Adygeja, turismo slow

Foto: Aleksandr Zheleznyak

Foto: Aleksandr Zheleznyak

La Repubblica nel Sud della Federazione resta in una dimensione fuori dal tempo tra bellezze naturali e monumenti storici, riti antichi e luoghi incontaminati

È l'alba. L'aria umida è intrisa del profumo delle mimose e delle prugne mature. Nuvole biancastre scivolano giù lungo i pendii, avvolgendo piccole izbe solitarie i mulini di legno. Sprofondato tra le onde della nebbia c'è il monastero ortodosso di San Michail Afonskij; un uomo barbuto con il saio nero impila accanto alle mura delle cassette di pane fresco.

 

La riserva naturale

La riserva naturale del Caucaso è definita il polmone verde della regione.  La storia di questo straordinario complesso naturalistico e della sua conservazione comincia nel 1888, quando nell'area che lo ospita venne organizzata la riserva di caccia del Kuban dei Gran Principi Romanov. La riserva si estende nel territorio dell'Adygeja e di alcune regioni confinanti, ed ebbe origine dal villaggio meridionale di Guzeripl. È la seconda per dimensioni in Europa, e nel 1999 è stata inserita dall'Unesco nella lista dei siti dichiarati Patrimonio naturale dell'umanità. Nel territorio della riserva si snoda una moltitudine di percorsi ecoturistici. Nei boschi del Caucaso si possono vedere camosci, linci, orsi bruni, cervi e cinghiali. “Del bisonte europeo oggi nel Caucaso tocca parlare come di una nuova specie animale. In seguito alle guerre nel Caucaso e al rapido popolamento delle zone collinari il numero dei bisonti europei si era drasticamente ridotto - negli anni '30 erano completamente scomparsi. La riserva del Caucaso fece rinascere questa specie nel 1940, incrociando il bisonte americano con quello di Belovezha. Il risultato è molto simile a quello originario...”, racconta Dmitri Kuznetsov, presidente della Federazione turismo sportivo della repubblica dell'Adygeja. Attualmente, a 1.400 metri sul livello del mare si può passeggiare nel Parco del bisonte europeo di Kishinsk

Gli abitanti della piccola repubblica montanara di Adygeja, nel Sud della Russia, non chiudono mai la porta di casa. "Non ti affrettare, farai in tempo a far tutto, e quello che non riesci a fare vuol dire che non era importante", è la frase che si sente dire più spesso negli aul e nei villaggi sperduti tra le catene montuose.

Il cavallo cammina in salita sull'altopiano di Lago-Naki, superando lungo il sentiero le UAZ impantanate nel fango e i ciclisti che affondano fino alla cintola nell'argilla rosso-bruna.  Lo stalliere Serezha, con una camicia a quadri e i sandali sopra i calzini di lana, biascica rumorosamente e batte la groppa del cavallo con un ramoscello di acero.  Incrociando due circassi che scendono dall'altopiano con i loro cappelli di lana ricciuta, Serezha li saluta con un cenno del capo.

Nella capitale dell'Adygeja, la città di Majkop, vivono 167.000 persone: è il maggior centro abitato della repubblica. I restanti 283.000 abitanti vivono nei centri minori e nei villaggi agricoli. Sono presenti in tutto 80 nazionalità. Attualmente la popolazione autoctona - gli adygei - vive negli aul sparsi per il Nord pianeggiante, mentre le aree montane sono abitate da una rovente miscela multietnica - russi, circassi, greci, zingari, armeni e curdi - una moltitudine di mentalità, fedi religiose e tradizioni. 

"Qui da noi non ci sono conflitti, solo nelle città, - argomenta Serezha, osservando pensieroso la distesa dei monti -  noi ci siamo sparsi per le fattorie, e poi qui non interessa a quale dio rivolgi le tue preghiere. Vicino all'altopiano c'è il villaggio di Temnolesskaja, dove vivono gli antichi credenti. Portano gonne lunghe fino a terra e fazzoletti in testa. Sono loro che hanno piantato la croce sulla montagna. La croce protegge tutta la nostra valle: i cristiani, i musulmani, e anche i battisti".

