Spalletti: "Resto allo Zenit e voglio vincere di nuovo"

Foto di Aleksandr Petrosjan

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L'allenatore italiano dello Zenit San Pietroburgo si racconta a Russia Oggi dopo aver vinto il titolo del campionato russo: “Qui c’è un calcio assolutamente forte e di grande qualità”.

Luciano Spalletti è il primo allenatore italiano nella storia del calcio russo. E ha raggiunto un traguardo che molti suoi colleghi sognano per un’intera carriera: vincere nella stessa stagione sia il campionato che la Coppa di Russia, oltre al record di 23 partite senza sconfitte. Ora i tifosi dello Zenit di San Pietroburgo sono impazienti di vedere che prova daranno di sé l’ex allenatore della Roma e la sua squadra in Champions League.

Foto di Aleksandr Petrosjan


Mister Spalletti, con la Roma aveva già vinto la Coppa Italia; ora con lo Zenit San Pietroburgo oltre alla Coppa di Russia anche il titolo nazionale. E’ possibile paragonare queste vittorie?

Per me sono positivi tutti i titoli vinti, vincere è sempre bello. Sono sensazioni particolari, regalare felicità alle persone che hanno nel cuore lo Zenit e i suoi colori. Personalmente quest'ultima vittoria significa tanto, ma anche le stagioni trascorse in Italia sono state piene di emozioni e rimarranno indimenticabili.

Adesso, come si vocifera, tornerà in Italia ad allenare l’Inter?

Non sono stato contattato né dall’Inter né da nessun altro. Ho un contratto qui: voglio continuare la mia esperienza allo Zenit.

In Russia lo Zenit quest’anno ha vinto tutto. Significa forse che nella prossima stagione il club punterà alle coppe europee?

Sicuramente dovremo migliorare la nostra prestazione in Champions League, inoltre vorremmo vincere di nuovo il campionato, anche senza un ruolino di marcia così impressionante. E in tutto questo dobbiamo mostrare il bel gioco. Per il momento solo una cosa è chiara: raggiungere tutti questi traguardi sarà molto difficile.

San Pietroburgo, una città di 5 milioni di abitanti, ha un solo grande club. Come vive l’attenzione e la pressione sullo Zenit da gode della città?

E’ una responsabilità ulteriore e allo stesso tempo uno stimolo. Credo sia bene trasmettere questa sensazione ai giocatori, affinché anche loro capiscano che tutta la città tifa per la squadra, cosicché possiamo regalare a questa gente emozioni attraverso il nostro lavoro e i nostri successi. Portare felicità alle persone è uno sprone anche per noi, per questo motivo è importante riservare molta attenzione ai tifosi dello Zenit. Le vittorie vanno dedicate proprio a loro. Lavoriamo duramente, ma allo stesso tempo ci troviamo in una condizione privilegiata, dato che la nostra è una professione in vista.

Sicuramente avrà già avvertito la rivalità tra Mosca e San Pietroburgo. Che idea si è fatto di questo?

E’ stato sufficiente perdere il primo incontro di campionato contro lo Spartak Mosca perché su di noi si abbattesse un vero e proprio uragano di opinioni e discorsi. La gente ha iniziato a cambiare il proprio punto di vista, si è trasformato il rapporto con la stampa. Sembrava che quella sconfitta potesse rappresentare un problema nella corsa per il titolo. Questo dimostra che la rivalità è presente anche qui. Si avverte la pressione, la tensione è palpabile.

Sa che molti dirigenti del Paese sono tifosi dello Zenit?

Sì, ne ho sentito parlare. E per noi è un grande piacere.

Ha già fatto conoscenza con qualcuno di questi?

Fare la loro conoscenza sarebbe per me un grande onore, tuttavia non influenzerebbe minimamente il mio approccio al lavoro.

A partire dalla prossima stagione il campionato russo passerà al sistema “autunno-primavera”. Cosa ne pensa di questa riforma?

Penso che sia giusto sincronizzare il campionato russo con gli altri. Vale solamente la pena di conservare la sosta durante il campionato, la cui necessità è dettata dalle condizioni climatiche. Dopotutto in Russia giocare d’inverno è impossibile. Una sosta del genere rappresenterebbe un vantaggio, iniziare e terminare il campionato più o meno nello stesso periodo degli altri. In Italia, al contrario, fanno una lunga pausa d’estate ed una molto breve durante l’inverno. A mio parere bisognerebbe trovare una via di mezzo, perché a metà campionato tutti i club che si trovano nella parte alta della classifica iniziano a comprare in modo convulso giocatori, per via del numero crescente di infortunati.

