La minigonna alla radice dei conflitti etnici?

L'arciprete Vsevolod Chaplin. Foto Itar-Tass

L'arciprete Vsevolod Chaplin. Foto Itar-Tass

Contro una moda “disinvolta e sfacciata” si scaglia il Patriarcato di Mosca. Ma dall’ufficio alla messa il dress code è d’obbligo.

L'arciprete Vsevolod Chaplin, capo del dipartimento per le relazioni tra Chiesa e società del Patriarcato di Mosca, è riuscito a individuare quella che, secondo lui, è la radice dei conflitti interetnici in Russia: il problema starebbe nell'errato modo di vestirsi e di comportarsi nei luoghi pubblici. “Un aspetto esteriore troppo disinvolto e un atteggiamento sfacciato portano dritti all'infelicità. Alla solitudine e alla follia. Alla catastrofe esistenziale”, ha ammonito Chaplin. Se l'è presa in particolare con il gentil sesso. “Se una donna se ne va in giro con la minigonna può provocare non solo gli uomini del Caucaso, ma anche quelli russi”.

Il tema della minigonna è stato sollevato in modo inatteso nel corso di una discussione sui confitti interetnici in Russia. Ricordiamo che a dicembre 2010, in diverse città del Paese, ci sono stati scontri di natura etnica tra russi e caucasici. A Mosca, nella piazza del Manezh, si sono riuniti in massa supporter di calcio e non solo per chiedere di punire i responsabili della morte di un tifoso russo. La manifestazione di massa è stata provocata dall’uccisione di un ragazzo, durante una rissa scatenatasi tra gruppi di ragazzi russi e del Caucaso, per decidere chi dovesse per primo salire sul taxi. Quindi, le donne in minigonna, in realtà, non c'entrano, tanto più che ad avere un dress code stabilito già da tempo sono proprio i tifosi di calcio.

Ma torniamo alle donne. In effetti, le russe sono molto abili nell'utilizzare l'abbigliamento per sottolineare i propri pregi, e a volte anche i difetti. Sono capaci di passeggiare in inverno con minigonna e tacchi a spillo sui marciapiedi ghiacciati. E in spiaggia gioielli e maquillage. Poi tutte in ufficio come fosse una festa: si sfoggiano gli abiti più eleganti. Non c'è dubbio che alle signore russe piaccia attirare l'attenzione. Forse è per questo che la loro fama ha da tempo superato i confini del nostro Paese.

Comunque, gli stranieri che vivono in Russia, o che viaggiano regolarmente da queste parti, sanno bene che non tutte le donne si vestono così. Ultimamente, si nota sempre più spesso la tendenza opposta, cioè il tentativo di passare il più possibile inosservate. E' sufficiente fare due passi per una strada affollata, per rendersi conto che l'abbigliamento femminile più diffuso al giorno d'oggi sono i jeans. E non pochi uomini ne sono dispiaciuti. Le aziende di un certo livello, poi, sempre più spesso, introducono sul posto di lavoro un severo regolamento relativo all'aspetto esteriore delle dipendenti. Si parla non solo dell'altezza del tacco e della lunghezza della gonna, ma anche del colore dello smalto per unghie e della pettinatura: i boccoli sono messi al bando.

Certamente, il dress code più severo è quello della chiesa ortodossa. Se provate a entrare in chiesa durante la messa vi accorgerete subito che le donne sono tutte vestite in modo quasi identico: gonna lunga e scura, maglione informe e fazzoletto in testa. Secondo Olga Kurova, esperta nel campo della cultura ortodossa, questo tipo di moda risale ai tempi di Pietro Primo. Le sue riforme mirate alla sottomissione della Chiesa allo Stato, provocarono uno scisma all'interno della chiesa ortodossa e, con esso, anche la nascita di una sottocultura para-ecclesiastica con il suo abbigliamento specifico. Questo modo di vestire, marcatamente antiquato, quasi misero, diventò una forma di protesta contro la fusione della sfera religiosa con quella mondana. Per quanto riguarda invece i neofiti degli ultimi tempi, da quando andare in Chiesa è diventato non solo possibile, ma anche di moda, pare che considerino questo tipo di abbigliamento come un segno sicuro di “santità”. Ne è venuta fuori una situazione decisamente strana: se negli altri Paesi, anche ortodossi, come ad esempio la Grecia, la messa della domenica è un'occasione per tirare fuori gli abiti migliori e più costosi, in Russia avviene esattamente il contrario. Se poi capita che una signora entri in chiesa da profana, coi pantaloni e la testa scoperta, incorrerà certamente negli sguardi ammonitori, se non nei rimproveri, non tanto del sacerdote, quanto piuttosto dei parrocchiani.

Una volta, se una donna indossava i pantaloni il suo gesto veniva interpretato come una sfida alla società. Ma al giorno d'oggi, come fa notare Olga Kurova, nessuna persona sana di mente darebbe del “maschio” a una donna in pantaloni. Il tempo sistema tutto. All'inizio degli anni '90, le giacche color lampone diventarono d'un tratto segno distintivo del dress code dei primi nuovi ricchi della Russia. Oggi ne resta traccia solo nelle barzellette. Se una ragazza va in giro di giorno per le strade di Mosca vestita in modo troppo appariscente, tutti le rideranno dietro: rivela la sua origine provinciale. E, visto che ogni provinciale che arriva nella capitale desidera assomigliare il più in fretta possibile agli abitanti della città, smetterà presto di fare lo zimbello dei passanti.

Per essere equi, ricordiamo che molti sacerdoti della chiesa ortodossa non cercano di lottare contro la moda contemporanea, ma la prendono semplicemente per quello che è. In fin dei conti anche il potere sovietico ha cercato di far diventare tutti uguali. E si sa come è andata a finire.

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