Kimzha, le radici del nord della Russia

Un remoto villaggio nella regione di Arkhangelsk ha preservato il suo stile di vita straordinario, forgiato dalle dure condizioni ambientali.

Foto: William Brumfield


Il villaggio di Kimzha, nel distretto di Arkhangelsk, è uno dei più significativi insediamenti tradizionali della Russia del nord che sopravvive al passare del tempo. Kimzha si trova vicino al Circolo polare artico, nel punto in cui il piccolo fiume Kimzha si immette nel Mezen, uno dei molti corsi che attraversa la Russia del nord. Sul delta del Mezen si trovano le due città di Kamenka e Mezen, che contano circa 5000 abitanti. Mezen è il centro amministrativo regionale, mentre Kamenka è il maggiore centro occupazionale grazie alla sua fabbrica per la lavorazione del legno.

Il numero degli abitanti di Kimzha varia dall'inverno all'estate: circa duecento residenti nella stagione più fredda dell’anno, mentre quando le temperature si alzano aumentano di circa cento unità, con le persone che tornano a casa per fare visita ai parenti. Il principale punto di riferimento attorno al quale si organizza il villaggio è la chiesa, dedicata all'icona della Madonna Odigitria del 1763.

Per la maggior parte dell'anno Kimzha è in balia delle dure condizioni invernali, vento gelido e insidiosi cumuli di neve. Una volta i collegamenti via acqua da Arkhangelsk funzionavano secondo un orario limitato, ma le cose sono cambiate da tempo. Oggi è possibile viaggiare tutto l'anno con piccoli aerei che partono dall'aeroporto di Vaskovo ad Arkhangelsk e arrivano a Mezen, da cui si può raggiungere Kimzha in auto o in barca. In inverno esiste un sentiero stagionale, detto zimnik (da “zima”, inverno), ma si tratta di un percorso snervante che a causa delle primavere sempre più precoci degli ultimi anni, è ormai quasi inutilizzato. Una strada sterrata è in via di costruzione e, in teoria, dovrebbe presto garantire il collegamento con Arkhangelsk per tutto l’anno.

Per ora Kimzha continua a seguire la via indicata dalle tradizioni. Il luogo è dotato di una magia particolare che forse più di ogni altra cosa è rappresentata dai riflessi acquamarina dell'aurora boreale che si può ammirare a queste latitudini. Anche il villaggio di per sé produce una certa impressione con le sue massicce case di tronchi costruite tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Nonostante alcune case siano state abbandonate o chiuse per l'inverno e altre ancora siano state modificate con un rivestimento di assi, non ci troviamo di sicuro in un museo all'aperto con le ricostruzioni di antichi edifici di tronchi. Kimzha è un ambiente vivo.

Alcuni degli abitanti sono impiegati nell'amministrazione del villaggio, altri vivono dei frutti dell'attività agricola e altri hanno attività collegate con la fabbrica di legname di Kamenka. Il vecchio caseificio del kolkhoz, circondato da macchine arrugginite, è ormai decaduto e la maggior parte del bestiame da latte è ora di proprietà dei singoli abitanti. Un altra fonte di nutrimento qui sono le bacche selvatiche, i funghi che crescono abbondanti nei boschi e il pesce dei corsi d'acqua. I locali sono dediti anche alla coltivazione e conservazione di buona parte del cibo. Nonostante questo la vita moderna richiede delle comodità che sono difficili da reperire in un ambiente del genere. Con tutte queste complicazioni la sopravvivenza di Kimzha, degli edifici e della comunità, è davvero un fatto notevole. Mentre molti dei vecchi abitanti di Kimzha se ne sono andati in cerca di lavoro; questo tipo di emigrazione ha aiutato Kimzha a mantenere le antiche dimensioni. E anche il viaggio difficile necessario per raggiungere il villaggio contribuisce di sicuro a preservare l'integrità di questi luoghi.

Tuttavia questi elementi sembrano ancora insufficienti a spiegare la sopravvivenza di Kimzha, quando centinaia di altri villaggi del genere sparsi per la Russia del nord sono invece scomparsi. Sembra che la presenza fisica della chiesa abbia giocato un ruolo di primaria importanza per la longevità dell'insediamento. Con la sua forma verticale, alta 27 metri, la Chiesa della Madonna Odigitria definisce Kimzha da ogni punto di vista. Il nord della Russia era ricco di chiese di tronchi, come ad esempio la famosa chiesa della Trasfigurazione sull'isola di Kizhi con le sue 22 cupole, ma la chiesa di Kimzha resta l'unico esempio sopravvissuto del suo genere: un'alta torre centrale con una cupola, affiancata da altre quattro piccole cupole. Questo stile fu creato da un gruppo di falegnami attivo soltanto in questa zona del nord russo, intorno al fiume Pinega.

Edificata a partire dall'inizio del XVIII secolo e consacrata nel 1763, la chiesa di Kimzha è sopravvissuta a decenni di abbandono e anche alla minaccia di un incendio accidentale. Intorno al 1870 la struttura originaria di tronchi venne ricoperta con un rivestimento di assi, con una decorazione blu e verde. Nello stesso periodo venne eretta una torre campanaria sul portico occidentale. In precedenza esisteva una torre campanaria separata dalla chiesa sulla riva del fiume Kimzha. Le pratiche di restauro sovietiche disapprovavano questo genere di rivestimenti del XIX secolo e negli anni '80 le assi vennero in parte rimosse. I lavori di restauro si fermarono a causa della mancanza di fondi e così la chiesa è rimasta come un libro aperto, per metà col suo rivestimento di assi e per metà senza.

Nel 1999, un comitato creato appositamente per la chiesa riuscì ad ottenere la rimozione dei sigilli e la chiesa venne riconsacrata. Nel 2000 ebbi l'opportunità unica di fotografare la chiesa di Kimzha sia in estate che in inverno. Per alcuni anni la chiesa fu riaperta al culto, ma gli sforzi necessari per il mantenimento della chiesa in attività hanno costretto il parroco a decidere di officiare le messe in una piccola casa. Due anni fa la struttura principale della chiesa è stata disassemblata per essere sottoposta a un restauro approfondito, ma i lavori purtroppo sono attualmente fermi. Se i problemi contingenti verranno risolti, potrà esserci ancora speranza che questo capolavoro possa continuare a vivere.

Nonostante le sue difficoltà, Kimzha è riuscita finora a mantenere un delicato equilibrio tra il passato e il presente. Un numero crescente di artisti e specialisti in storia del nord russo si reca in visita al villaggio; compagnie turistiche stanno discutendo della possibilità di costruire un piccolo albergo. L'apertura della nuova strada dovrebbe portare nuove opportunità, ma anche nuovi problemi. Senza le risorse dell'orgoglio locale e dei valori spirituali, la conservazione di questo angolo di Russia sarà messa a dura prova. E i russi non possono davvero permettersi di perdere un simile tesoro.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta