Il restauro italiano di Istra

Architetti e ingegneri del Belpaese si occupano dei lavori della Cattedrale della Resurrezione, all'interno del monastero della Nuova Gerusalemme. La testimonianza di Elisabetta Fabbri

Un gruppo di italiani tra i protagonisti del restauro della Cattedrale della Resurrezione di Istra, all'interno del monastero della Nuova Gerusalemme. Entro il 2016 questa meta di pellegrinaggio, vicina a Mosca, fondata nel 1656 dal patriarca Nikon come copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ritornerà a splendere completamente.

L'intero complesso fu in gran parte distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale dai tedeschi e poi lentamente ricostruito. Tra i protagonisti del restauro Made in Italy, l'architetto Elisabetta Fabbri, membro del team italo-russo guidato da Sergei Kulikov.

Architetto Fabbri, qual è stato il suo coinvolgimento nel progetto?

Il nostro intervento, insieme agli altri italiani Gianmarco Piacenti e Sandro Favero, è relativo alla ricostruzione della copertura della “Rotonda”, la più importante cappella della Cattedrale della Resurrezione. La ricostruzione consentirà di restaurare l'immagine originaria della Cattedrale: la nuova copertura sarà infatti ricostruita con le proporzioni simili a quella distrutta dalla ritirata dei tedeschi negli anni '40. Negli anni '80 la copertura fu ricostruita in ferro, dopo il crollo negli anni '70 della prima ricostruzione. Il punto di forza della nostra collaborazione è la nostra conoscenza tecnica del materiale che useremo per il restauro della copertura: il legno lamellare. È un materiale abbastanza nuovo: in Europa il suo utilizzo a fini strutturali è legato a una normativa specifica, che in Russia non è applicata. L'ingegner Favero, che ha sviluppato il progetto con la sua Favero & Milan, ha avviato uno studio comparativo della norma europea con quella russa, per poter definire delle strutture coerenti con le norme locali per l'approvazione del progetto. Questo lavoro di analisi potrà essere utile a chi, in Russia, si troverà a dover utilizzare lo stesso materiale in futuro.

Come è nata questa collaborazione italo-russa?

L'anno scorso grazie all'impegno dell'Ice, Istituto Commercio Estero, sono stati organizzati diversi seminari in Russia sul restauro, che hanno avuto un ottimo riscontro. Il nostro Paese nel campo del restauro gode di grande riconoscimento in campo internazionale e la nostra competenza tecnologica-scientifica è riconosciuta. La mia partecipazione in passato nell'intervento di sostituzione delle coperture lignee sia al Teatro San Carlo di Napoli che alla Basilica Palladiana di Vicenza sono stati importanti, anche nell'ottica di giustificare l'introduzione del legno lamellare, un materiale innovativo e contemporaneo in un edificio monumentale. Credo sia importante sottolineare che il supporto alla progettazione che abbiamo dato ha lasciato le scelte di filosofia generale al leader del progetto, in questo caso al partner russo.

Ora che il progetto esecutivo è stato consegnato, quali sono le prospettive?

Da gennaio 2012 lavoravano in cantiere 500 persone e sono destinate ad aumentare per portare a termine le scadenze, il 2016 per il progetto completo. Personalmente posso dire che a seguito di quest'esperienza si sono aperti degli scenari, con qualche ipotesi di lavoro molto interessante, ma scaramanticamente incrocio le dita.

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