Rock in chiesa, nei guai le Pussy Riot

L'irriverente gruppo femminista russo rischia fino a sette anni di carcere per l'ultimo blitz, da molti considerato blasfemo, nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. E scatta lo sciopero della fame

Con la loro irriverenza hanno scosso l’intero Paese. Hanno scalato i tetti delle carceri, preso d’assalto un filobus e sormontato le mura del Cremlino. Ora la protesta delle Pussy Riot, il gruppo femminista da tempo sulle prime pagine dei giornali per gli scandalosi blitz musicali contro i politici e i potenti, si sono ritrovate non poco nei guai, rischiando addirittura sette anni di carcere.


L’ultimo show è andato in scena nella cattedrale di Cristo Salvatore, nel cuore di Mosca: qui le punk girl, con il volto incappucciato da passamontagna colorati, hanno intonato canzoni dai titoli alquanto sfrontati, come “Canto-preghiera punk” e “Vergine Maria, caccia Putin”. Un blitz, considerato ovviamente blasfemo da parte di molti fedeli, che ha spinto le forze dell’ordine a trattenere le ragazze con l’accusa di teppismo.

Le giovani attiviste sono state arrestate il 3 marzo 2012 insieme a Petr Verzilov, attivista del gruppo artistico Voinà (Guerra) che secondo alcune fonti è considerato il creatore del gruppo femminista. L’accusa nei confronti di Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova è quella di teppismo, secondo l’articolo 213 comma 2 del Codice Penale della Federazione Russa, che prevede fino a sette anni di carcere. Per tutta risposta, le giovani hanno negato il loro coinvolgimento, dichiarando lo sciopero della fame.

Dal canto suo, Vladimir Putin ha respinto l’azione del gruppo femminista nella cattedrale della capitale russa, così come ha riportato il suo portavoce Dmitri Peshkov. Secondo le parole di Peshkov, Putin era a conoscenza delle performance del gruppo ma non del contenuto del testo cantato in chiesa.

Quattrocento fedeli nel frattempo hanno preparato una petizione da presentare al Patriarca Kirill affinchè interceda per chiudere la causa contro le Pussy Riot. Una movimentazione che ha trovato seguito anche in Internet.


Secondo quanto dichiarato dal portavoce del Patriarcato di Mosca, l’arciprete Vladimir Vigilansky, l’arresto delle ragazze sarebbe un’azione troppo dura: “Spero che non si arrivi al carcere – ha detto Vigilansky -. Credo sia sufficiente una pena pecuniaria per stimolare delle riflessioni su come sia più consono comportarsi nei luoghi pubblici. La società deve difendersi da queste cose, indipendentemente da dove esse vengono realizzate. Non è ammissibile entrare in un luogo sacro e compiere simili atti di teppismo”.


Il gruppo punk Pussy Riot si è formato nell’ottobre dell’anno scorso. Le sue componenti hanno portato a termine una serie di azioni illegali in previsione delle elezioni parlamentari del 4 dicembre 2012.


Le femministe hanno messo in atto manifestazioni simili sui tetti delle carceri, sopra a filobus, sulle mura del Cremlino. Lo show nella cattedrale di Cristo Salvatore risulta senza ombra di dubbio il più scandaloso.


Anche Vladimir Lukin, delegato per i diritti umani in Russia, ha manifestato il proprio appoggio verso le attiviste di Pussy Riot, convinto che l’arresto delle giovani superi di gran lunga qualsiasi pena ragionevole.  

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