Alla cerimonia presidenziale

Vladimir Putin alla ceremonia presidenziale del 2004 (Foto: Itar-Tass)

Vladimir Putin alla ceremonia presidenziale del 2004 (Foto: Itar-Tass)

I retroscena, i preparativi e il programma scandito minuto per minuto del giorno del giuramento di Vladimir Putin, che torna al Cremlino per la terza volta

Il nuovo Presidente della Federazione si insedierà il 7 maggio 2012. Con un’ora di cerimonia, Vladimir Putin tornerà al Cremlino, ma stavolta per sei anni.

Nonostante la sua storia millenaria, la Russia è uno Stato giovane. Venti anni del nuovo sistema politico non hanno dato vita a tradizioni radicate, comprese quelle cerimoniali, sebbene le autorità russe lavorino a questo obiettivo.

A partire dal 2000, dalla prima elezione di Putin a Presidente, la cerimonia di insediamento si svolge, più o meno, secondo la stessa impostazione e nello stesso giorno, il 7 maggio.

Il perché della scelta della data è semplice. La Costituzione stabilisce il periodo di carica del Presidente. Anche se il capo dello Stato fosse stato eletto solo al secondo scrutinio, la cerimonia si sarebbe svolta sempre il 7 maggio, poiché sia Dmitri Medvedev nel 2008 che Vladimir Putin nel 2000 e nel 2004 si sono insediati proprio in quel giorno.

Questa data rimarrà fissa finché qualche avvenimento non cambierà il corso della storia, come successe con le dimissioni del primo Presidente della Russia Boris Eltsin e con la scadenza anticipata dei suoi poteri. In questi casi si stabilirebbe un nuovo giorno.

La cerimonia di insediamento viene definita in russo инаугурация (inauguratsia, letteralmente “inaugurazione”). Il termine è stato introdotto in Russia da Boris Eltsin e la sua diffusione non è stata facile. Questa parola è difficile da pronunciare per i russi. Nel 1996 anche i giornalisti, nel raccontare l’avvenimento, preferivano  parlare dell’entrata in carica di Boris Eltsin e non della sua “inaugurazione”, per evitare sbagli. Ma oggi questo termine ha messo le radici nella lingua russa e nel protocollo del Cremlino.

In Russia la cerimonia d’insediamento è sopratutto una “cerimonia maschile”. Anche se la moglie del Presidente è in sala, lei, al contrario dei capi dei due rami del Parlamento e al presidente della Corte Costituzionale, non sta vicino a suo marito in quei momenti in cui praticamente lo “perde” e gli lascia servire lo Stato; per il nuovo Presidente le faccende familiari vanno in secondo piano.  

Tra i quasi 2.000 ospiti della cerimonia ci sono membri del governo, l’Amministrazione del Presidente, i governatori delle regioni, personalità della cultura, politologi, rappresentanti dei mass media, diplomatici, che sono partecipi dell’emozione di colui che sta per compiere il giuramento.

La cerimonia si tiene contemporaneamente in tre sale del Cremlino, dove si riuniscono gli invitati. A seconda del livello di autorità politica e sociale, alcuni seguono l’avvenimento sugli schermi, altri di persona. Intanto, il futuro Presidente si avvia all’ascesa al potere, attraversando, su un tappeto rosso, le bellissime sale del Cremlino.

Eccolo in uno dei saloni da parata del Gran Palazzo del Cremlino, quello di San Giorgio dedicato alla gloria militare russa. Il salone veniva utilizzato per ospitare gli imperatori russi, i capi dell’Unione Sovietica e i vincitori sulla Germania nazista. Oggi, qui vengono conferite onorificenze e premi.

Qualche minuto dopo il futuro Presidente entra nel Salone di Sant’Alessandro, che è dedicato all’onorificenza dell'Ordine di Aleksandr Nevskij. Il salone è stato distrutto negli  anni Trenta e arredato per ospitare le riunioni del Soviet Supremo dell'Urss. Negli anni Novanta è stato riportato allo stato originale. L’ultimo è il salone di Sant'Andrea, che era la Sala del Trono del Cremlino di Mosca. Là il cerimoniere, che è il giudice capo della Corte Costituzionale, attende il Presidente.

