Nella sperduta Naryan-Mar

Viaggio in una città russa unica nel suo genere, che conferma gli stereotipi sui freddi inverni polari e sull’ospitalità delle popolazioni locali

Foto: Evy Hua

Non avete mai sentito parlare di Naryan-Mar? Niente di grave: anche la maggior parte dei russi non ne ha mai sentito parlare. E’ una città con una popolazione di circa 21 mila abitanti, situata a Nord del Circolo polare artico, nella regione autonoma dei Nenets, nella parte europea della Russia. E’ preferibile raggiungerla in aereo per evitare le strade piuttosto primitive e spesso ghiacciate.

“Perché diavolo andate fin là?”. Questa è una delle domande che mi hanno rivolto più spesso dopo che ho comunicato i nostri progetti per le vacanze di novembre ad amici e colleghi. E’ vero, non sono molte le persone  che sceglierebbero il freddo gelido di un remoto angolo della Russia per una vacanza di piacere, ma dato che si trova ad appena due ore di volo da Mosca, ci sembrava che questa destinazione valesse una visita. Così abbiamo scoperto che la città viene servita soltanto da due compagnie aeree : la Nordavia e la Utair, e che non c’è possibilità di comprare biglietti elettronici perché, a quanto pare, l’aeroporto di Naryan-Mar non è attrezzato per tale servizio. Un altro fatto abbastanza sorprendente è venuto fuori al momento del check-in: “Niente donne nei sedili vicino alle uscite d’emergenza”. Mi spiego meglio: al mio ragazzo piace molto la spaziosa libertà dei sedili vicino alle uscite di emergenza, ma la sua speranza di riuscire ad allungare le gambe durante il volo è stata subito stroncata dalla serissima signora addetta al check-in, la quale gli ha spiegato che non avrebbe potuto darci due posti vicini in una delle file adiacenti alle uscite d’emergenza:  regolamento aziendale. La mia debolezza fisica in quanto donna mi avrebbe infatti impedito di prestare l’assistenza adeguata in caso di emergenza. “Nella maggior parte dei Paesi occidentali questo tipo di regolamento sarebbe illegale,” ha protestato il mio ragazzo, tentando la carta del “nei Paesi occidentali”, ma è stato messo a tacere da un poco amichevole: “Qui non siamo in un Paese occidentale!”.

Il nostro arrivo a Naryan-Mar è stato salutato da una temperatura di 17 gradi sotto zero, una pista d’atteraggio ghiacciata, un solo altro aereo parcheggiato (della Nordavia) e un capolavoro di architettura sovietica come aeroporto. I viaggiatori erano pochi, più che altro abitanti del posto che stavano tornando a casa. Dal nostro taxi prenotato in anticipo (con buffi coprisedili in peluche che avranno richiesto il sacrificio di un bel mucchio di pupazzi) ci siamo fatti le prime impressioni della città: strade semplici, una piccola piazza centrale, il grande, basso sole invernale (tramonta intorno alle 4 del pomeriggio), un misto di edifici sovietici e di tipiche case russe di legno, una chiesa russa tradizionale, un imponente edificio corporativo appartenete alla Lukoil (il maggior datore di lavoro della città) e uno strano odore affumicato, proveniente forse da una delle fabbriche per la lavorazione della carne dei dintorni.

La carne di renna viene lavorata in questa zona per produrre deliziose salsiccie e altre specialità che possono essere acquistate nelle drogherie all’antica della città (dove troverete la tipica donna russa che dirige il proprio negozio con la severità di un generale) o in uno dei pochi ristoranti della città. Anche se la varietà di ricette a base di renna suona invitante, dopo una giornata di renna bollita, stufata, grigliata, in salsicce, in zuppa ed essicata si inizia davvero a sentire la mancanza dei cari vecchi derivati della carne di mucca.

Non pensate che questo sia un paradiso per vacanze a buon mercato. A differenza di molte altre città delle regioni russe, che sono in effetti abbastanza economiche, Naryan-Mar ha un livello di prezzi comparabile a quello di Mosca. I residenti ricevono addirittura sussidi statali per compensare in qualche modo l’alto costo della vita dovuto alla difficoltà di trasportare le merci fino a una località così remota. Una stanza semi-lusso in un hotel a cinque stelle, dall’architettura stile container, costa circa 200 dollari a notte, inclusa una colazione molto scarna. Non aspettatevi di trovare spa o palestre: le cinque stelle sono state date forse per tentare di giustificare la tariffa di 200 dollari a notte. Ma non fraintendetemi: questo albergo è adorabile anche se a giudicare dalla sorpresa della ragazza alla reception e dal suo rifiuto di credere che lo scopo del nostro soggiorno a Naryan-Mar fosse il “turismo”, penso che si possa tranquillamente affermare che l’industria turistica a Naryan-Mar non sia ancora ben avviata.

Ma è proprio questo che rende il viaggio più affascinante. In quale altro posto ti offrirebbero una generosa porzione di vodka in una teiera, in un ristorante che non ha la licenza per i superalcolici, gratis, per scaldarti dopo essere stato al freddo. E che dire della visita a un chum (la tenda-yurta locale) in mezzo alla tundra? Valja, il proprietario del chum, tiene con s é una renna addomesticata, rimasta con un occhio solo dopo essere stata ferita da un bracconiere locale: ora la renna si guadagna da vivere come principale attrazione per gli ospiti di Valja e con apparizioni occasionali alle feste della città come principale divertimento per i bambini. Valja riceve ospiti, tra cui intere comitive di abitanti del luogo che vengono per festeggiare il compleanno nel chum, per far conoscere lo stile di vita tradizionale locale (nei chum) e tutto quello che c’è da vedere nei dintorni. Vi offre una nutriente zuppa di renna e una bella chiacchierata, accovacciati sulle pelli di renna sparse per il chum. Le vende a circa 2000 rubli (50 euro circa) al pezzo offrendovi un’importante informazione: fare l’amore su una pelliccia di renna di colore scuro garantisce una discendenza maschile, su una di colore chiaro, invece, arriverà una femminuccia.

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