Le reazioni alla condanna di Viktor Bout

Foto: Reuters / Vostock Photo

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Venticinque anni di carcere e il versamento di 15 milioni di dollari: il tribunale di New York ha riconosciuto il russo colpevole di traffico d'armi. Scoppia la polemica

La sentenza cade dura come un macigno. Venticinque anni di carcere e il versamento di 15 milioni di dollari: il tribunale di New York ha riconosciuto il russo Viktor Bout colpevole di traffico d'armi. E non si fa attendere la reazione del Ministero degli Esteri russo.

Viktor Bout, la cui figura ha ispirato il protagonista del bestseller hollywoodiano “Lord of War, Il signore della guerra”, era stato arrestato a Bangkok nel marzo del 2008 su mandato delle autorità statunitensi. Washington accusava Bout di traffico di armi, cospirazione per uccidere dei cittadini americani e sostegno al terrorismo. Bout ha sempre affermato di essere un semplice imprenditore e che la sua attività, del tutto legale, consisteva nei trasporti internazionali. Nel 2010 era stato estradato dalla Thailandia negli Usa. 

Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2012 il tribunale federale di New York lo ha condannato, riconoscendolo colpevole di aver voluto vendere una partita di armi al gruppo colombiano della sinistra radicale delle Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.

La decisione del tribunale americano è frutto di un compromesso: la procura aveva richiesto la carcerazione a vita per il cittadino russo, tenendo conto dell’ingente quantitativo di armamenti oggetto dell’accordo di compravendita; gli avvocati di Bout, per parte loro, hanno insistito sul ritiro di tutte le accuse per insufficienza di prove e per il carattere provocatorio dell’operazione condotta dalle autorità americane.

La moglie dell’imputato, Alla Bout, considera il verdetto come una vittoria degli avvocati del marito. “Se il giudice gli ha dato il minimo della pena, significa che ha riconosciuto l’inconsistenza delle accuse. La procura non dispone di alcun documento, degli estratti dei conti bancari, etc. Il giudice ha avuto un approccio obiettivo nell’emettere la sua sentenza, pur restando nei rigidi limiti del sistema giudiziario americano”.      

Già all’indomani della sentenza il Ministero degli Esteri russo ha emesso un comunicato ufficiale in cui il verdetto del tribunale Usa viene definito “infondato e di parte”:  “Il Ministero degli Esteri della Russia adopererà tutti gli sforzi necessari per far tornare in patria Viktor Bout, servendosi dei meccanismi del diritto internazionale esistenti. La questione resterà sicuramente una delle nostre priorità all’ordine del giorno nei rapporti tra America e Russia”.

"Non vogliamo vendicarci - precisa il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov -, ma vogliamo solo aiutare Viktor Bout, che è stato condannato ingiustamente a 25 anni di carcere. Senza voler considerare che Bout in pratica è stato portato negli Stati Uniti in modo illegale".

Anche alcuni esperti di diritto internazionale si sono espressi sulla condanna di Bout:

 

Kirill Koktysh, politologo  

“La Russia avrebbe avuto qualche possibilità di influenzare gli Usa solo prima dell’emissione della sentenza. Purtroppo, si è visto che il peso della Russia in politica estera è risultato del tutto insufficiente a risolvere la situazione e dimostrare la forza del Paese, la sua potenza, e mantenere la sua piena dignità”.

 

Pavel Svjatenkov, esperto dell’Istituto di Strategia nazionale

“Credo che la sorte di Bout possa diventare oggetto di trattativa tra gli organi diplomatici russi e americani. Mi sembra del tutto chiaro che Bout non è un criminale comune e che nel suo processo siano coinvolti gli interessi dei due Stati. In casi del genere, avvengono degli scambi tra questo tipo di detenuti, oppure la loro pena viene mitigata”.

Pavel Krasheninnikov, capo del comitato della Duma di Stato per l’attività legislativa  

“Impugnare la sentenza è compito degli avvocati, ma il compito della Russia è coadiuvarli fornendo argomentazioni a sostegno di questa decisione. Se tali argomenti esistono, la Russia in conformità alla sua legislazione deve presentarli e deve fornire in ogni modo il proprio appoggio agli avvocati e alla moglie di Bout. Quanto all’estradizione, con un quadro accusatorio così pesante non ci sono praticamente chance, ma dal punto di vista teorico è possibile; pertanto, il Ministero degli Esteri deve fare tutto il possibile per tentare di far estradare un cittadino russo in Russia, chiunque egli sia”.

Tratto da materiali di Kommersant FM, RIA Novosti

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