Allenare in Russia? Lo consiglierei ai miei colleghi italiani



Consiglia di venire ad allenare in Russia?

Certamente, ma trovare un posto è molto difficile, perché qui ho incontrato colleghi allenatori molto ben preparati. Gli Italiani non sono più forti dei colleghi russi. E se fate attenzione a come lavorano questi ultimi, capirete quanto il loro operato sia notevole, come l’allenatore abbia un ruolo determinante nella sua squadra, come riesca ad influenzarla. In Italia si dice che l’erba del vicino è sempre più verde. In Russia ci sono degli allenatori molto ben preparati, tra l’altro anche giovani. Per questo motivo, a mio avviso, invece che cercare un allenatore all’estero può valere la pena di guardare qui, in casa, dove è possibile trovare candidati meritevoli. Ad esempio in Italia gli allenatori italiani vengono licenziati, mentre all’estero sono richiesti. La vera difficoltà non sta nel trovare un allenatore, ma nel dargli la possibilità di lavorare e realizzare le proprie qualità. Nel dargli la tranquillità di cui ha bisogno.

Dopo il suo arrivo allo Zenit molti si aspettavano di vedere più giocatori italiani. Perché questo non è accaduto e dobbiamo aspettarci l’arrivo di suoi connazionali per la prossima stagione?

La nazionalità dei giocatori per me non fa alcuna differenza, l’importante è che abbiano talento. In Italia i giocatori non sono più forti che negli altri Paesi. Ci sono i fuoriclasse, certo, come ci sono ovunque. Vi prego di notare che lo scudetto viene vinto ormai da qualche anno da una squadra che non schiera un solo italiano, l'Inter. Nello Zenit c’è già un giocatore italiano molto bravo, Rosina. Forse in futuro ne arriveranno altri.

Non crede che allo Zenit di San Pietroburgo manchi un avversario qual era la Lazio per la Roma?

Il derby Roma-Lazio è una cosa a sé. Qui non ci sarà una Lazio, ma c’è un’agguerrita rivalità con le squadre di Mosca. Ci è bastato perdere la prima partita del campionato contro lo Spartak di Mosca perché ci si scatenasse contro un uragano di polemiche. Questo dimostra che anche qui ci sono pressioni.


Prima dell’ultima di campionato ha fatto un breve viaggio in Italia. Come hanno accolto in patria il neocampione di Russia?

Oltre alla mamma e a mio fratello, non mi ha visto nessuno, anche perché praticamente vivo nei boschi, in mezzo ai lupi in una casetta immersa nel verde, ed è improbabile che qualcuno mi possa trovare lì. E’ come vivere in Siberia (sorride). Sono rimasto a casa anche per mangiare, dato che non ho visto nessuno durante la brevissima sosta. Chiaramente in Italia la stampa ha parlato della vittoria dello Zenit, ho ricevuto molti messaggi di congratulazioni. E’ stato bello vedere la partecipazione degli amici, la loro felicità per il tuo successo, una sensazione possibilmente ancora più forte della soddisfazione per la vittoria.

Si aspettava di realizzare durante il suo primo anno di lavoro in Russia il “golden double”?

Non me lo aspettavo, ma sono arrivato qui con l’intenzione di dare il massimo e vincere. Ma che avremmo conquistato campionato e coppa era veramente difficile da prevedere. Sono molto grato ai miei giocatori. Ho lavorato con 24 ragazzi e ciascuno di loro è assolutamente il numero uno.

Qual è stato l’aspetto più difficile nei primi momenti della sua vita in Russia?

Anche se dall’esterno potrebbe sembrare che abbiamo vinto il campionato facilmente e tranquillamente, in realtà non è stato così. Siamo passati attraverso momenti abbastanza difficili, soprattutto all’inizio, quando ho dovuto affrontare molti ostacoli. Ma erano mie difficoltà personali, che non hanno nulla a che fare con i giocatori e consistevano nello spiegarmi a dovere, nel comunicare loro le cose che volevo.

Che rapporto ha con il famoso gelo russo? Quando è arrivato in Russia per la prima volta era inverno. Adesso Pietroburgo è di nuovo invasa dalla neve e lei va agli allenamenti addirittura senza berretto. Non ha freddo?

