Girl Model, fame di successo

Il documentario, girato lungo la Transiberiana e vincitore del premio Marco Aurelio al Festival di Roma, ripercorre la storia di giovani russe che sognano di diventare modelle

C'era una volta una ex modella Nord americana, Ashley, la cui missione era quella di attraversare la Russia con la Transiberiana alla ricerca di ragazze minorenni, desiderose di cambiare la propria situazione e quella della loro famiglia, esponendosi al consumo compulsivo di squallide immagini di adolescenti nel mercato nipponico.

Immaginiamo che dopo qualche misero casting, le cui riprese di minorenni in bikini finiranno anche in ben altre mani, la agenzia di modelle rifili alla famiglia della "prescelta" un contratto in inglese e giapponese. Lingue che ovviamente non qui non si conoscono. Nel contratto si intuisce solo una cifra, 8mila dollari. Il resto rimane incompreso dietro parole indecifrabili. Ed ecco qui esca e preda insieme.

Ashley, insieme a tutta la cricca, potrebbe essere il lupo feroce, la sconosciuta che cela il suo obiettivo dietro una grande bugia, o l'antitesi della Fata Madrina che veste Cenerentola con abiti alla moda per qualche ora, la infila in un aereo e la mette davanti a stilisti orientali affinché posi per loro. Come nella favola, a mezzanotte la festa finisce e Cenerentola deve tornare in un albergo sinistro senza capire nessuno, poiché l'unica lingua che parla è il russo, e senza comprendere niente. Quando richiude la porta dietro di sé, la scena sembra uscita da una brutta copia di "Lost in Translation".

In questo caso Nadia, una ragazza di 13 anni che, una volta arrivata a Tokio, deve dire ai vari clienti di averne 15, non dorme in un hotel a cinque stelle. Vive in un limbo di interessi dal quale mai potrà difendersi. Non appena capirà le regole del gioco, ci sarà un'altra minorenne a rimpiazzarla: è questa la storia di "Girl Model", semplice da spiegare ma difficile da assimilare.

Un documentario, firmato dai registi A. Sabin e D. Redmon, vincitore del premio Marco Aurelio al Festival di Roma e vincitore del premio EnelCuore, da una parte pone al centro dell'attenzione l'ossessione per la giovinezza e la bellezza di una metà del mondo, dall'altra quello che è disposta a fare una famiglia per migliorare la qualità della propria vita, arrivando a mettere la propria figlia nelle mani di presunti professionisti.

Nel film, Nadia è un ponte che unisce due territori apparentemente opposti: la Siberia e Tokyo, la città più popolosa del mondo.

Ashley, l'esploratrice dalla pelle d'agnello, il nostro nuovo Cicerone nel mondo delle agenzie per modelle, si mostra poco a poco come un personaggio di inquietante bipolarismo. Da una parte conosce perfettamente com'è l'esperienza vera del 99,9 per cento delle modelle. Lo sappiamo perché in "Girl Model" sono inserite anche riprese personali che lei stessa inviò ad alcuni direttori.

Negli anni Novanta, Ashley aveva vissuto le stesse cose, cercando di farsi strada in un mondo che lei stessa non capiva, che la annoiava e che rovinò tutto il senso della sua vita. Perché allora si offre facendo sì che la storia si ripeta con nuove aspiranti modelle? Perché si autoconvince di non essere un pezzo di questo ingranaggio? Ciò che è interessante sta nel fatto che fu proprio la stessa Ashley a mettersi in contatto con i direttori dopo aver visto due loro lavori al Moma.

Uno dei soci di Ashley, un ex militare russo che ora si sente come un angelo protettore di queste ragazze, davanti alla telecamera racconta che a quella età (la maggior parte delle ragazze hanno meno di diciassette anni) c'è una cosa molto importante che non è andata ancora persa: la dignità. E che grazie a loro probabilmente queste ragazze non cadranno nelle mani di qualche vecchio riccone, poiché fa più gola l'idea di apparire in una rivista occidentale di moda.

È la stessa Ashley a descrivere la sottile linea rossa che divide il diventare modelle o prostitute. Secondo lei, in alcuni Paesi è più facile, forse anche comprensibile, che la linea si confonda. "Non avete visto che alcune ragazze si presentavano davanti alle telecamere come fossero un oggetto sessuale? - dice -. Per alcune di loro non c'è alcuna differenza tra il vendere il proprio corpo in una maniera o un in'altra".

Ovviamente, l'esperienza di Nadia non cambia e non cambierà niente. Al termine delle riprese, Ashley si presenta davanti alle telecamere di una televisione locale, dall'altra parte della Transiberiana, per pubblicizzare nuovi casting. La storia è quella di sempre: "Puoi essere tu la fortunata!".

Per saperne di più, www.girlmodelthemovie.com

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