Yandex festeggia in Borsa la sua indipendenza

Foto: Reuters/Vostock photo

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Un successo i titoli della principale società telematica del Paese. Ma i livelli sono ancora distanti rispetto a Linkedin e Renren e gli esperti mettono in guardia sui rischi della nuova Web economy

Raccontare agli investitori quanto sia pericoloso lavorare nel proprio Paese potrebbe sembrare uno strano modo di vendere le proprie azioni, ma questo è ciò che Yandex, il motore di ricerca leader di mercato in Russia, ha fatto prima del lancio della sua Ipo. Cosa che comunque non ha frenato la corsa dei risparmiatori ai titoli della “Google russa”, come mostrato nelle prime settimane post-quotazione, avvenuta il 24 maggio scorso.

Annunciando lo sbarco in Borsa, la società aveva evidenziato nel prospetto informativo i rischi politici e il pericolo di un’offerta pubblica di acquisto da parte di oligarchi vicini alle autorità. “Le aziende di alto profilo in Russia, come la nostra, possono essere particolarmente vulnerabili ad azioni di matrice politica”, spiegava senza giri di parole il documento.

La quotazione di Yandex è caduta in un momento molto positivo per i titoli legati al business del Web, come mostrato dalle quotazioni boom di matricole tanto americane (su tutte Linkedln), che asiatiche (con il social network Renren subissato di richieste dagli investitori). Senza dimenticare che Microsoft ha scucito l’equivalente di 8 miliardi di euro per acquisire il controllo di Skype.

Tanto che qualche centro studi ha messo in guardia dal rischio che si stia formando una nuova bolla sui titoli dell’Internet economy. Ma, nel caso specifico di Yandex, va anche ricordato che la società copre il 64% di tutto il traffico di ricerca in Russia, contro il 22% di Google, ed è la più grande compagnia russa del settore It per fatturato. Il che la pone al vertice di un settore con alte potenzialità di sviluppo, dal momento che la banda larga è ormai diffusa in tutto il Paese.

La maggior parte degli analisti ritiene che Yandex presenti multipli di Borsa inferiori ai concorrenti esteri. Merito evidentemente anche di quel “rischio Russia” di cui lo stesso management aziendale si è fatto portavoce all’interno del prospetto informativo.

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