Foto: Aleksandr Zheleznyak


Si fatica a credere che i proprietari di queste baracche di tronchi sappiano che cosa vuol dire all inclusive e franchising, chiamano le case per i turisti bungalow e si contendono i clienti. Ma il desiderio di ridare gloria al "trentesimo percorso", il più battuto al mondo, che parte da qui, dal villaggio di Khadzhokh, gli adygei non l'hanno mai perso.  

Il 30° percorso

Le montagne del Caucaso erano una delle mete turistiche più amate dalla gioventù sovietica. Passa di qui il famoso 30° percorso - un sentiero di alta montagna che parte dal villaggio di Khadzhokh, un popolare luogo di villeggiatura, e conduce fino alle sponde del Mar Nero. Vent'anni fa questo sentiero era il più battuto al mondo: ogni giorno lo percorrevano fino a 100 escursionisti. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica il percorso cadde nell'oblio, ma non per molto: a conquistare quelle alture tornarono per primi i ragazzi, ispirati dalle imprese compiute nell'era sovietica dai loro genitori, e poi semplicemente gli amanti delle vacanze dinamiche a contatto con la natura. Attualmente uno dei principali operatori turistici della repubblica registra 60 visitatori alla settimana su questo percorso. Il Trenta è aperto agli escursionisti da giugno a settembre

"L'iniziativa parte quasi sempre dagli abitanti locali - racconta il responsabile dell'ente del turismo della regione di Majkop Sergej Shubin - la gente del posto conosce i migliori sentieri, l'ubicazione dei villaggi, i nomi delle catene montuose e le zone pericolose. Alla fine degli anni '90 a poco a poco i privati hanno iniziato a creare delle case di vacanza e delle piccole società di turismo sportivo. Ci sono molte aziende familiari. Ma realizzare nuove autostrade e garantire la sicurezza lungo tutto il percorso non è un problema alla portata dei privati, in primo luogo per motivi finanziari. Gli enti della repubblica devono fornire le infrastrutture, tutto il resto c'è già".

Il cavallo continua a salire lungo il pendio, passando accanto a una radura dal nome bizzarro di "Fronte di Lenin". A 2.000 metri sul livello del mare la visibilità è abbastanza buona per osservare le stelle. Nelle radure, i telescopi chiusi nelle loro custodie se ne stanno immobili in attesa della notte: gli astronomi venuti da Majkop dispiegano nelle loro tende le carte della Via Lattea.

Nelle montagne le condizioni atmosferiche cambiano ogni mezz'ora, e nubi plumbee ricoprono i pendii. Prima di notte può darsi che il cielo torni sereno.

Quando i sentieri turistici vengono cancellati dalle piogge torrenziali, una buona alternativa al cavallo come mezzo di trasporto è il Gaz-66, un furgone che non conosce ostacoli, in cui spesso in Russia viaggiano i soldati, mentre in epoca sovietica vi si trasportavano patate e studenti.

