I tradimenti delle democrazie

Giugno 1945: soldati russi depongono bandiere nazistesulla Piazza Rossa come segno della vittoria su Hitler.Foto di ITAR-TASS

Giugno 1945: soldati russi depongono bandiere nazistesulla Piazza Rossa come segno della vittoria su Hitler.Foto di ITAR-TASS

Comunque si giudichi il patto Molotov-Ribbentrop, si trattò di una scelta che rientrava nella logica di comportamento dei Paesi europei nei confronti della Germania nazista. I politici di tutta Europa, dalla Gran Bretagna alla Polonia, dalla Norvegia alla Grecia, assomigliavano a una banda di truffatori dove ognuno cercava di nascosto dall’altro di mettersi d’accordo con Hitler alle spese dei propri vicini.

Per prima cosa, i socialisti e i liberali francesi, insieme ai conservatori e ai laburisti britannici e a tutti i loro colleghi e uropei tradirono la Repubblica spagnola, a capo della quale stavano i loro compagni socialisti e liberali, lasciandola in pasto ai fascisti tedeschi e italiani. L’Unione sovietica fu l’unica a prestare aiuto alla Spagna e fu proprio l’aiuto russo a consentire alla Spagna di resistere tre anni. In seguito, sempre Inghilterra e Francia, insieme a Polonia e Ungheria, tradirono anche la Cecoslovacchia. In mezzo a questi due tradimenti, chiusero gli occhi pure sull’Anschluss dell’Austria. Cosa potevano aspettarsi dunque i dirigenti dell’Unione Sovietica da simili “giocatori” se non l’ ennesimo tradimento?

Già nel 1938 Jawaharlal Nehru scriveva: «Il f attore chiave della situazione nascente (in Europa a quei tempi, ndr) fu il ruolo degli stati cosiddetti democratici, soprattutto dell’Inghilterra. Il governo britannico incoraggiava il fascismo e il nazismo ovunque e in ogni modo. Per quanto sorprendente, agì così anche quando ciò minacciava la sicurezza dell’Impero britannico, ta nto questo governo temeva il rafforzamento della vera democrazia e tanta era grande la sua simpatia di classe per i leader fascisti. Se il fascismo è riuscito a diffondersi e a diventare la forza dominante il mondo, lo deve in gran parte al governo britannico » . Se questa situazione era evidente a Nehru nella lontana India, cosa dovevano pensare i leader sovietici? Pensavano che, proprio in virtù di queste simpatie di classe, le democrazie occidentali si sarebbero potute unire alla Germania contro l’Unione Sovietica in qualsiasi momento.

Probabilmente si trattava di paure esagerate, ma non certo campate in aria. Del resto, quando la Francia e l’Inghilterra dichiararono guerra alla Germania dopo l’invasione tedesca della Polonia lo fecero per scherzo. Non a caso questa guerra venne definita “drôle de guerre”, “guerra buffa”. Era proprio questo quel che temeva Stalin stipulando il patto con Hitler: sul fronte occidentale la guerra si sarebbe fatta “per scherzo”, mentre su quello orientale ci sarebbe stata per davvero. Inoltre, quando dopo un anno di “guerra buffa” scoppiò la guerra verra, si venne a sapere che non c’era nessuno in Occidente ad avere previsto che si sarebbe combattuto per davvero. A quanto pare, lo stesso Stalin non poteva concepire questa situazione. Contava su una guerra lunga in Occidente e non voleva assolutamente ritrovarsi faccia a faccia da solo con Hitler. Non a caso, nonostante il patto stipulato, quando la Yugoslavia fu invasa dalla Germania, l’Unione Sovietica cercò di prestarle soccorso. Voleva fermare Hitler almeno su qualche fronte. Ma non fece in tempo.

Oggi molti storici e politici dei nuovi Paesi sorti sulle macerie dell’Unione Sovietica giustificano il fatto che gruppi armati locali, come gli insurrezionisti ucraini o i e_SDLq fratelli della foresta ” estoni, abbiano combattuto su due fronti - contro i nazisti e contro i comunisti - sostenendo che in quanto rappresentanti di popoli minori non potessero che opporsi alla tirannia e che le due parti di quel e_SDLq conflitto di tiranni e_SDRq fossero equivalenti. Non è che u n’astuzia perché, nella maggioranza dei casi, questo tipo di gruppi si schierarono dalla parte dei nazisti e, solo giunti sull’orlo della capitolazione, cercarono di costitui re una parvenza di resistenza. Abbiamo sotto gli occhi l’esempio di un vero movimento di liberazione nazionale che, trovandosi in una situazione in qualche modo analoga, fece invece una scelta d ignitosa: il Congresso nazionale indiano che, malgrado le deportazioni di massa e le esecuzioni sanguinarie perpetrate dalla Gran Bretagna, d ichiarò sempre in maniera inequivocabile di considerare i nazisti la personificazione dell’imperialismo e del razzismo.



IN BREVE

Ex SS in marcia a Riga: “vergognoso”

Il 16 marzo a Riga, in Lettonia, si è svolta l’ennesima marcia dei veterani della legione lituana “Waffen SS”, come accade ormai dal 1994. Al corteo dei legionari si sono aggiunte organizzazioni nazionaliste e celebri politici lituani affini al movimento per posizione e spirito. Ogni anno cortei di questo tipo hanno un’eco enorme in Lettonia e in altri Paesi. Il Ministero degli Esteri russo ha rilasciato una dichiarazione ufficiale definendo il corteo «un vergognoso raduno». Il presidente del comitato per gli Affari internazionali del Senato russo, Mikhail Margelov, ha inoltre affermato che «la marcia delle SS a Riga è uno schiaffo all’intera umanità». Ha poi ricordato che durante il processo di Norimberga tutte le sottodivisioni delle Waffen-SS, senza eccezione, furono condannate in quanto organizzazioni criminali.


Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta