Il dramma degli orfani sociali

Foto: Getty Images/ Fotobank

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Ogni anno sono centomila i piccoli russi separati dai genitori che per motivi economici o di salute non possono prendersene cura. Le iniziative presidenziali e lo stallo burocratico

In Russia c’è la tendenza diffusa di separare i figli dai genitori, molto più che in altri Paesi. I diritti dei preoccupati genitori vengono ceduti con relativa facilità. I loro figli sono considerati orfani sociali. A causa di un calo demografico, il numero di bambini oggi è inferiore rispetto a dieci anni fa. Nel 1998 c’erano 22 milioni di scolari nel Paese; mentre nel 2010, si attestavano a quota 12,8 milioni, con un calo del 42% in dodici anni.




Eppure ci sono più di 100.000 nuovi orfani in Russia ogni anno (oltre 300 al giorno). Circa un quarto di questi bambini va a ingrossare le fila delle popolazioni degli orfanotrofi, mentre il resto è affidato alla cura dei parenti più stretti. Nel 2009, la popolazione fissa degli orfanotrofi contava più di 300.000 bambini. Di questi, quasi 100.000 non avevano genitori, mentre gli altri erano stati ceduti volontariamente allo Stato dai loro parenti perché i bambini avevano problemi di salute o perché la famiglia era povera o con difficoltà di rapporti. L’elenco dei problemi familiari comprende la tossicodipendenza e l’alcolismo, ma vede in cima la povertà, che in Russia colpisce soprattutto i bambini.




Il motivo di fondo di questa “fabbrica di orfani” è lo stato rudimentale dei servizi sociali messi a disposizione delle famiglie in difficoltà. Centinaia di migliaia di famiglie con bambini disabili vivono la situazione peggiore: nessuno le aiuta e non vi è alcun supporto. Piuttosto, i funzionari premono su di loro affinchè mettano il loro bambino in un orfanotrofio.  


La Russia possiede tradizionalmente enormi orfanotrofi con centinaia di bambini. Il Paese legge costantemente notizie scioccanti sulle violazioni dei diritti in questi “depositi di bambini”. Iniziative legislative altamente professionali basate sui migliori esempi russi e mondiali sono state suggerite più volte e hanno ricevuto il sostegno ai massimi livelli politici della Federazione. In qualche modo, però, questo aiuto non ha ancora raggiunto i nostri figli.


Eppure i miliardi di dollari annualmente destinati al supporto degli orfanotrofi rendono questo sistema di “fabbrica orfani” incredibilmente stabile.




Un altro problema è la segregazione in campo educativo. I bambini con bisogni educativi speciali (per motivi di salute o di scarsa conoscenza del russo) non sono in grado di affrontare le materie di base, non possono studiare insieme con i bambini “normali” ed è probabile che vengano trasferiti in classi e collegi speciali (di correzione). L’ultimo anello di questa catena di “isolamento educativo” è rappresentato dagli istituti per i bambini con handicap mentale (Ddi), che non sono affatto istituti di istruzione. La pratica diffusa è una diagnosi abusata di disabilità mentale, che “seppellisce vivi” molti bambini, che sono semplicemente esclusi dalla vita.




Sono stati riportati alcuni casi di bambini con diagnosi ufficialmente senza speranza che sono stati portati via da questi istituti dalle famiglie. Dopo qualche tempo e con un po’ di incoraggiamento, sono stati perfettamente in grado di studiare in una scuola normale con gli altri bambini.




Nel gennaio 2010, il Presidente russo Dmitri Medvedev ha approvato l’iniziativa nazionale di istruzione “La nostra nuova scuola”, per mettere fine alla tradizionale segregazione nell’istruzione. Da più di un anno ormai, la nazione discute del nuovo progetto di legge “Sull’educazione”, che ha lo scopo di attuare l’iniziativa presidenziale. Il processo legislativo si trova però in una fase di stallo a causa dell’opposizione dei conservatori in ambito educativo.




Le misure prioritarie per risolvere questi problemi sono evidenti: il Paese ha disperatamente bisogno di alloggi sociali e “di un’economia del cibo per i poveri”, inclusa la produzione di prodotti alimentari di base. I servizi sociali in Russia devono essere orientati verso l’aiuto alle famiglie con i bambini che dovrebbero restare nella propria casa, se possibile, senza portarli via dai genitori. Eppure, finora, tutti i tentativi per attuare le riforme così tristemente necessarie si stanno inevitabilmente scontrando con un muro di corruzione e di monopolio.




Boris Altshuler è a capo dell’organizzazione non governativa “Diritto del bambino” e membro della Camera Pubblica della Federazione russa

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