Professionisti nell’ombra, l’arte segreta del tradurre

L’evento che si è tenuto all’inizio del mese è stato un’occasione per riunire quelli che Pushkin chiamava “cavalli da tiro della cultura”.

Un evento unico, il primo Congresso internazionale di traduttori letterari, si è svolto a Mosca all’inizio di settembre: oltre 150 “cavalli da tiro della cultura”, come soleva chiamarli Pushkin, professionisti della traduzione dal russo e in lingua russa provenienti da oltre 25 Paesi - tra cui Italia, Stati Uniti, Brasile e Giappone - hanno avuto modo di incontrarsi e di scambiarsi esperienze.

Organizzato dalla Biblioteca statale della letteratura straniera, l’evento è stato un’occasione per ricordare ai lettori che ogni testo straniero ha sì un autore, ma anche un traduttore. Raramente ci si sofferma infatti a pensare a quanto tempo un traduttore impiega per tradurre una frase o una parola, cercando di conservare le sfumature di significato del testo originale; allo sforzo di penetrare nell’anima e nella mente dell’autore.

Non è la prospettiva di lauti guadagni a far lavorare un traduttore letterario professionista, spesso costretto a secondi lavori, ma il solo desiderio di trasmettere fedelmente ai lettori un testo che senza di lui rimarrebbe inaccessibile ai più.


Annelisa Alleva:“Un istinto, un desiderio”

L’abilità nel tradurre da una lingua all’altra è un grande mistero. Direi che è quasi un istinto: quando si legge qualcosa che si ama a prima vista in un’altra lingua, si prova a tradurlo nella propria. La traduzione è frutto di un desiderio. Ho sempre scritto e, conoscendo il russo, è stato spontaneo per me tradurre. È difficile. Il carattere cirillico diventa il nostro, adattiamo la grammatica russa alla nostra, gli idiomi, i gesti, la mentalità dei due popoli. È un grande viaggio di cui il traduttore è il tour operator e deve controllare che ognuno sia seduto al suo posto, che nessuno si perda, affoghi… Un lavoro massacrante e poco riconosciuto che nel mio caso è stato un grande allenamento alla scrittura. Scrivo poesie e ho tradotto tanta poesia russa: da Pushkin a Marina Tsvetaeva, Brodskij e contemporanei.



Nadia Cicognini: “Un incontro impossibile”

Tradurre è avventurarsi in un altro universo linguistico. È annullarsi davanti all’autore per entrare in consonanza col testo fino a sentirsene quasi posseduti. È, nel caso della poesia, la ricerca di un impossibile incontro, anche se, come scriveva Briusov, “è impossibile rinunciare a tale sogno”. Un sogno che può spingerti ad affrontare insidiose imprese come, nel mio caso, la traduzione di una raccolta di liriche di Pasternak. Quello del traduttore è innanzi tutto umile e faticoso lavoro artigianale, quasi sempre mal retribuito, da assolvere giorno per giorno, perseverando, senza essere pigri. Bisogna controllare tutto, consultare dizionari, repertori e anche Internet per evitare incomprensioni e sviste sempre in agguato. Ma talvolta, dopo tanto rimuginare, arriva quella parola che illumina il testo e che ricompensa di tutta la fatica.

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