Gallerie, misteri e la paura dell’Apocalisse

Dmitri Glukhovsky (Foto: Itar-Tass)

Dmitri Glukhovsky (Foto: Itar-Tass)

Lo scrittore russo Dmitri Glukhovsky svela i retroscena che hanno ispirato il suo bestseller "Metro 2033"

Non è un caso che la metropolitana di Mosca costituisca l’ambientazione di "Metro 2033", il mio romanzo-antiutopia sull’umanità dopo la Terza Guerra Mondiale. La costruzione della linea di Mosca ebbe inizio ancor prima della Seconda Guerra Mondiale, ma il conflitto fece cambiare il progetto dei lavori. Le stazioni sotterranee furono usate molto spesso come rifugi durante i bombardamenti e grazie a esse decine di migliaia di moscoviti si salvarono dagli attacchi aerei dei tedeschi.

I bestseller della saga Metro 2033

Metro 2033

Metro 2033

Metro 2033

In alto, i primi due testi sono firmati Glukhovsky. L'ultimo è il volume di Tullio Avoledo

Anche dopo la Seconda Guerra Mondiale la metro ha continuato a essere una “struttura a duplice destinazione”: formalmente una rete di comunicazione, una delle metropolitane più grandi di tutto il mondo - forse la più bella - ma al tempo stesso il più grande rifugio antibombardamento del nostro pianeta. Con la comparsa delle armi atomiche, le stazioni della metropolitana di Mosca furono trasformate in bunker, ciascuna dotata di un sistema di chiusura ermetica e attrezzata con portoni a tenuta stagna. Quando ho scoperto queste cose, ho pensato di scrivere un’antiutopia su come - due decenni dopo la Terza Guerra Mondiale - i superstiti che hanno trovato rifugio nelle stazioni continuino là sotto la loro vita. Né avrebbero dove altro rifugiarsi: la Terra è un cumulo di macerie, non vi sono contatti con le città, né in Russia, né in altri Paesi. Anche se da qualche parte ci sono dei superstiti, si trasformano gradualmente in animali; la civiltà è tramontata, ma la metro di Mosca resta forse l’ultima roccaforte dell’intera umanità e della sua cultura.

Poi, quando ho cominciato a lavorare al libro, ho scoperto cose incredibili: le 185 stazioni e i quasi 300 chilometri di gallerie sono soltanto la punta dell’iceberg. Accanto alle stazioni, si celano oltre 200 veri e propri bunker militari e governativi. Ma non è tutto: ho scoperto che in contemporanea con la normale metropolitana per i moscoviti comuni fu costruita anche una linea segreta per l’élite di potere. Sotto tutti i principali enti statali e Ministeri, sotto le residenze dei capi politici, sotto la Biblioteca Lenin, sotto l’edificio del Kgb sulla Lubjanka, sotto l’Mgu (l’Università Statale Lomonosov, ndr), e naturalmente sotto il Cremlino, furono costruite numerose stazioni segrete. Collegate da un’apposita, fitta rete di gallerie, esse formano la cosiddetta Metro 2 che fu proprio progettata per offrire un rifugio e portare in salvo i leader sovietici, i più alti rappresentanti dei servizi segreti e dell’esercito e l’eccellenza scientifica e universitaria nell’eventualità di una Terza Guerra Mondiale. Questa infrastruttura si è conservata così fino ai giorni nostri. Per fortuna il terzo conflitto mondiale non è mai scoppiato. Almeno finora. Ma non credo che al mondo vi sia un’altra città più preparata di Mosca all’Apocalisse.

Intervento pubblicato sul numero di maggio 2012 di "Russia Oggi"

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