Alla Biennale di Ekaterinburg

Foto: Tatiana Andreeva

Foto: Tatiana Andreeva

Tra gli artisti provenienti da 30 Paesi del mondo, sono presenti anche le creazioni degli italiani che hanno risposto allo slogan: “A ogni artista la sua fabbrica”

Si è aperta a Ekaterinburg la II Biennale Industriale degli Urali di arte contemporanea: decine di artisti sono arrivati da 30 Paesi, da Russia, cioè, e Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Bulgaria ecc.

Le opere sono concentrate sul tema dell’"Industrializzazione della regione e la sua interazione con la cultura contemporanea”, trasformando gli impianti industriali di una delle più antiche aree di produzione della Russia in art residency.

Leonid Tishkov (Russia)

Mi aspetto che gli spettatori della Biennale non guardino semplicemente i quadri e tutto il resto, ma compiano insieme agli artisti il percorso dall’ideazione alla realizzazione dell’opera d’arte, per non restare indifferenti! L’artista crea arte, è in fermento, si immerge nelle forze della natura, scopre una nuova visione e vorrebbe che anche i visitatori fossero coinvolti in quest’esperienza, in modo da diventare co-autori, “creanti”

Le fucine per esprimere le idee degli artisti di oggi sono state, in particolare, la “Uraltransmash”, la fabbrica di macchinari per attività minerarie di Pervouralsk, la tenuta-museo di Nizhnij Tagil, il Museo statale di Storia e di Architettura di Nevjansk presso la torre pendente di Nevjansk (costruita nel 1700 dal famoso industriale uralico Akinfij Demidov, che, a quanto pare, o coniava monete false oppure fondeva di nascosto dallo Stato l’argento e l’oro che estraevano dalle sue miniere), la tipografia principale degli Urali e lo stadio centrale di Ekaterinburg. Un gran numero di art residency (una trentina) si trovano nella tipografia “Uralskij rabochij” (L’operaio degli Urali, ndr), il cui spazio è rimasto per metà vuoto.

Mathieu Martin (Francia)

La Biennale mi ha permesso di fare il mio primo reale progetto su vasta scala: ridipingere il simbolo rivoluzionario della città di Ekaterinburg – la Torre idraulica bianca – e accenderla ancora una volta come una fiamma. È il mio primo progetto in Russia. E mi sembra che progetti simili in Francia siano sempre meno possibili, mentre qui da voi è stato meravigliosamente semplice! Se lo potessi fare nel mio laboratorio non avrebbe senso farsi 5.000 km. Volevo lavorare un po’ sull’elemento del paesaggio cittadino di cui non avevo eguali nel mio Paese

Sono stati messi in funzione in veste di residenze artistiche una decina di impianti industriali della regione di Sverdlovsk. Tutte le fabbriche sono funzionanti, ma hanno degli spazi vuoti utilizzabili.

Per la Biennale sono state scelte le aree industriali i cui proprietari hanno dato il loro consenso (ancora oggi negli Urali centrali ci sono molte imprese nascoste e segrete). Una settimana prima dell’esibizione gli artisti hanno iniziato una totale immersione nella vita produttiva: andavano in fabbrica, osservavano il lavoro degli operai.

L’americano James Morgan si è accampato insieme alla sua squadra praticamente in un campo aperto, dove sorgerà la futura zona economica speciale “Valle di Titanio”.

James Morgan (Usa)

Ho fatto un’installazione sul tema della Valle di Titanio degli Urali. Siamo stati un po’ sul posto dove era stata costruita la prima fabbrica. Quest’esperienza si riallaccia al fatto che io vengo dalla Silicon Valley americana. Nel progetto è stata attivata una grande squadra con persone di tutto il mondo – da 13 fusi orari –, c’è anche una indiscutibile barriera linguistica. Ma con la squadra mi è andata bene

Nella fabbrica “Uraltransmarsh” allestiranno il balletto di un atto realizzato per lo spazio industriale dal Teatro dell’Opera e del Balletto di Ekaterinburg, “come sintesi della coreografia contemporanea, della musica classica ed elettronica, dell’arte attuale e dell’architettura di fabbrica”. Prenderanno parte alla rappresentazione anche gli operai della fabbrica.

La Biennale rimarrà aperta fino al 22 ottobre 2012. Gli esperti prevedono che verranno a vedere l’arte d’avanguardia dai 60.000 ai 100.000 visitatori. In effetti, non sono poche le persone che hanno espresso il desiderio di familiarizzare con l’arte di alto livello. Le persone arrivavano e restavano stupite. Uno degli oggetti esposti era un mucchio di scatole di cartone vuote al centro. Il primo pensiero che nasce guardandole è che si tratti di spazzatura o di un art residency non ancora realizzato.

 

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Invece si scopre che è parte di una grande installazione dell’artista Netko Salakov dal titolo “Tutto ciò che volevate fare con alcune persone, soprattutto con l’elite politica, fatelo con queste scatole”. Altrettanto enigmatica era la gigantesca macchia d’inchiostro gialla su tutta la parete accompagnata da una modesta annotazione di Salakov: “Ho affidato all’assistente della mostra questa macchia gialla, ma poi mi sono totalmente dimenticato il perché”.

Foto: Tatiana Andreeva

L’artista turco Kutluk Ataman ha raccolto per la sua installazione 40 televisori; ognuno trasmette un’intervista con i residenti di un ghetto turco. Vladimir Seleznev, di Ekaterinburg, ha radunato gli slogan delle ultime campagne elettorali con cui ha ricoperto una sala a parte. A dire il vero le diciture a prima vista non si notano, circondano la persone soltanto alla luce di lampade particolari. L’autore ritiene che le promesse preelettorali valgano soltanto durante la campagna stessa; dopo le elezioni vengono dimenticate e per questo anche gli slogan scompaiono quando si spegne la lampada. In quel momento sulle pareti iniziano a baluginare davanti agli occhi delle frasi scritte con una vernice speciale: “È tutto inutile. È tutto inutile…”.

Nicholas Fraser (Usa)

Sono in Russia per la prima volta e mi godo la generosità delle persone che mi circondano: sono tutti pieni di entusiasmo per il mio progetto, pronti a fare di tutto per aiutarmi. La città di Nizhnij Tagil mi ha dato l’impressione di una comunità chiusa, dove la propria storia viene ancora valorizzata

Nicholas Fraser dagli Stati Uniti ha ipotizzato che le regole del libero mercato ricordino il gioco del baseball. E ha proposto agli operai del complesso industriale metallurgico di Nizhnij Tagil di giocare con lui.

Il motto della Biennale è “A ogni artista la sua fabbrica”. Ma cos’è lo spazio della fabbrica? Di norma sono luoghi dissestati, muri scrostati, macchinari vecchi. Come ha fatto notare Aleksandr Stepanov, studioso dell’arte e membro dell’Unione dei pittori di Russia, l’idea di farci entrare degli oggetti d’arte è stata un colpo da maestri. Non c’è un gran senso nel realizzare la messa in scena di un balletto in una catena di montaggio o metterci dei quadri. Bisogna farlo in modo giusto e preciso.

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