In Russia giornalisti come in guerra

Foto di Ria Novosti

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Il crudele pestaggio del giornalista Oleg Kashin, in pieno centro a Mosca, ha decisamente scioccato l'opinione pubblica. L’episodio va ad aggiungersi agli 8 operatori dell’informazione uccisi nel 2010 e ai 40 che hanno subito aggressioni. Molti omicidi di esponenti dei media, che pure hanno fatto scalpore, sono rimasti, per ora, irrisolti o almeno non del tutto chiariti. I colpevoli sanno che le statistiche di risoluzione di delitti contro i giornalisti sono dalla loro parte. E questo non fa che aumentare il senso di sicurezza e impunità di esecutori e mandanti.

I colpevoli sapevano perfettamente che il tentato omicidio di un famoso giornalista avrebbe avuto grande risonanza nella società. Ma hanno deciso di commettere ugualmente questo crimine, perché, al di là del clamore del gesto, nel Paese e nel mondo, sapevano che sarebbero rimasti impuniti. E, su questo punto, la statistica russa dà loro ragione. Ma stavolta Dmitri Medvedev ha reagito prontamente al pestaggio di Kashin, raccomandando alla Procura e al ministero degli Interni di seguire con particolare attenzione il caso.

Nel suo blog su Twitter il presidente russo ha scritto: “I colpevoli devono essere trovati e puniti”. Speriamo che questa volta succeda davvero. All'incontro coi giornalisti della “Rossiiskaja Gazeta”, Medvedev ha confermato la propria decisione di andare fino in fondo per arrivare alla soluzione. “Li troveranno, - ha detto il presidente a proposito degli aggressori di Kashin -. Non ho dubbi al riguardo. Qualunque siano le forze che ci stanno dietro: di destra, di sinistra, di centro... Le persone che hanno preso parte a questo delitto devono essere smascherate e punite”.

Credo che, pronunciando queste parole, il presidente abbia dimostrato un grande coraggio politico. Se i colpevoli saranno trovati e l'opinione pubblica capirà che la giustizia ha trionfato, potremo dire che Medvedev avrà mantenuto la sua promessa politica, cosa che, come si sa, non capita a tanti uomini politici. Viene in mente, ad esempio, la promessa di Boris Eltsin dopo l'omicidio di Listev. È certo che la reputazione di Medvedev, come pure quella della Russia nel mondo, riceverebbe in tal caso un forte impulso positivo.

L'atteggiamento verso i giornalisti è un chiaro sintomo dell'evoluzione di un Paese. Quello che è successo a Oleg Kashin, e la reazione della società sono una diagnosi reale della condizione attuale della Russia. Proprio per questo è così importante la posizione presa dal presidente rispetto alla tragedia. Una tragedia che non può essere interpretata solo come una vendetta personale, diretta a un giornalista in particolare, per le sue idee o per la sua attività professionale. È un avvenimento di portata sociale, perché il giornalista è parte dello specchio in cui la società russa guarda sé stessa. Uno specchio che deve essere tenuto con cura se si vuole continuare ad avere la possibilità di guardare sé stessi.

Versione ridotta dell'articolo pubblicato su “Rossiiskaja Gazeta”

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