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Foto: Yuri Ivaschenko

Il monastero

A Sud di Majkop, la capitale della repubblica, si trova il monastero maschile di San Michail. Qui si produce il pane nero e si coltivano giardini di meli e di pioppi; qui matura il cotognastro profumato. La costruzione del monastero ortodosso ebbe inizio nel 1877 grazie alle donazioni spontanee. Il potere sovietico sfruttò l'area del monastero come casa di riposo, come colonia per bambini, e infine costruì il villaggio turistico Romantika con i materiali edili ricavati dalle chiese del monastero. Nel 2001 il convento è stato riconsegnato alla Chiesa Ortodossa Russa e sono iniziati i lavori di ricostruzione, ormai quasi completati. Qui giungono fino a 50.000 pellegrini ogni anno, senza contare i semplici turisti. Nell'area del convento esiste anche un'intera città sotterranea fatta di caverne collegate tra loro da passaggi che si estendono sotto terra per molti chilometri, verso le vette delle montagne e i villaggi della pianura. Secondo gli storici e gli speleologi, questo monastero sotterraneo fu fondato dai monaci bizantini nel decimo secolo d.C..  Sempre qui, a 900 metri sul livello del mare, si trova la famosa sorgente sacra di Pantelejmon, da cui sgorga un'acqua curativa ricca di argento che attira pellegrini da ogni parte del mondo

Ruslan è laureato in matematica all'università di Majkop. Non è riuscito a trovare un lavoro con il suo titolo di studio, e allora questo ex studente ha fondato una delle prime società di turismo nel villaggio di Khadzhokh. Oggi vi lavorano sette istruttori professionisti, tra cui la sorella quattordicenne di Ruslan, Sjuzanna; sua mamma prepara le provviste per i turisti e il papà li porta nelle montagne, guidando appunto il suo Gaz-66.

"Quando iniziammo era tutto molto complicato, - racconta Ruslan; - non conoscevamo le regole, non sapevamo come organizzare i percorsi e renderli sicuri. Ma la domanda non mancava, e così è nata anche l'offerta". Ruslan indossa una muta da sub che a quanto pare non toglie mai. È stato tra i primi a mutuare dai tour operator internazionali l'idea del torrentismo. 

I fiumi di montagna nell'Adygeja non mancano di certo - questa terra è tutta disseminata di sorgenti, fonti, fiumi e laghi. Nel periodo del mesozoo l'Adygeja era situata sul fondo del mare preistorico Tetis, che divideva due continenti: Laurasia e Gondwana.In seguito allo spostamento delle placche litosferiche l'acqua è scomparsa, lasciando scoperto il fondale - il territorio della repubblica è ricchissimo di antichi fossili marini e di gusci di molluschi preistorici.  E gli adygei con il loro sconfinato amore per l'acqua sono rimasti gente di mare, anche se il mare non c'è più.

Sono poche le persone che si trasferiscono a vivere in Adygeja, ma sono pochi anche quelli che abbandonano i luoghi natii. Questa repubblica sembra un mondo parallelo nel quale ormai da alcuni mesi la notizia principale "non è la Siria, le Pussy Riot o le Olimpiadi, ma il fiume Belaja che si è intorbidito per le colate detritiche, mentre di solito è trasparente come una lacrima".

Sta calando la sera. Il sole, dopo aver fatto capolino solo per un minuto, cala laggiù oltre i monti, l'aria profuma di mele e di cotognastro rosso.  I triangoli delle tende nel frutteto si sono stretti intorno al falò. Gli studenti di archeologia vengono qui durante tutto l'anno per studiare gli antichissimi monumenti di pietra: i dolmen di cui abbonda la terra di Adygeja. Il dolmen Khadzhokh 1 si trova proprio qui, in fondo al giardino di meli, su una piccola collinetta circondata da alberi bizzarri e affascinanti. Ricomincia l'acquazzone, ma l'archeologo e presidente della Società Russa di Geografia, Igor Ogaj, senza far caso ai lampi, mi parla di questa casetta di pietra e del suo scopo: forse è un monumento sepolcrale, forse un tempio o segnale stradale. 

