Il concettualismo di Prigov rivive sulle sponde del Canal Grande

Dall’Hermitage di San Pietroburgo le opere dell’artista russo scomparso nel 2007 in mostra a Cà Foscari di Venezia fino al 15 ottobre 2011

Foto: Anna Casazza


Un calice di vino rosso, posato al centro della stanza. La corda che pende dalla parete di una izbà, la casa tipica di campagna nella pianura russa. E poi le sedie, affacciate sul nulla, sulle quali troneggiano i nomi dei grandi maestri dell’arte. Leonardo, Malevich, Warhol e Cezanne. Tutto intorno, la voce cantilenante dell’artista. E’ questo il concettualismo di Dmitri Prigov (Mosca, 1940-2007), in mostra dal 1° giugno al 15 ottobre 2011 nella splendida cornice di Cà Foscari a Venezia, all’interno della monografica che porta il suo nome “Dmitri Prigov: Dmitri Prigov”.

Organizzata dall’Hermitage di San Pietroburgo in occasione della 54esima edizione della Biennale di Venezia, in collaborazione con l’Università Cà Foscari, la Fondazione Dmitri Prigov e il Centro di Alti Studi sulla Cultura e le Arti della Russia (Csar), la mostra raccoglie una corposa esposizione delle opere del grande concettualista russo: trecento disegni, otto installazioni (di cui due inedite) e diverse proiezioni audiovisive.

Un patrimonio donato all’Hermitage dalla Fondazione Prigov e ora allestito in Laguna dal curatore Dmitri Ozerkov, sotto la supervisione della Fondazione stessa e il prezioso contributo di Rem Koolhas. “Il titolo ‘Dmitri Prigov: Dmitri Prigov’ – spiega Ozerkov - nasce dal tentativo di voler entrare nella testa stessa dell’artista, che prima ancora di essere poeta, scrittore, pensatore, era Prigov. E basta”.

Prigov da vicino

Artista poliedrico, scrittore, poeta, commediografo, intellettuale scomodo e autore di performance teatrali e musicali, Dmitri Prigov si è affermato nel panorama artistico degli ultimi decenni come figura centrale del concettualismo moscovita, di cui ne è leader e simbolo. La sua grande capacità di destabilizzare lo spettatore, suggerendone un certo discomfort davanti all’opera d’arte (così come del resto il concettualismo impone) fa di Prigov un artista spiazzante, “inventore di nuove forme all’incrocio di generi”, secondo la definizione di Ajzemberg.

Alle letture delle sue poesie (se ne contano più di 20mila, tradotte in italiano da Alessandro Niero) negli anni della sua produzione partecipano i più importanti artisti dell’epoca e i dissidenti russi. E sarà proprio l’uso scomodo  e travolgente della lingua che negli anni Ottanta, a seguito di una performance pubblica, gli costerà l’arresto da parte del Kgb.

In egual modo la parodia dell’estetica del realismo socialista ricopre un ruolo fondamentale nell’attività artistica di Prigov, che ne utilizza le stesse fonti e i medesimi mezzi per dar vita a una caricatura tagliente della società dell’epoca.

La mostra di Ca’ Foscari

“E’ la prima volta che in Italia viene allestita un’esposizione di questa portata. In passato c’erano state altre mostre, ma mai di questo livello”, afferma Silvia Burini, dell’Università Cà Foscari e direttrice del Csar, che per parte italiana ha curato l’allestimento. “La scelta di portare Prigov a Venezia è stata dettata non solo dalla possibilità di collaborare con un partner di eccezione, come il museo Hermitage di San Pietroburgo, ma anche da un profondo legame di amicizia che ho sempre avuto con Dmitri, e che ora, dopo la sua morte, continua con grande affetto nei confronti della moglie”. Oltre trecento i disegni che compongono la mostra, dai quali sono state realizzate installazioni in vetro, legno e corda. E poi la voce, litania inesauribile che risuona come colonna sonora tra le opere dell’artista.

“La presenza del suono è un elemento importante – dice la Burini – che accompagna l’intera installazione”. Ed è proprio la sua voce la protagonista di un episodio divertente e curioso, capitato a Genova durante un seminario. “Dmitri stava leggendo una parte dell’Evgeni Onegin di Pushkin, con questa sua tipica intonazione, che ricorda l’intonazione stessa di un muezzin al minareto. Ebbene, nel bel mezzo della performance sono accorsi diversi arabi, convinti che si trattasse proprio della liturgia di un muezzin”.

Prigov e l’Italia

L’arte di Prigov incrocia Venezia, sull’onda di quella passione che durante la sua vita ha portato l’artista moscovita più volte in Italia. “Dmitri veniva spesso nel nostro Paese – racconta Silvia Burini, ricordando con affetto il Dmitri amico, ancor prima che il Dmitri artista –. Veniva spesso a Venezia, una città che lui amava molto. Passando poi per Genova, Torino, Roma e Bergamo, dove aveva tenuto diversi seminari. Era un uomo molto ironico, curioso, che colpiva per la quantità di domande che era in grado di fare. Domande alle quali, spesso, facevano seguito delle risposte mai univoche. Amava giocare. Senza però tralasciare quell’interesse intellettuale che ha fatto grande la sua arte, e che oggi Venezia può tornare ad ammirare, a quattro anni dalla scomparsa di questo grande artista, e amico”. 


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Cà Foscari Esposizioni

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