Mowgli e Winnie the Pooh in salsa russa

Foto: Itar-Tass

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La più importante casa di produzione di cartoni animati spegne settantacinque candeline. Ma denuncia un periodo di forte crisi del settore nella Federazione

Foto: Alexey Maishev

 

C’era una volta il regno di carta di Ghena e Cheburashka. Ma presto, forse, non ci sarà più. Il colosso russo che dal 1936 produce cartoni animati sta infatti affrontando un periodo di forte crisi. E rischia di mandare in pensione le icone che hanno fatto la storia dell’animazione sovietica.

Il grido di allarme arriva dai disegnatori della Sojuzmultfilm, da poco rinominata Unione degli archivi cinematografici statali, casa madre del coccodrillo Ghena e di Cheburashka, l’animaletto di fantasia diventato poi simbolo della squadra russa alle Olimpiadi di Atene nel 2004. Forte di un monopolio che nel tempo le ha garantito il successo, la casa di produzione voluta da Stalin ha dato i natali anche alle nuove versioni di molti classici, da Winnie The Pooh a Mowgli, tutti rigorosamente riarrangiati in chiave sovietica.

La denuncia è partita poche settimane fa in occasione del 75esimo compleanno dell’azienda che oggi, schiacciata dal peso della concorrenza e priva di grossi finanziamenti, barcolla pericolosamente. Quasi 1.500 i film realizzati in poco meno di un secolo di storia, nati dalle matite di oltre 200 artisti, che nel periodo d’oro degli anni Settanta riuscivano a produrre quasi 30 film l’anno. Al giorno d’oggi, invece, non ne vengono prodotti più di cinque.

Negli anni, questo impero di cartone ha dato vita a veri e propri capolavori di animazione, tratti dal folclore russo o ispirati direttamente alle storie senza tempo di Kipling o di Milne.

E così si scopre che molti cartoni animati "occidentali" nascondono un alter ego russo, riadattato in una spettacolare variante sovietica, condita talvolta da un sottile velo di propaganda. Agli occhi dei bambini russi ad esempio Winnie The Pooh ( Vinni Puh , prodotto in Unione Sovietica negli anni Sessanta dalla Sojuzmultfilm) assume i morbidi contorni di un paffuto orsetto scuro, e non di un semplice peluche, come vuole la Disney. Beve dal samovar e ne combina di cotte e di crude in un micro mondo che in tutto e per tutto si rifà ai canoni della tradizione russa.

Allo stesso modo le rocambolesche avventure di Tom e Jerry offrono lo spunto per il cartone Nu, pogodi! (1969), espressione che tutti i bambini russi conoscono, e che potrebbe essere tradotta con "Me la pagherai!".

La fortunata serie, anch’essa prodotta dalla Sojuzmultfilm, porta alla ribalta le avventure di un lupo sgangherato che dà la caccia a un paffuto leprotto. Con risultati ovviamente disastrosi.

Eppure, mentre gli artisti degli anni Settanta guardavano a Occidente in un mix di originalità e desiderio di imitazione, è proprio dal folclore russo che nascevano i veri capolavori, come Il riccio nella nebbia (1975) del maestro d’animazione Yuri Norstein.

"Il problema dei finanziamenti è reale - ha commentato il direttore dell’Unione degli archivi cinematografici statali Vasilij Shilnikov –. Bisogna capire che ci sono altri studi, e che gli stessi artisti lavorano anche per altre case di produzione. Per questo è necessario rimboccarsi le maniche, cercare idee nuove ed originali.

Al momento stiamo infatti lavorando al nuovo film Gofmania che, se tutto procederà secondo i nostri calcoli, dovrebbe essere pronto entro il 2014".

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