  Foto: Lori/Legionmedia    

I dolmen

I dolmen furono costruiti molto prima delle piramidi egizie, di cui sostanzialmente sono un prototipo. Quest'antica forma di cultura presumibilmente arrivò in Adygeja dall'India; il peso di una singola lastra in un dolmen di dimensioni medie è di 4-7 tonnellate, mentre il peso complessivo di un dolmen può raggiungere e superare le 25 tonnellate.  Per la lavorazione delle lastre di pietra venivano impiegati cunei di bronzo, pietra e legno. Le lastre venivano trasportate facendole rotolare su dei tronchi. I dolmen venivano montati con l'aiuto di impalcature e di leve. Al mondo vi sono altri quattro siti megalitici paragonabili a questo. Si trovano in Irlanda, Danimarca, Portogallo e Spagna. È noto che in quest'area vivevano delle tribù di Sciti: lo testimoniano le sepolture tipiche, i kurgàn rinvenuti dagli archeologi nel territorio della repubblica. Successivamente vi furono le tribù degli Anti e dei Polovtsy, nonché il Khanato dei Chazari, un impero scomparso la cui storia è narrata dal premio Nobel Milorad Pavich nel suo Dizionario dei Chazari. Alcuni studiosi britannici mettono in relazione la completa estinzione del popolo che abitava l'Adygeja con un cataclisma che si abbatté su di esso proprio all'apogeo dell'era del bronzo, mentre si sviluppava la cultura megalitica nel Caucaso Nord-Occidentale. Il dottor Benny Peiser, antropologo all'università John Moore di Liverpool, assicura che la catastrofe avvenne proprio in quel periodo. Peiser ha  analizzato 500 siti di scavi archeologici di antiche civiltà e ha condotto indagini climatologiche. La scoperta di Peiser è confermata dai nuovi dati scientifici presentati da un astrofisico dell'Università di Oxford, Victor Clube. Clube sostiene di aver individuato nell'orbita di Giove un ammasso di meteoriti che impattano con la Terra ogni tremila anni. Il fisico di Oxford sostiene che furono proprio questi meteoriti a innescare l'era glaciale; nel 2350 a.C. bruciarono il suolo; e infine, nel 500 d.C., cadendo sulla Terra causarono delle inondazioni nel Vicino Oriente. Ciò nonostante, ancora oggi nell'Adygeja viene ritrovata un'enorme quantità di testimonianze di antichissime civiltà

A Khadzhokh Igor studia i monumenti dell'era dei megaliti e guida le escursioni all'esposizione privata del villaggio di Kamennomostskij - due piccole stanze nelle quali è conservato tutto ciò che gli archeologi sono riusciti a ritrovare e a restaurare nella regione di Majkop. "Elmetto di soldato nazista, metà del XX secolo, - questo è sovietico, mentre questo è di un guerriero circasso del XVII secolo. Lance, lapti (calzature contadine di corteccia di betulla, ndr), ornamenti per le trecce, amuleti d'osso. Se indovinate che pietra è questa vi regalo una calamita. Sbagliato, è un'ametista. Tenete le calamite e il libretto di poesie", Igor riversa sugli ascoltatori un flusso inesauribile di informazioni. Vola leggero tra gli antichi fossili disposti sul pavimento, la collezione di minerali dell'Adygeja e il bisonte europeo, l'uro e il cinghiale impagliati, che strabuzzano minacciosi gli occhi di vetro. Nell'elmo tedesco pigola un gattino grigio tigrato.

"Qui viene gente da tutto il mondo per vedere i dolmen. I nostri monumenti antichi di 5.000 anni come per miracolo si sono conservati in ottimo stato. Vogliamo realizzare a breve il progetto di un parco dei megaliti: collegare tutti i nostri monumenti antichi in un unico percorso, costruire le infrastrutture necessarie - ci saranno più visitatori, e quindi più mezzi per proseguire gli scavi archeologici e mantenere i dolmen già ritrovati. Ci occupiamo dei monumenti con le nostre sole forze, ma sono tragicamente insufficienti...".