Sono abituato al freddo, vivo in campagna in Toscana e anche là d’inverno la temperatura va sotto zero.

In altre parole per lei una tale quantità di neve non è sorprendente?

Esattamente. I miei figli mi chiedevano spesso di portarli in montagna per Natale e là avevo la possibilità di vedere la neve. Per me non rappresenta il benché minimo problema. A tutto ci si può abituare ed adattare.

In vista di Russia 2018



Mister Spalletti, alla Russia il Campionato del Mondo 2018. Cosa ne pensa?

Praticamente tutti i Paesi europei più grandi hanno già ospitato questo torneo, ora tocca alla Russia, un Paese con una grandissima storia e con grandi tradizioni. Qui c’è un calcio assolutamente forte e di grande qualità. Qui ho assistito a match stupendi, molto emozionanti e di altissimo livello, come nell’ultima giornata di campionato Rubin-Zenit e Cska-Spartak.

Uno dei problemi in Russia sono le infrastrutture. Ha già avuto occasione di vedere molte delle nostre città: che idea si è fatto?

Dal punto di vista delle infrastrutture c’è spazio per crescere ed è possibile migliorare qualcosa. E a questo proposito l’assegnazione del diritto ad organizzare il Campionato del Mondo può essere uno stimolo per iniziare questo lavoro. Ritengo che un popolo lavoratore come quello russo possa dare sfoggio di sé al livello dovuto e organizzare quanto è necessario per un torneo di questo tipo.

Ci sono altre città che preferisce oltre a Pietroburgo?

Naturalmente, a pari merito Mosca e San Pietroburgo. Ma anche Kazan’, a mio parere, è una delle migliori città del mondo. Kazan’ ha la storia, l’architettura e anche qualche elemento moderno. Per quanto riguarda le altre città è evidente che sono un pochino indietro rispetto a quelle che ho già nominato, ma ci sono tutte le prerogative per migliorarne la qualità della vita. Ed è un obiettivo perfettamente raggiungibile. All’estero inoltre riconoscono che la Russia ha intrapreso un percorso di grande crescita.

Quali luoghi di San Pietroburgo sono diventati i suoi preferiti?

San Pietroburgo è una città meravigliosa, con i suoi fiumi, i canali, i palazzi. C’è l’Ermitage, il Letnij Sad, ci sono molti parchi dove si può passeggiare. Ed è semplicemente stupendo che la città sia così pulita. Puoi camminare per strada e non vedere sul marciapiede né foglie né spazzatura, è impressionante. Qui non è possibile avere un solo luogo preferito, vale invece la pena di parlare di un intero modello di vita. Più di ogni altra cosa mi emoziona la luce di questa città: le notti bianche, la luce che emana la Neva d’inverno, com’è illuminata Pietroburgo di notte. Se qualcuno mi chiedesse cosa mi ha stupito di questa città, risponderei “la luce”. Una luce che viene anche dalle persone. I russi hanno dei visi severi, ma sono molto aperti e ospitali.

Chi è Luciano Spalletti

Luciano Spalletti è nato il 7 Marzo 1959 a Certaldo, in provincia di Firenze. Ha trascorso gran parte della sua carriera da calciatore nello Spezia e nell’Empoli, che al tempo militavano in serie C (paragonabile alla Seconda Divisione russa). Appesi gli scarpini al chiodo è rimasto nell’orbita dell’Empoli, dove ha iniziato ad allenare le giovanili.
Nel 1995 è passato alla guida della prima squadra, portandola in pochi anni dalla serie C alla serie A.

A partire dal 1998 è finito sulle panchine di Sampdoria, Venezia e Ancona.

Nel 2002 ha guidato l’Udinese, riuscendo a trasformare una squadra di metà classifica in uno dei club leader del calcio italiano. Il punto più alto è stato il quarto posto dell’Udinese in campionato e il conseguente accesso alla Champions League.

Nel 2005 Spalletti è passato alla Roma. Il club capitolino da lui allenato ha ottenuto per tre anni di fila il secondo posto in campionato, inoltre ha conquistato due volte la Coppa Italia e una volta la Supercoppa Italiana.

Nel 2006 e nel 2007 è stato eletto miglior allenatore italiano.

A dicembre 2009 ha siglato un contratto con lo Zenit di San Pietroburgo, con il quale nella stagione 2010 ha vinto campionato e Coppa di Russia.

Spalletti è sposato e padre di due figli. Si è trasferito a San Pietroburgo con tutta la famiglia.


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