Tutto su Tolstoj

Pavel Basinskij (Foto dall'archivio personale)

Pavel Basinskij (Foto dall'archivio personale)

Le risposte del giornalista Pavel Basinskij alle domande sul grande scrittore russo, arrivate al nostro network Russia Beyond the Headlines

Centinaia le domande arrivate al nostro network Russia Beyond the Headlines dai lettori che avevano curiosità e dubbi su vita e opere di Lev Tolstoj. Abbiamo selezionato le più interessanti a cui risponde il giornalista e scrittore russo Pavel Basinskij. La prima risposta è rivolta al lettore italiano Antonio Andreotti.

Antonio Andreotti: Mi piacerebbe sapere se ritiene, come me, che la “Sonata a Kreutzer” sia una della migliori opere di Tolstoj.

Pavel Basinskij: La “Sonata a Kreutzer” è indubbiamente uno dei capolavori di Tolstoj. È un romanzo originale per via della forza distruttiva che sprigiona, non del tutto caratteristica dello scrittore. La metterei sullo stesso livello di un altro suo racconto, non meno inquietante: “Il diavolo”. Le due opere formano una sorta di dilogia sull’amore sessuale. Tolstoj era un uomo di famiglia esemplare, che insieme alla moglie ebbe tredici figli. Tuttavia, il rapporto sessuale rimase sempre per lui un atto misterioso e terribile. Nel suo diario ha addirittura paragonato il sesso a un “cadavere”, perché causa una “morte” temporanea. Un tema che è stato ulteriormente elaborato in “Sonata a Kreutzer”: il desiderio sessuale conduce alla gelosia, e la gelosia conduce all’omicidio, a un cadavere. Nel racconto, Tolstoj offre anche un’interessantissima interpretazione dell’influenza esercitata dalla donna sull’uomo: un’influenza irrazionale, che travalica la ragione. E Tolstoj temeva tutto ciò che trascendeva la ragione.

Doug Lawrence: Molti dei miei amici russi si sono allontanati da Tolstoj dopo essere stati obbligati a leggerlo a scuola. Esiste forse un’età giusta per apprezzare “Guerra e Pace” o “Anna Karenina”?

PB: Ritengo che chiunque trovi Tolstoj noioso abbia qualche problema. Non so quale potrebbe essere l’età giusta per leggere “Guerra e Pace” o “Anna Karenina”: nel XIX secolo, ogni  studente di scuola secondaria che si rispettasse leggeva “Guerra e Pace”. È vero che i tempi sono cambiati, ma continuo a credere che senza aver letto quei due romanzi non ci si possa definire una persona istruita. O quanto meno un russo istruito.

 

@von Apfelstrudel: Come descriverebbe “Guerra e Pace” in tre brevi frasi?

PB: 1) Un libro che parla della guerra in generale; 2) Un libro in cui si afferma che l’amore è alla base di ogni cosa; 3) Un libro che dimostra quanto sia facile per le persone malvage coalizzarsi, e quanto invece sia difficile per i giusti, il che è un male.


Louise Whitworth: Perché quando era avanti negli anni Tolstoj disconobbe “Guerra e Pace”, che considerava addirittura imbarazzante? Dopotutto, si tratta di un’opera considerata tra le migliori di tutta la letteratura russa.
PB: È vero: in seguito alla conversione e alla luce delle sue nuove convinzioni religiose, Tolstoj provò un serio imbarazzo per aver scritto “Guerra e Pace” e “Anna Karenina”. Lo stesso accadde a Gogol, quando verso la fine della propria esistenza disconobbe “Anime morte” e “L’ispettore generale”. Nel caso di Tolstoj, la svolta avvenne prima, non appena lo scrittore ebbe compiuto i cinquant’anni ed era fisicamente forte e mentalmente competente. Si tratta di un destino tipicamente russo: i russi infatti sono famosi per bruciare i ponti e rinunciare improvvisamente a tutto ciò che hanno fatto in passato. È un fenomeno che si può osservare anche nella nostra storia: prima nel 1917, poi di nuovo nel 1991. Quando accade alla società è un male, ma se segna una svolta nella vita di un individuo è un fenomeno immancabilmente interessante.


Phil Hitchcock: Chi sarà il Tolstoj del XXI secolo?
PB: Non credo che vi sia qualcuno che possa essere paragonato a Tolstoj. Non ci sarà mai un nuovo Tolstoj, così come non ci sarà mai un altro Dostoevskij. A dire il vero, non c’è bisogno di un nuovo Tolstoj: abbiamo abbastanza problemi a comprendere quello originale.

 

Max Monastyrev: In che modo Tolstoj spiega la nostra violenta e breve permanenza su questa terra?

 PB: Evidenziandone un unico ostacolo: la mancanza di fede. Un uomo che crede in Dio è un uomo felice, e la sua vita è un breve periodo tra un’eternità (quella che precede la nascita) e quella successiva (che viene dopo la morte). Stando a Tolstoj, quindi, la morte non è che un risveglio all’eternità. 

Anastasia Lee: Qual era il libro preferito da Lev Tolstoj?

PB: Per quanto ne so, Tolstoj non aveva un libro preferito. Leggeva e rileggeva il Nuovo Testamento, e ammirava Pascal. Tra gli scrittori russi preferiva Pushkin e Gogol, mentre tra gli stranieri ammirava Stendhal e Dickens.


Ivan Shtref: È vero che Tolstoj ebbe molti figli illegittimi? Nessuno di loro si diede alla scrittura?

PB: A Tolstoj possiamo attribuire con certezza un unico figlio illegittimo, che lo scrittore ebbe da una contadina russa all’epoca sposata, Aksinya Bazykina, e prima del suo matrimonio con Sofia Andreyevna (alla quale una volta sposato rimase sempre fedele). Suo figlio viveva a Yasnaja Poljana, di cui per qualche tempo fu il prefetto. Lavorò in seguito come cocchiere per la famiglia Tolstoj, e morì alcolizzato. Un destino purtroppo comune a molti dei figli illegittimi dell’aristocrazia, i quali si consideravano superiori all’ambiente nel quale crescevano (per via del loro padri), e dove  tuttavia erano costretti a rimanere – poiché non vi era modo di legittimare la loro posizione. In Russia, che era uno Stato ortodosso e non secolare, solo i figli nati da un matrimonio celebrato in chiesa, battezzati e il cui nome era trascritto in un apposito registro potevano essere  considerati legittimi. Per questo il figlio di Tolstoj non avrebbe potuto essere considerato legittimo, benché suo padre avrebbe voluto che lo fosse. Inoltre, Aksinya era sposata, e Sofia, la moglie di Tolstoj, era una donna molto gelosa.

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