Chi vincerà il risiko del gas?

Foto di Reuters/ Vostok Photo

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Il 2011 è l’anno decisivo nel duello dei gasdotti che dal Caspio porteranno l’oro blu verso l’Europa. La partita tra Russia e Unione Europea è tutta fa giocare.

Come riporta l’agenzia Reuters, l'Unione Europea ha siglato un importante accordo per importare il gas azero, nel tentativo di affrancarsi dalla dipendenza energetica russa. Il presidente della Commissione Ue José-Manuel Barroso e il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev hanno firmato a Baku una dichiarazione congiunta per il rifornimento di gas all'Europa in cui l’Azerbaigian si è impegnato a fornire gas sufficiente per consentire la creazione del cosiddetto “Corridoio Sud”, che include la costruzione di diverse condotte, come Nabucco, Itgi, il gasdotto Turchia-Grecia-Italia, White Stream e Tap.

 

In particolare il Nabucco è fortemente voluto dalla Ue (o almeno parte di essa, dato che parecchi membri si sono defilati) e dagli Stati Uniti (che hanno l’abitudine di mettere le zampino dappertutto) e mira a tagliare fuori la Russia; è in concorrenza con South Stream, il progetto in cui la russa Gazprom ha come maggiore alleato l’italiana Eni e che vuole portare in Europa il gas direttamente dalla Russia.

 

Barroso sabato 15 gennaio è andato poi ad Ashgabat, in Turkmenistan, altro Paese che dovrebbe contribuire a fornire gas al Nabucco. Qui però non è uscito nulla di concreto. Per il numero uno della Commissione europea i rapporti tra Ue e Turkmenistan non sono mai stati migliori e il presidente Gurbanguly Berdymukhamedov ha detto in maniera molto generale che sulle questioni energetiche ci sono diverse opzioni per collaborare con l’Europa.

 

Rimane dunque un punto interrogativo (oltre a quello che ci si pone quando la schizofrenica Bruxelles pensa da una parte a nuove sanzioni per la Bielorussia di Alexander Lukashenko e dall’altra tratta con i guanti di velluto il sultano di Asghabat): da solo infatti l’Azerbaigian non basta per rendere efficace il Nabucco (che oltre al gas turkmeno potrebbe affidarsi a quello iraniano) e correrebbe il rischio di rimanere un po’ a secco.

 

I tempi sono stretti. È un grande gioco di tubi in cui non si sa ancora chi sarà il vincitore e non è detto che un gasdotto escluda l’altro. Qualcuno ipotizza anche che i due progetti si potrebbero fondere. Nella partita entra anche la situazione in Ucraina, dove una possibile fusione tra Gazprom e Naftogaz e la modernizzazione del sistema dei gasdotti di Kiev potrebbe rimescolare ulteriormente le carte. In ogni caso sarà il 2011 l’anno in cui si vedrà più chiaro nel duello.

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