Un’opera d’arte del medioevo

Foto: WIlliam Brumfield

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La cattedrale di Pskov, nella zona nordorientale del Paese, custodisce da nove secoli un pregiato ciclo di affreschi che è sopravvissuto alle guerre e all’occupazione straniera

Foto: All photos by William Brumfield

Tra le tante glorie dell’arte medioevale russa nessuna è più pregevole degli affreschi della chiesa principale del monastero di Mirozhsky, a Pskov. Risalenti al XII secolo, queste opere sono miracolosamente sopravvissute a guerre, rivoluzioni e all’occupazione straniera.

In passato la città di Pskov era molto legata alla più potente Novgorod, situata poco lontano in direzione Nord Ovest, dalla quale per certi aspetti dipendeva. Quando nel 1136 gli abitanti di Novgorod deposero il principe Vsevolod, questi fu obbligato a trasferirsi a Pskov, dove fu accolto a braccia aperte. Qualche tempo dopo anche Nifont – vescovo della diocesi di Novgorod – si trasferì a Pskov in seguito a dei dissapori con il nuovo principe di quella città.

Ritrovatisi insieme a Pskov, Vsevolod e Nifont promossero la costruzione di nuovi luoghi di culto, tra cui il monastero di Mirozhsky, che deve il suo nome al fiume Mirozha ed è dedicato alla Trasfigurazione del Salvatore. L’edificio sorge sulla riva sinistra del fiume Velikaia, proprio di fronte all’imponente cittadella di Pskov.

Vsevolod morì nel 1137 o nel 1138, ma la Cattedrale della Trasfigurazione, chiesa principale del monastero, testimonia ancora oggi l’appoggio che volle dare a Nifont. Questi, dal canto suo, rientrò a Novgorod attorno al 1144, prima che il monastero fosse completato, e morì dodici anni più tardi.

Convinto sostenitore dell’autorità religiosa di Bisanzio, Nifont volle una Cattedrale a croce greca, sormontata da un’unica cupola e con le braccia laterali rialzate rispetto al corpo principale dell’edificio. La sua idea però non era compatibile con le rigide temperature del Nord della Russia, e fu per questo che anche gli angoli della facciata occidentale in seguito furono sollevati. Parte di ciò che resta del progetto originale è visibile ancora oggi nella facciata Est, che si erge di fronte al fiume. Questo lato della chiesa comprende inoltre un’ampia abside cilindrica, che custodisce l’altare principale. L’edificio è in mattoni e roccia grezza, uniti da un misto di calce e polvere di mattoni.

L’eccellente stato di conservazione degli affreschi che rivestono completamente l’interno della cattedrale non ha pari tra i monumenti dell’antica Russia. La qualità di queste opere testimonia inoltre quanto la tradizione della pittura murale bizantina fosse vitale durante il Medioevo – un’epoca in cui i grandi maestri greci della pittura erano molto attivi nel territorio dell’antica Rus’, malgrado la scelta e l’interpretazione dei temi pittorici presenti nella cattedrale tradiscano anche l’intervento di maestri locali.

Il monastero, infatti, era un centro nevralgico dell’attività missionaria, volta a diffondere l’ortodossia in una regione che spesso era cristiana solo di nome. In tale contesto, gli affreschi erano considerati un importante strumento di affermazione della fede, e avevano il compito di presentare le immagini in modo da ispirare e istruire.

Protagonista degli affreschi di Mirozhsky è la figura di Cristo, come è giusto che sia in una Chiesa dedicata alla proclamazione di Gesù come Figlio di Dio. All’interno della cupola principale è ritratta l’ascensione di Cristo, che vi appare circondato da schiere di angeli. Nella parte superiore dell’abside Cristo appare invece seduto in trono, affiancato, sull’arco antistante l’abside, da Maria e da Giovanni Battista, mentre più in basso è mostrato nell’atto di distribuire il sacramento dell’Eucarestia ai suoi dodici apostoli.

L’assenza del pluteo rende perfettamente visibili gli affreschi dell’abside. Le volte del soffitto e le superfici superiori delle mura principali ritraggono scene tratte dalla vita e dalla Passione di Cristo, come la preghiera nel Gethsemani, la crocifissione e il lamento sul corpo del Cristo morto. Grande rilievo è dato anche all’immagine di Maria, come dimostra la scena dell’Annunciazione, né sono trascurati altri personaggi quali Giovanni Battista e i numerosi santi della tradizione bizantina.

La parte inferiore delle pareti è decorata invece con scene del Vecchio Testamento, come la cacciata dall’Eden e la lotta tra Giacobbe e l’angelo. Gli affreschi del monastero esprimono un vigore straordinario, tanto nello stile che nella scelta dei colori, nella composizione e per spessore emotivo. I volti e dei corpi raffigurati possiedono un ritmo e una carica epressiva caratteristici delle migliori pitture murali di epoca bizantina.

È importante notare che la realizzazione di questi affreschi precedette di qualche decennio il sacco di Costantinopoli, avvenuto nel 1204, durante la quarta crociata, per mano dei crociati provenienti da Venezia e da altre zone dell’Occidente.   

Purtroppo, non tutti gli affreschi della Cattedrale della Trasfigurazione sono giunti a noi intatti: alcuni, in particolare quelli situati sulla parte inferiore delle pareti, hanno subito infatti lesioni significative, dovute in parte alle inondazioni che hanno ripetutamente interessato il monastero, la più recente delle quali è avvenuta nell’aprile del 2011.

La Chiesa ortodossa russa ha reso accessibili anche altre strutture del monastero Mirozhsky, tra cui la Chiesa di Santo Stefano apostolo, risalente al XVII secolo.

In virtù del suo inestimabile pregio e della sua fragilità, la Cattedrale della Trasfigurazione è considerata un bene di interesse nazionale ed è stata posta sotto la tutela del Museo statale d’arte e d’architettura di Pskov. Dei recenti e prolungati interventi di restauro dovrebbero auspicabilmente permettere agli affreschi della cattedrale di conservarsi per i secoli a venire.

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