La notte è profumata. Una culla circassa di legno cigolando fievolmente dondola accanto alla porta aperta. Diversi secoli fa i circassi cominciarono a legare i bambini nella culla con delle piccole cinghie, per non farli cadere. Ora scherzano dicendo che meriterebbero il premio Nobel per avere inventato le cinture di sicurezza. È appena terminato il Bajran, e si è tornati alla vita di ogni giorno. Hodzha, un ricco circasso di Guzeripl, ha costruito accanto alla sua casa una moschea, una sinagoga e una chiesa cristiana ortodossa. Di notte fanno l'occhiolino con le fioche luci dei loro lampioni.  Hodzha se ne sta seduto, cupo, sulla riva del fiume Belaja - le trote hanno abbandonato le acque ormai torbide: sogna soltanto l'acqua, trasparente come una lacrima, che scorre accanto alla sua casa, vicino alla bocca del fiume. 

Come arrivare  
Per arrivare al villaggio di Khadzhokh, il centro turistico della repubblica di Adygeja, il mezzo più comodo è l'aereo, con un volo Mosca-Krasnodar. Da Krasnodar si prosegue in autobus: Krasnodar-Villaggio Kamennomostskij (Khadzhokh), oppure Krasnodar-Majkop. Il biglietto aereo di andata e ritorno costa in media 10.000 rubli (250 euro), il volo da Mosca a Krasnodar dura circa due ore e mezza.

Dove alloggiare 
Il villaggio di Khadzhokh (Kamennomostskij) è ricco di case per i turisti: nell'Adygeja è questa la soluzione di alloggio più comoda. Nel villaggio se ne trovano a ogni angolo, e a seconda della qualità dei servizi offerti, la classe e i prezzi variano, a partire da 1.500 rubli (40 euro al giorno per una camera doppia).  Gli amanti delle vacanze a basso costo nella natura possono facilmente trovare un posto dove piantare la tenda.

Dove mangiare
A Khadzhokh non ci sono molti caffè. Ma nelle case per turisti vi forniscono sempre anche il vitto e vi preparano delle provviste se partite per un'escursione. Si può fare uno spuntino con del formaggio fresco dell'Adygeja, che si vende sulle bancarelle a ogni angolo di strada, o provare un autentico shashlyk (spiedino di carne, ndr) caucasico nelle fiere lungo il fiume Bolshoj Rufabgo.  Se non siete abituati a mangiare all'aperto, il caffè Peshchernyj chelovek (L'uomo delle caverne, ndr.), situato all'interno di un massiccio roccioso nel villaggio di Khadzhokh, offre ai suoi ospiti un menù giornaliero e persino una passeggiata con gli struzzi. 

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Il formaggio

Il formaggio è il prodotto nazionale degli adygei che abitano le colline nel Sud del Caucaso Settentrionale. Secondo una leggenda, proprio una forma di formaggio dell'Adygeja aiutò il mitico eroe Kuitsyk a sconfiggere un gigante con un occhio solo: giunto in vista  del nemico, l'eroe strinse il formaggio nel pugno e ne spremette il siero. Il gigante, che aveva scambiato il formaggio per una pietra, riconobbe la straordinaria forza di Kuitsyk e fuggì terrorizzato. Il formaggio dell'Adygeja profuma sempre di fiori e di latte.  Il suo antico nome, Matekuae, deriva dall'unione di due parole: «mate», canestro; e kuae, formaggio. Le forme di formaggio tradizionale dell'Adygeja hanno sempre un motivo decorativo sul fianco, ottenuto fasciandole durante la preparazione con dei rametti di salice. La ricetta del formaggio tradizionale è semplice: il latte vaccino filtrato viene messo sul fuoco. Quando comincia a sobbollire, vi si aggiunge del siero contenente fermenti. La cagliata così ottenuta viene lasciata riposare per 5 minuti, dopo di che metà del siero viene eliminato. La massa di formaggio ancora calda viene versata in appositi canestri fatti di sottili rametti di salice intrecciati. Questo tipo di formaggio viene consumato fresco, affumicato o essiccato. In Russia il formaggio Matekuae è stato conosciuto in seguito alla guerra russo-caucasica. Da allora il formaggio di Adygeja è considerato uno dei più pregiati nel nostro paese. In qualsiasi negozio di alimentari della Russia si può trovare del formaggio dell'Adygeja, ma per scoprirne il gusto autentico bisogna provarlo in un aul circasso o adygeo, nel Sud della repubblica

