente in luoghi diversi. Crain crede sia nato 5.000 anni fa. Non ci sono riferimenti nei ritrovamenti Maya ed in Egitto. Ne troviamo in Europa, in Russia, nelle steppe mongole, a Tashkent in Uzbekistan. Due strumenti risalenti a 1.050 anni fa vennero rinvenuti nel 1992 in Giappone, dove il khomus era molto diffuso anche nel XVIII secolo. Più tardi l'imperatore lo proibi perché usato per criticare la politica imperiale. Un abile suonatore di khomus, infatti, insieme alla musica può emettere parole, le cosiddette “parole acustiche.”

 

Shishigin: È probabile che sia nato all'età della pietra, quando l'unico pensiero dell'essere umano era saziarsi. L'uomo primitivo potrebbe aver emesso casualmente dei suoni, pulendosi i denti con un osso. Da lì, con il tempo, la necessità spirituale di creare melodie. C'è poi chi sostiene che provenga da Atlantide. Durante il Medioevo fu compagno di nomadi e commercianti nei loro viaggi verso l'Asia. È facile da trasportare e suonandolo, fa fantasticare, produce una musica cosmica che entra nell'anima.
In Europa lo usavano per fare dichiarazioni d'amore, nell'antica Rus' per incitare i gerrieri alla battaglia.

Cosa prova chi suona il khomus?
Alekseev: Suonare il khomus ha una funzione spirituale. La sua musica genera pensieri, non quelli reali e usuali, quelli tramandati nei secoli. È poi terapeutico. Il medico, poeta, khomusista tedesco V.L. Schmidt già nel XVII sec. si serviva del khomus per curare lo stress e la sterilità delle donne. Ha infine una funzione estetica: il khomus ha una bella forma ed è fabbricato artigianalmente. Tra l'artigiano e lo strumento si instaura un dialogo che poi continua con chi lo suona. Ogni strumento quindi, contiene e trasmette un'enorme quantità di informazione.

Shishigin: Questo piccolo strumento funge da ponte tra popoli di lingua e cultura diverse. È capitato che mio fratello Spiridon, virtuoso del khomus, suonando abbia emesso delle parole acustiche in lingua yakuta e khomusisti stranieri siano riusciti a ripeterle, pur non conoscendo la lingua. Anche i sordomuti possono parlare attraverso il khomus che parla per loro. Il khomus è una macchina del tempo: quando suono, il mio khomus emette la musica della mia anima. Per questo ho preparato un video che lascerò a mio figlio da guardare dopo la mia morte. Lo saluto e gli dico: "Ora prendi il mio khomus e suona." Io ho appoggiato le mie labbra sullo strumento, egli appoggerà le sue e le nostre anime si uniranno di nuovo.
Suonando il khomus racconti cosa hai dentro. Spiridon, per esempio, è una persona molto dolce e quando suona si sente. Ivan Alekseev suonando umanizza lo strumento, lo impersona. Per questo la gente lo chiama "Khomus Iban" (Iban, pronuncia yakuta di Ivan), non perché assomigli a un khomus.
È anche l'unico strumento musicale a trovarsi nello spazio. L’ha voluto con sé un cosmonauta. Era un khomus del nostro museo.

Chi suona il khomus segue una partitura? Chi ne compone la musica scrive le note?
Alekseev: Conosco le note, ma non le scrivo e nel suonare non seguo partiture. Suono quasi sempre improvvisando, pur nel rispetto di uno dei 5 stili di riferimento per chi compone. Esistono composizioni considerate classiche. Ma hanno solo una "partitura acustica". I khomusisti europei usano note scritte.
In Austria Karl Oenshtein, un virtuoso di khomus del XIX secolo, suonava contemporaneamente 16 strumenti, su 16 tonalità diverse. Egli scriveva le note. A 30 anni, però, rimase senza denti e non potè più suonare. Serve almento un dente per suonare il khomus. Allora non esistevano dentiere o protesi, dovette cambiare strumento e divenne un violinista famoso.

Anche quando suona un gruppo non servono partiture?
Alekseev: In base alle capacità degli esecutori, viene cotruita una sceneggiatura della composizione, senza note. Un gruppo di khomusisti funziona come una squadra di calcio. Ci deve essere un attaccante e un difensore della melodia. Nel 2011 abbiamo stabilito un record mondiale: a Yakutsk ha suonato un gruppo di 1.344 khomusisti, organizzando la melodia secondo la tradizione dove un khomusista intona e gli altri lo seguono.

Come fa un artigiano a fabbricare un khomus?
Alekseev: Per fabbricare un khomus personale, l'artigiano conversa a lungo con il khomusista: deve percepirne l'animo, studiarne la voce ed infine scegliere l'intensità di fuoco necessaria per forgiare il metallo ed ottenere il timbro musicale adatto. Poi l'artigiano impone il silenzio per conservare il ricordo del tono della voce del khomusista. Egli stesso lavora senza proferire parola. Solo al sorgere del sole, quando l'artigiano termina il suo lavoro, cioè fissa la linguetta al corpo del khomus, rivolgendo lo strumento verso il sole, proferisce le prime parole: l'unione con la natura è avvenuta.”

Come e quando avete capito che suonare il khomus era il vostro destino?
Alekseev: Nel 1953, ero un bambino, sentii alla radio un virtuoso suonare. Era la fine della melodia, ma bastarono pochi secondi di musica per lasciarmi folgorato. Da allora il khomus è parte di me.

Shishigin: Insegnavo a scuola, molti sapevano che mio fratello Spiridon è un virtuoso e mi chiedevano di suonare. Nessuno credeva che non ne fossi capace. Spiridon mi regalò un khomus e cominciai a suonare. Un giorno suonai ad un concerto. Alla fine dell’esecuzione il pubblico parve entusiasta e mi montai la testa, pensando di aver le capacità di mio fratello. Chiesi quindi ad Alekseev, che era presente, se avevo suonato bene. Egli dopo una pausa mi rispose: “C'è qualcosa nella tua musica che ricorda Spiridon”. Evidentemente non gli ero piaciuto. Allora registrai una mia esecuzione e ascoltandomi capii che la mia non era solo un'accozzaglia di suoni. Puoi però non essere un virtuoso del khomus, ma una volta legata la tua vita a questo strumento, cominci a pensare solo alla sua musica e non riesci più a vivere senza di esso.

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