La Lettonia e gli alieni

Nils Usakovs, sindaco di Riga (Foto: Ria Novosti)

Nils Usakovs, sindaco di Riga (Foto: Ria Novosti)

Nella repubblica dell’ex Urss la maggioranza relativa in parlamento è stata conquistata dal partito della minoranza russa. Il problema irrisolto è quello dei “nepilsoni”, i non-cittadini

In Lettonia alle elezioni parlamentari anticipate ha vinto il partito della minoranza russa. È la prima che accade nella piccola repubblica dell’ex Urss dopo l’indipendenza raggiunta nel 1991. Nel momento in cui scriviamo non si sa ancora se il Centro dell’Armonia farà parte del nuovo governo o se, come è successo sino ad ora, rimarrà all’opposizione.

Leader del partito è Nils Usakovs, sindaco di Riga, di etnia russa, ma ovviamente naturalizzato lettone. Negli ex Stati sovietici sul Baltico, anche in Estonia e in Lituania, sono molti i cittadini dell’ex Urss che dopo il 1991 hanno deciso di rimanere. In Lettonia, con una popolazione di 2.200.000 abitanti, i russi sono circa 600.000, ma ci sono anche decine di migliaia di bielorussi e ucraini. Molti di loro hanno preso la cittadinanza lettone, ma altri no. Oltre 300.000 persone sono infattinepilsoni, non-cittadini. Gente, quasi il 15% della popolazione, che ha un passaporto violetto sul quale sta scritto alien’s passport, (non si tratta di apolidi, status che la legge lettone non prevede) e che naturalmente è privata di diritti civili e politici, a partire naturalmente da quello del voto.

La situazione è abbastanza strana in un Paese che fa parte dell’Unione Europea e per ora, nonostante diverse prese di posizione del Consiglio Europeo con il suggerimento di concessione del diritto di voto e facilitazione dei processi di naturalizzazione, a Riga i governi oligarchici e di centrodestra non hanno mosso mai nulla. Uno dei motivi, al di là della retorica nazionalista, è che i non-citizens diverrebbero un bel serbatoio elettorale per il partito della minoranza russa.

Usakovs, che non è un vecchio stalinista, è tutto sommato un moderato che vorrebbe sì portare la Lettonia nell’euro, anche se in tempi più dilatati rispetto all’ex premier Valdis Dombrowksis, ma che vorrebbe dare più forza e più diritti alle minoranze russe e aliene. E questo non piace ai conservatori e ai nazionalisti. Il Centro dell’Armonia ha trovato consensi anche al di là della comunità russofona, votato anche da un buon 15% di lettoni. Il problema degli alieni sarà in ogni caso uno di quelli che il nuovo governo lettone dovrà cercare di risolvere sulla linea del compromesso.

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