A Tula, amata da Tolstoj e odiata da Lenin

Situata a 180 chilometri a Sud della capitale, la città è stata per lungo tempo fortificata ai confini del principato di Mosca. Adesso i suoi simboli sono fucili, panpepato e samovar

“Il significato della città di Tula per la nostra repubblica è enorme”, quest'affermazione di Vladimir Lenin campeggia sul tetto di un edificio situato di fronte alla stazione centrale della città. Tuttavia pochissimi degli abitanti di Tula, e ancor meno i suoi visitatori, sanno che questa frase ha un seguito: “Ma la gente che ci vive non è dei nostri”. Il condottiero del proletariato mondiale infatti ricordava con astio gli armatori della città, che dimostrarono di non avere troppo entusiasmo di riparare gratis i fucili dei rivoluzionari.



I primi riferimenti a Tula risalgono al 1146, anche se non si conosce la data precisa della sua fondazione. Nel XVI secolo la città entrò a far parte del principato di Mosca e divenne una delle fortezze principali poste lungo il suo confine. Le mura del Cremlino di Tula, costruite circa 500 anni fa, hanno respinto un'enorme quantità di violenti assalti e duri assedi da parte di varie tribù di nomadi. Tuttavia con l'espansione del principato di Mosca, Tula divenne sempre più famosa non tanto come fortificazione militare, ma piuttosto come centro industriale e mercantile. Non lontano dalla città si trovano infatti ricchi giacimenti di ferro, in virtù dei quali a Tula iniziò a svilupparsi il settore metallurgico e di conseguenza quello della produzione di armi.



Oggi Tula, a 180 chilometri a Sud di Mosca, è caratterizzata dalla presenza di molte case di recente costruzione particolarmente carine, e macchine costose lungo le strade, nonostante la regione sia classificata come problematica e sia nella lista delle sovvenzioni federali. “Questo è tipico di Tula, - racconta Viktor, imprenditore e figura pubblica locale. - Siamo abituati a vivere bene, anche al di sopra delle nostra possibilità. Deve essere l'influenza delle nostre radici mercantili”. E in effetti gli abitanti di Tula non hanno alcuna intenzione di rinunciare alle proprie radici. Tre cose in particolare sono motivo dell'orgoglio e della fama di questa città, ben al di là dei confini della sua provincia: i fucili, i samovar e i dolci di panpepato.



Il locale museo delle armi contiene una collezione straordinaria di armi prodotte in questi luoghi: dalle spade del XVII secolo fino ai kalashnikov. Accanto a questo “arsenale storico”, sempre all'interno del territorio del Cremlino, si può visitare anche il museo dei samovar. Qui si possono trovare esposte centinaia di questi tradizionali utensili per la preparazione del tè ormai inutili, ma cari al cuore di ogni abitante di Tula. Di rame o di ottone, da cento litri o piccoli come un ditale: ognuno di questi oggetti, come assicurano le guide del museo, ha molte cose da raccontare sulla storia della città e del Paese.



Anche se gli abitanti di Tula hanno imparato a fare a meno del samovar, ora come in passato è difficile che si siedano a bere il tè se a tavola non ci sono i “prjaniki”, i dolcetti di panpepato tradizionali. Il panpepato di Tula può a ragione essere considerato il dolce russo più famoso in assoluto e ha di solito forma rettangolare e un ripieno a base di marmellata. Se vi capita di passare da Tula non dimenticate di assaggiarlo. E non esitate a “tastarlo” un po' prima di acquistarlo: più è morbido, più è fresco, e quindi buono.



Ovviamente, non di solo pane si vive a Tula. Da queste parti si onora molto un illustre compaesano: Lev Tolstoj, che trascorse gli ultimi anni della sua vita nella tenuta di Jasnaja Poljana, nei pressi di Tula. “Ogni abitante di Tula che si rispetti, quantomeno quelli intellettuali, visita spesso Jasnaja Poljana,- racconta Sergej, uno studente dell'università locale. - Là si sta molto bene. E Tolstoj è molto amato in tutta la regione”.



Lo scrittore ancora oggi da queste parti è popolare come una stella del rock. E Tula non è ferma al Medioevo, tra armi, samovar, panpepato e libri voluminosi. I turisti troveranno moltissimi ristoranti e locali, da quelli di poche pretese fino a quelli di livello decisamente europeo. I più anziani vanno a teatro, i giovani prendono d'assalto i vari locali notturni, gli adolescenti vanno in skateboard lungo le facciate delle vecchie case signorili. In pratica, tutto procede come al solito in qualsiasi città i cui abitanti non si sono fatti amare dal condottiero della rivoluzione d'Ottobre.

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