Un triste anniversario per i figli della Politkovskaya

Una commemorazione all’anniversario della mortedi Anna Politkovskaya. Foto di Reuters/Vostock-Photo

Una commemorazione all’anniversario della mortedi Anna Politkovskaya. Foto di Reuters/Vostock-Photo

A quattro anni dall’assassinio, “Russia Oggi” ha incontrato i due figli della cronista della “Novaya Gazeta” assassinata.

Vera era in attesa di una figlia quando sua madre, Anna Politkovskaya, fu assassinata il 7 ottobre 2006. «Per prepararmi al nuovo arrivo, stavo ridecorando l’appartamento e mi ero trasferita da mia madre una settimana prima», ricorda Vera. Anna preoccupata per la dieta della figlia in gravidanza rientrava a casa sempre carica di buste della spesa. Tranne quel pomeriggio quando venne uccisa nell’ingresso del condominio. Cinque mesi dopo Vera diede alla luce una bambina e le diede il nome della nonna.

Anna Politkovskaya scriveva per la Novaya Gazeta e riceveva continuamente minacce di morte, ma per amore dei suoi cari aveva deciso di abbandonare la carriera di cronista di guerra e d’interrompere le sue inchieste sulla campagna cecena o sulla strage del 2002 nel teatro di Mosca.

Dopo la sua morte, amici e colleghi predissero che le indagini avrebbero fatto la “solita fine”: nessun’indagine, nessun processo, nessuna conclusione. Una previsione che a oggi risulta piuttosto accurata: il processo c’è stato, ma i tre imputati sono stati prosciolti. «Gli esecutori materiali non sono stati individuati», dice il figlio maggiore Ilya. Come Vera ha una grossa responsabilità. La madre è diventata il simbolo dei rischi che corrono i giornalisti in Russia. Almeno 35 sono stati assassinati tra il 2000 e il 2009, un dato che fa del Paese il quinto più pericoloso al mondo per la stampa. Anna aveva denunciato tra l’altro le violazioni dei diritti civili commesse dal presidente Ramzan Kadyrov in Cecenia. «Allo stato dei fatti non abbiamo prove che sia stato lui a commissionare l’omicidio», afferma Ilya. «Gli inquirenti cercano gli esecutori materiali, non i mandanti. Forse dovranno passare mesi, o addirittura anni, prima che si sappia la verità». «Già», gli fa eco la sorella.

Vera, trent’anni, continua ad abitare nell’appartamento che ha brevemente condiviso con la madre. Fa la giornalista come i genitori. Ilya invece ha 34 anni e ha fondato una società con una grande agenzia di pubbliche relazioni. «La politica? Non fa per me, e nemmeno il giornalismo», spiega. «Non voglio vivere tutta la mia esistenza all’ombra dei miei genitori». Anche Vera si tiene lontana dalla politica, ma per motivi diversi: «c’è troppa sporcizia», dice.
Tuttavia, malgrado le loro diverse carriere, Vera e Ilya sono uniti da un desiderio comune: promuovere la democrazia in Russia. «Per ora - ammette Vera - sono pessimista. Dal 2006 a oggi la libertà di parola non ha compiuto alcun progresso».

Anche Anna Politkovskaya era pessimista: amava dire che per amore dei suoi nipoti non poteva permettersi il contrario. A quattro anni dal suo assassinio, Vera e Ilya però non si rassegna¬no. «Nostra madre sapeva che avrebbero potuto ucciderla. Mi aveva mostrato i suoi documenti più importanti. “Non si sa mai”, aveva detto. Ma non avrei mai immaginato che tutto potesse finire così».

Ilya e Vera (nella foto) continuano a cercare i mandanti dell’omicidio della madre avvenuto nel 2006. Foto di Kommersant

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