In Russia non c'è mai stato un Presidente che si sia sentito tranquillo in quegli attimi. Però nel 2008, alla cerimonia della nomina di Dmitri Medvedev, era presente Vladimir Putin, ex-Presidente della Russia. Ciò è stato di gran supporto per il neoeletto. Prima non era mai successo, visto che sia Eltsin che Putin avevano ricevuto il mandato presidenziale per due volte consecutive e, poi, Eltsin era stato il primo Presidente in Russia, mentre Putin, nel 2000, terminava l’incarico di Presidente ad interim, conseguito dopo il ritiro di Eltsin. Probabilmente la presenza di un ex-Presidente e il suo breve discorso di passaggio del testimone diventeranno una tradizione.

La cerimonia di “inaugurazione” dura poco. I simboli del potere presidenziale - lo stendardo, la catena d'oro e argento con un pendaglio a forma di croce e una copia speciale della Costituzione - sono conservati nella biblioteca presidenziale dove attendono la nomina del nuovo capo dello Stato.

Il Presidente giura di servire la patria, mettendo la mano sulla Costituzione e non sulla Biblia come si fa in altri Paesi. La parte immancabile della cerimonia è un discorso del capo dello Stato, che viene pronunciato subito dopo il giuramento. Di regola, tutto ciò che è stato promesso durante la campagna elettorale, costituisce la base del discorso. L'unica differenza con la campagna elettorale è che questo discorso viene pronunciato in maniera più ufficiale e la consapevolezza di quel momento può essere così forte che il Presidente decide di rivelare il suo progetto di governo.

Non per nulla, nel suo primo discorso di “inaugurazione”, Putin ha detto una frase che è diventata famosa: “Il Presidente in Russia è più di un Presidente”. Nella Sala del Trono queste parole risuonarono simbolicamente anche se il trono non c’è più.

Quando tutto è finito, il Presidente ripercorre le tre sale. Quello stesso giorno, dopo aver passato in rassegna il Reggimento presidenziale, si prepara al ricevimento serale con 1.000 – 1.200 ospiti. Di solito, i capi di Stato esteri non sono invitati né alla ceremonia né per la sera, in quanto si tratta di affari interni al Paese.

L’altra novità del 2008 fu l'esecuzione della canzone "Smoke on the water" dei Deep Purple, appositamente suonata per Dmitri Medvedev.

E poi vengono i giorni di lavoro. Il Gabinetto di lavoro si trova nel vecchio edificio del Senato del Cremlino costruito nel 1776 per ordine di Caterina la Grande. In questo cosiddetto "primo corpo del Cremlino" Lenin e poi Stalin hanno arredato i loro uffici.

Anche oggi il cuore del potere, ovvero il Gabinetto presidenziale, è abbastanza modesto: le pareti rivestite in legno, gli scaffali, un tavolo grande intorno al quale sono tenute le riunioni e la scrivania del Presidente.

I rappresentanti dell'Amministrazione presidenziale si trovano vicino al loro capo, ma il posto assegnato a ogni funzionario dipende dalla sua autorità. L' entourage dei consiglieri e la guardia presidenziale si trovano nell’edificio 14, collegato al primo corpo attraverso un sottopassaggio. Ma per il fatto che le stanze sono in ristrutturazione, tutti i consiglieri presidenziali sono stati trasferiti in piazza Staraya, nell’ex sede del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, dove alloggiano i funzionari di rango più basso.

Rispetto alla Casa Bianca statunitense oppure ai funzionari di partito che ai tempi di Stalin risiedevano nel Cremlino, gli attuali dirigenti lavorano soltanto nel centro del potere e risiedono a pochi chilometri da Mosca in un quartiere più prestigioso.

Ognuno dei tre Presidenti russi – Eltsin, Putin, Medvedev -  ha una propria dimora a bilancio dello Stato e da essa non viene sfrattato a scadenza del mandato.

Dopo la morte di Eltsin, nella sua residenza abita la vedova Naina Eltsina. Dal 2008 Putin continua a vivere nella sua villa circondata dai pini, a Novo-Ogorevo. Anche Dmitri Medvedev abita lì vicino, a Gorky.

I tre palazzi non sono semplici residenze, ma strutture con uffici e foresterie per gli ospiti, perché il Presidente trascorre la vita lavorando lì, e non al Cremlino, la maggior parte del tempo. Dopo la cerimonia al Cremlino del 7 maggio 2012 il nuovo Presidente farà rientro a Novo-Ogorevo.

Putin non otterrà solo i simboli del potere, ma anche l'attestato presidenziale, che probabilmente non gli servirà, poiché è difficile che ci sia qualcuno che non lo conosca di vista ; inoltre avrà la responsibilità di tutte le decisioni che prenderà nei prossimi sei anni.       

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