Sport estremi

Molti turisti vengono nell'Adygeja per fare un volo mozzafiato con il parapendio a motore o con il deltaplano.  Ammirare i paesaggi montani della repubblica a volo d'uccello non è difficile: la cultura del volo in Adygeja si sta sviluppando a ritmi rapidissimi. I parapendisti locali hanno già vinto diversi titoli mondiali, e ogni anno nella repubblica si svolgono competizioni nazionali e internazionali, nelle quali una delle prove più amate sono i “voli con riserva di carburante ridotta”, che mettono a dura prova i nervi del pilota. Per quanti preferiscono restare con i piedi per terra, le compagnie turistiche propongo appositi itinerari di arrampicata e di torrentismo, percorsi in mountain bike e discese dei fiumi di montagna, che abbondano nell'Adygeja. Prossimamente verrà realizzato un grande parco per l'arrampicata sportiva che si chiamerà Via ferrata e si stenderà lungo la gola del Mashoko.  Nell'area del parco è già stata montata una speciale fune metallica dotata di una carrucola sicura, lunga 333 metri. Prendendo velocità con la carrucola si può attraversare la gola in pochi minuti.

Speleoturismo

Il turismo speleologico è già da tempo in forte sviluppo nel Sud della repubblica. L'altopiano di Lago-Naki, che abbonda di grotte naturali, è una delle principali mete turistiche per gli amanti della speleologia in Russia. Tra le grotte di Lago-Naki vi sono sia cavità orizzontali lunghe diversi chilometri, sia profondissimi pozzi.  La gamma delle difficoltà va dalle più semplici, accessibili al turista comune senza una preparazione specifica, fino a quelle più impegnative, di quinta categoria.

Foto: Aleksandr Zheleznyak


Trekking e cavalcate

Le montagne sono fatte per la meditazione. Nell'Adygeja si può unire quest'ultima al movimento, sulle proprie gambe oppure a cavallo. Le gite di trekking - camminate a piedi nelle montagne - possono durare alcune ore o alcuni giorni; si può dormire nelle tende oppure fermarsi nelle case per turisti. Il trekking, come pure le gite a cavallo, è pensato per una vacanza tranquilla e di meditazione. Le passeggiate a cavallo offrono la possibilità di visitare un villaggio di antichi credenti, di raggiungere senza fatica una radura in alta montagna, oppure di gironzolare per un aul circasso, dove da secoli si produce il formaggio casereccio dell'Adygeja.

Il Gaz-66

Nell'edizione russa di Top Gear è stato condotto un test di resistenza sull'autocarro Gaz-66: gli è stata lasciata cadere sulla carrozzeria una Oka (l'equivalente russo del Maggiolino, ndr), l'abitacolo è stato distrutto con una palla da demolizione e dato alle fiamme, e infine il mezzo è stato fatto affondare nell'acqua. Persino dopo queste dure prove, il Gaz-66 si è rimesso in moto e ha continuato la marcia. La soluzione per il riposo del guidatore è piuttosto originale: la cabina è dotata di un'amaca di tela catramata. Inizialmente il Gaz-66 era stato progettato come mezzo di sbarco ed era predisposto per essere scaricato da un aereo militare su una piattaforma per automezzi. I russi amanti del turismo estremo sono particolarmente affezionati a questo veicolo e i forum sono pieni di istruzioni per autodidatti su "come realizzare con le proprie mani una Jeep fuoristrada a partire da un GAZ-66".

Il reportage è stato pubblicato in versione ridotta sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 6 settembre 2012

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