Lotta alla corruzione e destalinizzazione, i primi 100 giorni di Fedotov

Foto: Serge Golovach

Foto: Serge Golovach

Mikhail Fedotov, precedentemente critico del Cremlino e segretario dell’Unione dei Giornalisti, a fianco di Gary Kasparov nella campagna Free Choice del 2008, è stato nominato consigliere presidenziale dopo le controverse dimissioni del suo predecessore, Ella Panfilova. Subito dopo quest’intervista ha messo a segno una prima vittoria in difesa del diritto di assemblea, agendo da collegamento tra le autorità di Mosca e gli organizzatori della campagna Strategy 31 (dal nome dell’articolo 31 della Costituzione Russa). Fedotov aveva annunciato che sarebbe apparso in Piazza del Trionfo il 31 di ottobre in occasione del raduno dei dimostranti, assieme all’attivista dei diritti umani Vladimir Lukin per assicurare il diritto di parola.

Quando un funzionario di alto livello si insedia si pensa subito ai suoi primi 100 giorni, proprio per poter dare un primo giudizio sul suo operato. Come Consigliere per i diritti umani cosa spera di ottenere nel suo mandato?

Se riuscirò a evitare che la gente sia picchiata o malmenata durante le manifestazioni di protesta ogni ultimo giorno del mese in Piazza del Trionfo, sarebbe un successo: i leader dell’opposizione e dei movimenti per i diritti umani hanno inoltrato 12 richieste di protesta in piazza ogni mese, e ogni volta sono state rifiutate dalle autorità. Spero di risolvere questa situazione. Noi russi diciamo sempre che i nostri due problemi sono i pazzi e le strade. Credo che questa combinazione (pazzi e strade) sia la risposta alle due classiche domande della storia russa: “Di chi è la colpa?” e “Cosa bisogna fare?” Di chi è la colpa? Dei pazzi. Cosa bisogna fare? Strade. Credo che la nostra priorità nei primi 100 giorni ma anche dopo debba essere quella di trasformare strade senza uscita in strade aperte. La situazione di Piazza del Trionfo è una via senza sbocchi, che ora deve diventare una strada aperta in cui la comprensione tra pubblico e autorità sia possibile.

Qual è la sua agenda immediata, cosa si aspetta per il futuro?

Dovremo affrontare tre punti col Presidente. Il primo sono le politiche verso i bambini, la maternità e l’infanzia, il secondo sono le riforme della giustizia e della polizia. Come sapete il Presidente Medvedev ha preparato una bozza di legge sulla polizia.

Riguarda la riforma del ministero degli Interni?

Esatto. E la terza questione è la cosiddetta “destalinizzazione delle coscienze.” Ciò copre una vasta gamma di problemi, tra cui l’eliminazione dei rimanenti atteggiamenti tipici di uno stato totalitario.

Come si valuterà il successo della de-stalinizzazione?

In realtà non abbiamo piani, almeno non immediati, di cambiare nomi alle strade o di rimuovere monumenti o altri simboli del passato totalitario. Al contrario vorremmo cominciare con creazioni, non distruzioni. Vorremmo ricordare le vittime del regime di Stalin ed erigere monumenti per loro; dare i loro nomi alle strade, costruire musei devoti alla loro memoria. Crediamo che questo sia utile a educare una nuova società, specie i giovani che devono sapere le verità riguardanti il loro passato. I sondaggi poi ci riveleranno se abbiamo avuto successo e ciò ci aiuterà a decidere come andare avanti.

La stampa occidentale sostiene che la Russia sia uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti. I nomi di Khlebnikov o della Politkovskaya vengono immediatamente alla mente. Le indagini sulle morti dei giornalisti sono molto lente in Russia. Cosa si deve fare per garantire maggiore sicurezza agli operatori dell’informazione nel nostro Paese? Cosa si sa delle indagini sulle uccisioni di Politkovskaya ed Estemirova?

Prima di questa nomina sono stato direttore del Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme dell’Unione Russa dei Giornalisti. Mi sono occupato di ogni sorta di casi riguardanti attentati o persecuzioni ai danni di giornalisti o di violazione dei loro diritti. Purtroppo le indagini sui giornalisti sono condotte in maniera molto approssimativa, anche se non credo che le autorità lo facciano di proposito. Si tratta di crimini molto complicati ed è difficile investigare. Credo che davvero si ricerchi la verità ma oggi, bisogna ammetterlo, non siamo ancora in grado di garantirla. E le cose sono rese più difficili dalle nostre forze dell’ordine, che sembrano essersi dimenticate di come fare il proprio lavoro e dello scarso desiderio di applicazione quando si tratta di mettersi all’opera.

In altre parole non è un problema che riguarda soltanto i giornalisti ma anche gli enti preposti al rispetto della legge in generale?

Esattamente. So di casi in cui ufficiali di polizia chiedono soldi in cambio di catture di criminali. Pagateci e li troveremo. Questo basterebbe a mostrare in quale stato di disgrazia sia caduto il nostro sistema. La corruzione, purtroppo, non riguarda solo il sistema giudiziario. La corruzione corrode lo Stato dall’interno ed è il peggior male esistente in Russia oggi.

Per quanto riguarda la corruzione nel sistema giudiziario abbiamo letto molto riguardo il caso Sergei Magnitsky, trattato diffusamente all’estero. Abbiamo scoperto che Oleg Silchenko, che aveva seguito il caso Magnitsky prima della sua morte, ha ricevuto una promozione. Cosa ne pensa? Che senso ha questa promozione?

