Gli italiani alla prova di russo

Il portavoce della diplomazia moscovita Alexandr Lukashevic. Foto Itar-Tass

Il portavoce della diplomazia moscovita Alexandr Lukashevic. Foto Itar-Tass

Quanto ne sanno gli abitanti del Belpaese della Federazione? Molto poco, ma si può iniziare ad avvicinarsi alla realtà russa attraverso gli eventi dell’Anno di interscambio sparsi per tutto lo Stivale.

Correva l’anno 1988 quando a Mosca uno sconosciuto, dopo aver intercettato una mia conversazione e aver capito che abitavo a Venezia, mi chiese… un autografo. Accadeva all’Esposizione Italia 2000, una delle prime finestre sul Made in Italy a disposizione dei moscoviti.

Oggi l’Italia per i russi è portata di mano e di tour, più semplice se organizzato, come pure la Russia per gli italiani. E per discutere di relazioni bilaterali e scambi culturali, tra Mosca e Roma si organizzano video-conferenze con i portavoce dei rispettivi Ministeri degli Esteri, con accademici e giornalisti. E’ il caso del dibattito via etere allestito dall’agenzia Ria-Novosti alla vigilia della visita del presidente Dmitri Medvedev a Roma (16-17 febbraio), occasione per un giro di orizzonte sui rapporti tra i nostri Paesi “così lontani, così vicini”, che quest’anno celebrano l’Anno della cultura russa in Italia e della cultura italiana in Russia.

E il confronto ha evidenziato un doppio livello: relazioni eccellenti ai vertici, mentre dei russi e della Russia gli italiani sanno sempre poco. Ci sono stati sei incontri tra i leader italiani e russi nel 2010, ha fatto notare il portavoce della diplomazia moscovita Alexandr Lukashevic: “Quando parliamo di partenariato privilegiato non sono parole buttate al vento”. Il collega italiano, Maurizio Massari, ha perorato l’idea di investire sul piano internazionale il capitale accumulato in termini di rapporti bilaterali. “In ambito multilaterale ci sono margini di rafforzamento”, ha detto, citando dossier quali la sicurezza europea, Afghanistan, il Grande Medio Oriente in fiamme.

Adriano Roccucci, vicepresidente della Comunità di Sant’Egidio, ha auspicato una crescente sinergia tra le Chiese di Roma e di Mosca in nome dell’apertura, dell’accoglienza, e in fin dei conti del “futuro del cristianesimo” chiamato a un non facile confronto con il mondo islamico ai confini italiani come a quelli russi.

Tutto rose e fiori, dunque? Visti dal buco della serratura di Wikileaks, i rapporti italo-russi preoccupano gli Usa e altre cancellerie occidentali, che temono la grande alleanza energetica e la vicinanza, anche personale, tra i premier dei due Paesi. “L’Italia è spesso percepita, anche a livello europeo, come il cavallo di Troia usato dai russi per difendere i propri interessi”, ha sottolineato Mauro De Bonis di Limes. E in un momento di crisi del mercato e del settore del gas, proprio il dossier energetico potrebbe mettere alla prova l’asse Roma-Mosca, rivelandosi il fronte più delicato.

Ma se dai palazzi del potere e delle strategie economiche guardiamo giù, alla gente, l’impressione è che di Russia in Italia si parla davvero poco, salvo i grandi fatti di cronaca o quando qualche ricco oligarca lascia migliaia di euro di mancia in un ristorante della riviera. Eventi drammatici, aneddoti, poco altro. Sì, ci sono programmi universitari, di scambio tra i giovani, come quello illustrato durante la videoconferenza dal prorettore della Sapienza di Roma Antonello Biagini o il sorprendente “polo italiano a Ekaterinburg” raccontato dal rettore della facoltà di Relazioni internazionali di Ekaterinburg,Valery Mikhailenko.

Piccole realtà, eccellenti ed isolate. E allora ben venga l’Anno della Cultura incrociato, partito un po’ in sordina ma con un programma di circa mille eventi. E se a uno di questi incontrassi un abitante della Kamchatka, chissà, forse un autografo…

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