Minerali superstar a Ekaterinburg

Foto: Photoxpress

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Il Museo Geologico degli Urali in città ha sempre tante sorprese da svelare e lo fa attraverso esposizioni di pezzi unici della natura

Le esposizioni insolite sono sempre state il biglietto da visita del Museo Geologico degli Urali a Ekaterinburg. Vediamo ora: non ha fatto in tempo a chiudere la mostra "Pioggia di meteoriti" ed ecco che se ne apre una nuova dal curioso nome: "Minerali commestibili e curativi".

L'appello ai giovani "Rosicchiate il granito della scienza" era stato fatto per la prima volta nel 1922 da Lev Trockij, uno dei leader della Rivoluzione d'Ottobre. Negli ultimi novant'anni l'espressione è diventata famosa. È davvero possibile utilizzare minerali come alimento? Non il granito, ma altri pare di sì.

Ad aprire la nuova mostra presso il Museo Geologico degli Urali è il salgemma, o cloruro di sodio, usato per la produzione di sale da cucina e ingerito dall'uomo, secondo il calcolo degli scienziati, nella misura di 6-8 chilogrammi all'anno.

Pur non sapendolo, utilizziamo diversi minerali come alimenti. Nell'antichità i mercanti mescolavano alle merci in polvere, come farina, minerali leggeri quali talco e barite. Oggi, nelle industrie pasticcere, si riscontra l'uso di talco nella granella dei confetti per non farli agglutinare. 

In generale, molti minerali hanno qualità salutari, dice un collaboratore del Museo Geologico degli Urali, Sergej Zajakin: un ruolo centrale nella mostra è occupato dai minerali e dalle rocce di montagna, capaci di filtrare e depurare l'acqua, una funzione molto utile al giorno d'oggi. 

C'è anche un minerale come la ialite, dalla struttura microporosa capace di trattenere diverse impurità. Ancora un altro minerale è la selce che, secondo credenze popolari, depura l'acqua dalle sostanze dannose. "L'acqua — spiega Sergej Zajakin — pulita con un pezzo di selce, di colore nero per via delle sostanze organiche contenute, si conserva a lungo".

 
In esposizione c'è anche un enorme cristallo di solfato di rame dal colore blu profondo. Già da tempo si conoscono le sue proprietà curative. Nell'antica India, con essa curavano pelle e occhi. La medicina greca usava il solfato di rame per curare la sordità e la tonsillite. Da tempo immemorabile si pensa che con esso sia possibile combattere poliartrite, contusioni e fratture di ossa, epilessia e ancora altri tipi di malattie.

Di particolare interesse per i visitatori sono gli esemplari paleontologici di belemniti. Si tratta di scheletri fossili di un antico mollusco cefalopode, simile nell'aspetto a un calamaro, che abitava i piccoli mari caldi dall'epoca giurassica fino a quella cretacea. Gli esemplari esposti hanno tra i 70 e i 150 milioni di anni. In Russia, questi fossili venivano chiamati "dita maledette". La medicina popolare utilizza la belemnite in polvere come cicatrizzante per uso esterno. Con esso sono state sempre curate la tubercolosi e, alla fine del XIX secolo, Robert Koch ha provato in maniera empirica che questo elemento inibisce effettivamente il bacillo della tubercolosi.

Illustrando le innumerevoli proprietà curative e alimentari dei minerali esposti alla mostra, i collaboratori del Museo Geologico degli Urali non si stancano di ricordare ai visitatori che è inammissibile farne uso senza prima consultarsi con un medico.

Articolo pubblicato su "La Voce della Russia"

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