La Pasqua russa celebrata a Roma

Chiesa ortodossa. Foto: Daniela Ciabbatini

Chiesa ortodossa. Foto: Daniela Ciabbatini

Quest’anno festività cattolica e ortodossa sono cadute nello stesso giorno: i riti dei russi nel Belpaese raccontati da un'italiana.

Se non fosse per una questione di calendario sembrerebbe fatto apposta: nell’anno degli scambi interculturali tra Russia e Italia una tra le feste religiose con più bagaglio di tradizioni viene festeggiate lo stesso giorno, il 24 aprile, e, a Roma, anche a qualche centinaia di metri. Infatti, vicino alla Basilica di San Pietro, culla della cristianità cattolica, si trova la chiesa di Santa Caterina di Alessandria, chiesa ortodossa russa sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca, con le tipiche cupole dorate e croce a otto bracci.

Le due chiese sono vicine tutti i giorni e tutte le domeniche celebrano le funzioni, ma a pensarci in un giorno come quello di Pasqua suona ancora più strano. Passando davanti alla vicina piazza San Pietro si possono osservare migliaia di fedeli in attesa della solenne Messa del Papa; davanti all’entrata della chiesa ortodossa russa i fedeli sono molti di meno, ma pur sempre numerosi e, diversamente da ciò che si potrebbe pensare, ci sono anche alcuni italiani.

Alle 10.30 inizia la celebrazione pasquale russa e subito si viene trasportati in un’atmosfera fatta di riti, formule e gesti vecchi dei secoli ma celebrati sempre con molto fervore. Le differenze con la celebrazione cattolica sono evidenti, primo fra tutti il segno della croce che finisce sulla spalla sinistra anziché su quella destra, la mancanza delle panche sulle quali sedersi, l’imponente iconostasi e il velo in testa alle donne, tradizione ormai desueta nelle celebrazioni cattoliche.

Assistendo alla funzione, ma anche solo entrando in una chiesa ortodossa, si percepisce subito l’alto grado di devozione dei fedeli, una religiosità che si è mantenuta intatta anche dopo decenni di storia politica avversa alle religione.

 

“Hristos Voskres” – “Cristo è risorto!”

“Voistinu voskrese”  - “Veramente è risorto”.

Queste sono le parole che l’Igumeno e i fedeli ripetono per tre volte facendosi il segno della croce, e con le quali inizia la celebrazione, accompagnata da incenso e canti della tradizione pasquale ortodossa. Mezz’ora più tardi si sente il suono delle campane della vicina San Pietro: anche il Papa sta dando al mondo la lieta novella della Resurrezione di Cristo.


Al termine della liturgia, proprio fuori dalla chiesa i fedeli hanno preparato il banchetto pasquale con i cibi tipici di Pasqua: le uova colorate, il kulich, la pascha e anche qualche classica colomba italiana. Finita la liturgia il clima di festa si trasferisce all’esterno tra le voci squillanti dei bambini e l’allegro chiacchiericcio degli adulti.

25/04/2011. Lunedì dell’Angelo, il giorno dopo Pasqua, a Roma, continuano le celebrazioni della Pasqua ortodossa russa.

Alle 20.30 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e Martiri di Roma si tiene il concerto “Pasqua ortodossa russa a Roma” del Grande Coro Accademico dell’Università Statale Russa Umanitaria. La basilica è una delle chiese più importanti di Roma e per l’occasione ospita l’ortodossia russa: il coro, infatti, esegue i canti pasquali della tradizione ortodossa russa e, seduti vicino, ci sono i rappresentanti del clero cattolico e di quello ortodosso della Chiesa di Santa Caterina di Alessandria, promotrice dell’evento.

Non appena il coro inizia a intonare i canti, accompagnati dall’imponente organo del Millennio, sembra di non essere più a Roma ma in Russia, all’interno di una chiesa ortodossa, insieme ai fedeli che intonano i canti tradizionali; perciò, cullati dalla voce impeccabile dei coristi e dei solisti, non resta che godersi il concerto.

“Hristos voskres!”

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