Non conosco la storia nel dettaglio. Posso dire però che il caso Sergei Magnitsky è stato seguito da uno speciale gruppo di lavoro nel nostro Consiglio. Il gruppo è diretto da Lyudmila Alexeyeva, una attivista ben nota nel campo dei diritti umani e capo del Mosca Helsinki Group. Ho piena fiducia nel suo lavoro e so che sarà imparziale. Per ciò che riguarda la promozione, posso solo desumere che si tratti di una promozione formale dovuta all’anzianità maturata in un certo ruolo. Diciamo una promozione automatica e forse anche giustificata, dato che non c’erano accuse contro di lui, per quanto ne sappia. Quando ci saranno accuse ben circostanziate, allora, se saranno provate, qualsiasi promozione sarà da revocare. Spero in una rapida soluzione del caso.

Sempre parlando di sistema giudiziario, cosa ha intenzione di fare, in qualità di presidente del Consiglio per la Promozione delle Istituzioni della Società Civile, riguardo gli enti preposti al rispetto della legge?

Nel prossimo incontro col Presidente prevediamo di affrontare un gran numero di argomenti riguardo la polizia e le riforme giudiziarie. In queste discussioni proporremmo alcune idee su come rendere il sistema più efficace, più trasparente e più concreto per il pubblico. Ad esempio proporrò che la legge del Presidente sulla polizia debba includere la creazione di una commissione indipendente che affronti i reclami contro la polizia stessa. C’è una commissione speciale in Inghilterra che svolge questo compito e che ha svariate migliaia di inquirenti al lavoro. L’idea è quella di portare il cosiddetto sistema di sicurezza interna fuori dal ministero degli Interni, rendendolo un organismo indipendente dal governo ma finanziato dallo Stato.

C’è stato un gran parlare di recente sul Servizio di Sicurezza Federale (succeduto al Kgb). Si dice che abbia troppo potere e che il ministero dell’Interno abbia grossa discrezionalità in ogni questione riguardante la lotta all’estremismo. Come intende la parola “estremismo”?. Anche le proteste pubbliche o la delusione della gente possono essere considerate estremismo?

Per me l’estremismo è tutto ciò che ha a che fare con la violenza o con la minaccia di ricorrervi e che metta la vita delle persone in pericolo. Oliver Wendell Holms, un giudice della Corte Suprema statunitense, una volta ha ricordato che non si deve urlare “A fuoco! A fuoco!” in un teatro sovraffollato perché potrebbe causare panico e caos e la gente potrebbe morire nella calca. Ecco, per me urlare “A fuoco!” in un teatro affollato per creare panico è estremismo. Distruggere automobili, vetrine, picchiare passanti è estremismo perché è violenza, al di là dei possibili slogan positivi che vi sono dietro. Purtroppo la nostra legge sulle “attività contro l’estremismo” non supporta questo concetto perché offre una definizione molto ampia di estremismo, dal diffamare pubblici ufficiali al terrorismo. Non capisco come eventi come l’11 settembre e la diffamazione di un ufficiale possano essere messi insieme, non riesco ad afferrarlo. Per me l’estremismo implica violenza che minacci la vita e la salute delle persone. Per questo cercheremo di cambiare questa legge. Lavoro sul tema da ormai otto anni ma non abbiamo ottenuto molti risultati. Ma prima non ero consigliere presidenziale. Ora sì.

In una recente intervista con la stazione radio Echo of Moscow si è descritto come un uomo di “vedute apertamente democratiche.” Cosa intende per vedute democratiche?

Credo che i complimenti dovrebbero essere rivolti non a me ma a ogni persona che vuole vedere la Russia come un Paese democratico guidato da libertà e legge. Ritengo che il Presidente abbia riaffermato il suo impegno a garantire la superiorità della libertà sull’oppressione. Ma è stato costantemente criticato per aver messo poco in pratica ciò che diceva. Bene, ecco un primo passo: ha nominato me e io farò il resto.

Bene, ma a differenza del suo predecessore, Lei è stato promosso a consigliere del Presidente [invece che a presidente del consiglio].

Sì è vero sono stato io a suggerire questa mossa e il Presidente l’ha appoggiata. Credo sia molto importante che il presidente del Consiglio per la Promozione delle Istituzioni della Società Civile non sia una figura pubblica ma un funzionario di alto livello. Perché? Ma perché quando una figura pubblica si rivolge a un ministro, un magistrato o un funzionario di Stato è come se queste figure appartenessero a un organismo estraneo, mentre se sono affrontati da un funzionario di alto rango, uno di loro, che fa parte della stessa gerarchia di funzione pubblica, è più facile trovare un terreno comune. Il mio status di consigliere del Presidente punta ad aumentare l’efficacia del mio lavoro con i funzionari di Stato in modo particolare. Per quanto riguarda le Ong, l’efficacia del mio lavoro dipenderà da come soddisferò le loro aspettative e i loro interessi. Spero che capiscano che non faccio parte di alcuna ong: io sono il Segretario dell’Unione dei Giornalisti e spero di continuare ad esserlo.

L’iniziativa è stata dunque sua e non del Presidente?

Assolutamente sì. E il Presidente mi ha appoggiato. Inoltre vorrei sottolineare che un consigliere presidenziale ha molte più possibilità di contatti diretti con il capo dello Stato rispetto a un presidente di un consiglio. Come mi ha detto il Presidente Medvedev, se il suo consigliere lo chiama, lui lo richiama non più tardi dello stesso giorno. Ciò significa che io lo potrò contattare ogni volta che ne avrò bisogno.

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