Se la vacanza finisce in ospedale

Foto: Itar-Tass

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Quando un turista parte per un viaggio in Russia l’ultimo posto in assoluto che vorrebbe visitare è la corsia di un nosocomio locale. Un'esperienza a Ulan-Ude

Prima di fare visita all’ospedale di Ulan-Ude, ero stata in un ospedale russo solo per fare degli esami del sangue. Tutti gli stranieri che intendono soggiornare in Russia per un periodo di tempo prolungato devono sottoporsi a questi test per dimostrare di non essere affetti da malattie come l’Aids o la tubercolosi.

Quindi, è con una certa agitazione che io e la mia amica Juliet abbiamo deciso di fare una piccola deviazione dal nostro viaggio lungo la Transiberiana per fare visita all’ospedale di Ulan-Ude. Juliet era arrivata in Russia dal Regno Unito già con delle ustioni a un piede. Nel corso del viaggio il piede non aveva fatto che gonfiarsi, e una volta arrivati a Ulan-Ude, l’arto assomigliava più a un pallone di calcio che a un piede.  

 

Per evitare di dover andare proprio all’ospedale, abbiamo prima tentato di rivolgerci a una clinica che si trovava a due passi dal nostro ostello. Sfortunatamente, si trattava di uno studio di ginecologia e i dottori si sono rifiutati di dare un’occhiata al piede della mia amica, poiché non rientrava nel loro settore di competenza. Di modo che non c’era rimasta altra scelta che andare all’ospedale.

 

Per chi avesse la sfortuna di aver bisogno dell’assistenza dell’ospedale di Ulan-Ude, non abbiate paura. È situato in una bella zona, a poche fermate di tram dal centro della città. Non è come andare in un tipico ospedale occidentale, certo, ma i medici, anche se non particolarmente cordiali, ci sono stati di grande aiuto; e tutto era pulito.

 

Appena entrate nella clinica, tre dottori si sono subito avvicinati a noi. Hanno deciso rapidamente che si trattava di un’infezione e che era necessario eseguire un piccolo taglio sull’arto per introdurre un pezzettino di gomma e far spurgare l’infezione.  Né io né Juliet eravamo particolarmente contente del tipo di cura proposta.

 

Tuttavia, nonostante il dolore e la barriera linguistica, siamo riuscite a comunicare mediante gesti: a un certo punto mi ricordo di aver indicato prima Juliet, poi il pavimento e infine di essermi data una pacca sulla mano. Allora le hanno dato dei sali da annusare per evitare che svenisse.

 

Poco dopo, le hanno rilasciato una prescrizione medica e ce ne siamo andate. Non abbiamo dovuto neanche pagare. Ci sono una miriade di storie orribili sull’assistenza sanitaria in Russia, ma all’ospedale di Ulan-Ude hanno dato il meglio di loro stessi e hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Forse siamo state fortunate, ma il personale sanitario c’è stato davvero di grande aiuto; non ci hanno fatto attendere e hanno dimesso Juliet con un piede che era in condizioni visibilmente migliori rispetto a quando era arrivata.

 

Per festeggiare il rinnovato uso dell’arto di Juliet, siamo andate in un ristorante fusion chiamato “Genghis Khan”, consigliato sulla guida. È stato il posto più caro e dove abbiamo mangiato peggio in tutto il nostro viaggio. A un certo punto c’è stata offerta una bottiglia di champagne da un tavolo vicino. A fine pasto, l’uomo che era seduto al tavolo dietro al nostro si è avvicinato – era lui il mittente misterioso del brindisi – e ha insistito per pagarci la cena, nonostante non avessimo scambiato neanche una parola con lui. In Russia non ci si annoia mai.

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