Mani sapienti per produrre platki

La testimonianza dello stilista russo Vyacheslav Zaitsev, da cinquant'anni legato alla produzione degli storici scialli di Pavlovsky Pasad

Lo stilista russo Vyacheslav Zaitsev racconta del suo profondo legame con gli scialli (platki in russo, ndr) di Pavlovsky Pasad nato più di mezzo secolo fa. "Vidi gli scialli di Pavlovsky Pasad - ricorda -, per la prima volta, nel 1960 al Museo di Arti Popolari di Mosca e rimasi stupefatto per l'infinita quantità di combinazioni di colori in essi contenuta, una varietà che solo la Natura ci può mostrare. Da allora, in me continua a crescere l’interesse e l’amore per questi scialli: essi sono diventati una fonte inesauribile di ispirazione e creatività".

"Risale agli anni ’60, durante un tirocinio universitario, la prima gonna che realizzai utilizzando proprio gli scialli di Pavlosky Pasad; poi, terminati gli studi superiori nel 1962, presentai la mia prima collezione,  giudicata molto negativamente dal pubblico di allora: avevo proposto un campionario di giubbe imbottite (telogreyki)  molto colorate, anzichè  tristemente grigie come usavano allora;  in testa azzardai gli scialli multicolori, ai piedi proposi i valenki, gli stivali di feltro, che io stesso decorai con guazzo e tempere: fin dalla gioventù avevo sempre cercato di creare armonie di insieme coi vari capi di abbigliamento".

Fu un vero scandalo, ricorda: "Fui accusato di fare del circo. Io non riuscivo a capire perché tutto dovesse essere grigio ed uggioso e perché i nostri abiti dovessero per forza farci apparire squallidi e noiosi. Le mie tendenze individualiste causarono sempre le proteste delle autorità che, come capii solo in seguito, volevano dare al popolo un abbigliamento uniforme proprio per evitare che ogni persona avesse un proprio stile, quindi una  personalità riconoscibile".

"Iniziai la mia prima collezione dedicata interamente agli scialli di Pavlovsky Pasad nel 2006. In quegli anni non condividevo affatto  la tendenza della moda di spogliare la donna al punto da toglierle ogni mistero, privandola del piacere di farsi ‘scoprire’, negandole ogni seduzione. Decisi così di “vestire” la donna, ispirandomi nuovamente ai costumi popolari e realizzando tutti i capi della collezione – capispalla, giacconi, giacche da uomo e donna, abiti da sera, scamiciati – utilizzando i motivi degli scialli di Pavlovsky Pasad. La collezione, che chiamai in loro onore Istoki (Le origini),  fu un successo: ricevetti un premio dallo Stato; anche il grande Pierre Cardin, a cui la presentai, l’apprezzò molto".

E oggi? "Ora sto realizzando una nuova collezione dove userò ancora gli scialli di Pavlovsky Pasad, questa volta per creare abiti che ci valorizzino ogni giorno. Dagli scialli di Pavlovsky Pasad scaturisce una forza sorprendente, che nessuno fino ad ora è riuscito ad imitare ma solo ad intuire, e che li rende eterni. La grande quantità di colore nelle infinite combinazioni visibili in un unico scialle sono l’espressione caratteristica del popolo russo, con la sua spiccata connotazione  multinazionale e multietnica: per questo motivo, mi risulta ovvio pensare proprio agli scialli di Pavlovsky Pasad come all’essenza del popolo russo, che - spero - la moda internazionale possa comprendere e apprezzare".

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